Family Lab, quando il welfare diventa comunità: Trani e Bisceglie fanno rete per le famiglie
A Palazzo San Giorgio il bilancio di un progetto che ha già superato i 2.700 accessi spontanei. Esperti, magistrati e istituzioni: «La prevenzione e l'ascolto sono la vera risposta alle nuove fragilità sociali»
sabato 6 giugno 2026
18.51
C'è una parola che più di ogni altra ha attraversato il convegno dedicato al Centro Servizi per le Famiglie – Hub di Innovazione Sociale, ospitato a Palazzo San Giorgio: rete. Una rete fatta di istituzioni, professionisti, scuola, sanità, magistratura, terzo settore e famiglie, chiamati a lavorare insieme per affrontare le nuove fragilità che attraversano la società contemporanea. L'iniziativa, promossa nell'ambito del progetto Family Lab dell'Ambito Territoriale Sociale Trani-Bisceglie, è stata l'occasione per fare il punto su un'esperienza che, in poco più di due anni, è riuscita a trasformare due spazi fisici in veri luoghi di ascolto, accoglienza e orientamento per centinaia di famiglie.
Quando il welfare incontra le persone: la sfida delle nuove fragilità passa dalla comunità
In una società che cambia rapidamente, cambiano anche le famiglie, i bisogni, le relazioni e le fragilità. La solitudine educativa, il disagio giovanile, le difficoltà psicologiche emerse dopo la pandemia, i conflitti familiari, le nuove povertà relazionali e la crescente complessità sociale impongono alle istituzioni di superare modelli tradizionali di intervento per costruire risposte più vicine alle persone e a Palazzo San Giorgio a Trani questi sono stati i temi trattati dai rappresentanti delle istituzioni, magistrati, accademici, operatori sociali e professionisti del welfare attorno a una convinzione condivisa: nessun ente, da solo, è oggi in grado di affrontare le sfide che interessano famiglie e minori.
Le testimonianze
Dalle testimonianze raccolte nel corso dell'incontro è emersa con forza la necessità di un approccio integrato, capace di mettere in rete servizi sociali, scuola, sanità, magistratura, terzo settore e associazionismo. Una collaborazione che non rappresenta più una semplice opportunità, ma una condizione indispensabile per intercettare precocemente il disagio e trasformare la prevenzione in uno strumento concreto di tutela sociale immaginando un welfare sempre più orientato all'ascolto e alla prossimità.
A raccontare il significato di questo percorso è stato il dirigente dell'Ufficio di Piano dell' Ambito Territoriale Sociale, Alessandro Nicola Attolico, che ha tracciato il percorso compiuto finora. «L'incontro di oggi rappresenta una riflessione sull'evoluzione dei centri servizi per le famiglie in un contesto in cui i bisogni sono sempre più complessi e differenziati», ha spiegato. «Quando abbiamo inaugurato gli spazi di Trani e Bisceglie, nell'ottobre del 2024, volevamo creare luoghi capaci di ascoltare, accogliere e accompagnare le persone. Oggi possiamo dire che quei centri sono diventati autentici hub territoriali».
I numeri confermano questa crescita. Migliaia di cittadini hanno varcato spontaneamente la soglia dei Family Lab, trasformandoli in punti di riferimento per chi cerca risposte, sostegno o semplicemente qualcuno disposto ad ascoltare. «Abbiamo registrato migliaia di accessi liberi da parte di famiglie e giovani», ha sottolineato Attolico. «Le persone hanno trovato qui uno spazio dove condividere i propri bisogni e ricevere orientamento verso possibili soluzioni». Tra le richieste più frequenti emergono il disagio giovanile, il sostegno psicologico e l'accompagnamento delle donne vittime di violenza. Tematiche che raccontano una società ancora segnata dagli effetti della pandemia e dalle trasformazioni sociali degli ultimi anni.
Ma per Attolico il vero valore aggiunto del progetto non risiede soltanto nei servizi offerti. «Innovazione sociale significa soprattutto costruire connessioni. Significa mettere insieme servizi sociali, Asl, neuropsichiatria infantile, assistenza educativa, scuola e terzo settore. Il Family Lab non è soltanto un luogo fisico: è uno spazio dove bisogni e soluzioni si incontrano e si contaminano positivamente». Un risultato reso possibile anche dalla collaborazione tra i Comuni di Trani e Bisceglie. «Abbiamo avuto la fortuna di poter lavorare in un clima di grande sinergia istituzionale, politica e gestionale. Questo ci ha consentito di sviluppare una visione comune dei bisogni delle due comunità». Lo sguardo è già rivolto al futuro: «Siamo nella nuova programmazione 2026-2028 e stiamo predisponendo ulteriori interventi per rafforzare il progetto. Dopo due anni di esperienza abbiamo compreso cosa funziona e come possiamo migliorare ancora», parole che assumono un significato particolare quando il dirigente lascia emergere anche il lato umano del proprio lavoro. «Mi sento onorato di operare in questa comunità. Essere quotidianamente a contatto con i bisogni delle persone ci restituisce una responsabilità enorme, ma anche la soddisfazione di sentirci utili».
A raccogliere il testimone è stato Attilio Piccarreta, Responsabile Unico del Progetto del Centro Servizi per le Famiglie, che ha evidenziato come il progetto abbia raggiunto risultati superiori alle aspettative iniziali: «Ci eravamo posti obiettivi molto ambiziosi e pensavamo di raggiungerli solo tra qualche anno. Invece abbiamo anticipato i tempi». L'intuizione vincente è stata quella di creare servizi realmente accessibili. «Volevamo favorire accessi spontanei, senza barriere, per comprendere meglio i nuovi bisogni della popolazione e soprattutto quelli dei giovani tra i 16 e i 22 anni». La risposta è arrivata dai numeri. «Abbiamo registrato oltre 2.700 accessi spontanei e numerose richieste dirette di servizi specialistici. È il segnale che i cittadini hanno riconosciuto questi luoghi come propri».
Tra le esigenze più diffuse emerge il bisogno di supporto psicologico, ma anche qualcosa di più profondo. «Molti ragazzi e molte famiglie chiedono ascolto. C'è un forte desiderio di ritrovare relazioni autentiche, di tornare a vivere una dimensione comunitaria che spesso la vita digitale ha indebolito». Il percorso di crescita del progetto, tuttavia, non si ferma qui. «Grazie al lavoro svolto attraverso il Family Lab, i Comuni di Trani e Bisceglie - ha detto Piccarreta - hanno ottenuto un importante finanziamento attraverso il progetto Destinazione, che mette a disposizione oltre 3 milioni e 400 mila euro per ampliare ulteriormente servizi e interventi sul territorio».
La filosofia resta immutata.
«Prevenire significa evitare che il disagio si trasformi in emergenza. Significa intervenire prima che si arrivi a situazioni di allontanamento dei minori, di violenza o di altre problematiche più gravi». Un concetto ripreso anche dal Garante regionale dei Diritti del Minore, Ludovico Abbaticchio, che ha lanciato un appello alle istituzioni. «Non possiamo più permetterci di lavorare in compartimenti stagni. Le politiche per la famiglia e per i minori richiedono un'integrazione reale tra enti locali, sanità, scuola, volontariato e forze dell'ordine». Per Abbaticchio, ascoltare i ragazzi significa riconoscerne il ruolo attivo nella società. «I minori devono essere ascoltati davvero. Hanno idee, responsabilità, compiono scelte importanti. Accompagnarli significa rispettare la loro crescita e aiutarli a costruire il proprio futuro».
Un punto di vista condiviso anche dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Trani, Giovanni Lucio Vaira, che ha ricordato come dietro molti fenomeni criminali si nascondano fragilità sociali e familiari. «La risposta penale è necessaria, ma da sola non basta. Dietro molti reati ci sono disagio, povertà educativa, isolamento e difficoltà relazionali. Se non si interviene sulle cause, la sola repressione non è sufficiente». Per il magistrato, iniziative come Family Lab rappresentano strumenti fondamentali di prevenzione: «La giustizia arriva quando il problema si è già manifestato. Questi servizi hanno invece la capacità di intercettare il disagio prima che diventi emergenza».
Dall'università è arrivata una riflessione sulle trasformazioni che stanno attraversando la famiglia contemporanea. La professoressa Caterina Balenzano, docente di Sociologia generale all'Università di Bari, ha evidenziato come le famiglie vivano oggi una fase di profonda complessità. «I bisogni delle persone non possono essere letti isolatamente. Ogni fragilità va compresa all'interno del contesto familiare, sociale e territoriale in cui nasce». Una visione condivisa da Francesco Belletti, presidente del Centro Internazionale Studi Famiglia. «Le famiglie italiane stanno vivendo una stagione di forte incertezza, soprattutto le giovani generazioni. Per sostenerle servono risorse economiche, servizi adeguati, ma anche relazioni e prossimità. Le famiglie non devono sentirsi sole».
Sul delicato tema delle crisi familiari è intervenuta la mediatrice familiare Lia Lacatena, vicepresidente nazionale A.I.Me.F. «La mediazione familiare serve a ridurre il conflitto e a proteggere i figli durante le separazioni. Bisogna intervenire il prima possibile, prima che il disagio degeneri». Secondo Lacatena, diffondere la cultura della mediazione significa investire nella prevenzione sociale: «Quando una comunità sostiene percorsi di mediazione si assume una responsabilità collettiva verso il benessere dei minori e delle famiglie». A dare concretezza a tutti questi concetti è arrivata la testimonianza di Antonella Stringaro, una delle tante cittadine che hanno usufruito dei servizi Family Lab: «Ho scoperto questi percorsi attraverso la scuola per genitori e ho trovato un'opportunità straordinaria di crescita personale», ha raccontato. «Ho imparato a riconoscere i miei limiti, ad acquisire nuove competenze educative e a confrontarmi con altri genitori». Una testimonianza semplice ma significativa, che racchiude forse il senso più profondo dell'intero progetto: «Genitori non si nasce, si diventa», ha concluso. Ed è sicuramente proprio questa la missione dei Family Lab: accompagnare persone e famiglie lungo percorsi di crescita, prevenzione e consapevolezza, trasformando il welfare da semplice risposta ai problemi in uno strumento capace di generare comunità.
Un modello che guarda al futuro
Se il convegno ha rappresentato un momento di riflessione e confronto, i dati e le esperienze raccontate dai relatori dimostrano che il percorso intrapreso dall'Ambito Territoriale Sociale Trani-Bisceglie è già una realtà concreta. Il progetto Family Lab ha saputo trasformare due strutture territoriali in autentici punti di riferimento per cittadini, famiglie e giovani, registrando migliaia di accessi spontanei e intercettando bisogni spesso invisibili ai tradizionali canali istituzionali. Non soltanto luoghi dove ricevere un servizio, ma spazi di ascolto, orientamento, relazione e crescita. Luoghi nei quali il cittadino non viene considerato un numero o una pratica amministrativa, ma una persona con una storia, un bisogno e una prospettiva da costruire.
Le testimonianze degli operatori, degli studiosi e soprattutto delle famiglie che hanno beneficiato dei servizi hanno mostrato come Family Lab sia riuscito a colmare quella distanza che spesso separa le istituzioni dai cittadini, costruendo fiducia, partecipazione e senso di appartenenza. I risultati raggiunti e la programmazione già avviata per il triennio 2026-2028 confermano che l'esperienza non rappresenta un progetto temporaneo, ma un modello di welfare territoriale destinato a consolidarsi e crescere ulteriormente.
In un tempo in cui le fragilità sociali tendono ad aumentare e i bisogni diventano sempre più complessi, il Family Lab dimostra che la risposta più efficace resta quella fondata sulla comunità, sulla prevenzione e sulla capacità di fare rete. Perché dietro ogni servizio attivato, ogni giovane ascoltato, ogni famiglia accompagnata, c'è un investimento sul futuro del territorio. Ed è proprio questa la sfida più importante raccolta da Trani e Bisceglie: costruire un welfare che non intervenga soltanto quando il problema è esploso, ma che sappia anticiparlo, comprenderlo e trasformarlo in un'opportunità di crescita collettiva. In questo senso, il Family Lab non è soltanto un progetto sociale: è una visione che mette al centro le persone e che dimostra come l'innovazione più autentica nasca sempre dall'incontro tra competenze, ascolto e umanità.
Quando il welfare incontra le persone: la sfida delle nuove fragilità passa dalla comunità
In una società che cambia rapidamente, cambiano anche le famiglie, i bisogni, le relazioni e le fragilità. La solitudine educativa, il disagio giovanile, le difficoltà psicologiche emerse dopo la pandemia, i conflitti familiari, le nuove povertà relazionali e la crescente complessità sociale impongono alle istituzioni di superare modelli tradizionali di intervento per costruire risposte più vicine alle persone e a Palazzo San Giorgio a Trani questi sono stati i temi trattati dai rappresentanti delle istituzioni, magistrati, accademici, operatori sociali e professionisti del welfare attorno a una convinzione condivisa: nessun ente, da solo, è oggi in grado di affrontare le sfide che interessano famiglie e minori.
Le testimonianze
Dalle testimonianze raccolte nel corso dell'incontro è emersa con forza la necessità di un approccio integrato, capace di mettere in rete servizi sociali, scuola, sanità, magistratura, terzo settore e associazionismo. Una collaborazione che non rappresenta più una semplice opportunità, ma una condizione indispensabile per intercettare precocemente il disagio e trasformare la prevenzione in uno strumento concreto di tutela sociale immaginando un welfare sempre più orientato all'ascolto e alla prossimità.
A raccontare il significato di questo percorso è stato il dirigente dell'Ufficio di Piano dell' Ambito Territoriale Sociale, Alessandro Nicola Attolico, che ha tracciato il percorso compiuto finora. «L'incontro di oggi rappresenta una riflessione sull'evoluzione dei centri servizi per le famiglie in un contesto in cui i bisogni sono sempre più complessi e differenziati», ha spiegato. «Quando abbiamo inaugurato gli spazi di Trani e Bisceglie, nell'ottobre del 2024, volevamo creare luoghi capaci di ascoltare, accogliere e accompagnare le persone. Oggi possiamo dire che quei centri sono diventati autentici hub territoriali».
I numeri confermano questa crescita. Migliaia di cittadini hanno varcato spontaneamente la soglia dei Family Lab, trasformandoli in punti di riferimento per chi cerca risposte, sostegno o semplicemente qualcuno disposto ad ascoltare. «Abbiamo registrato migliaia di accessi liberi da parte di famiglie e giovani», ha sottolineato Attolico. «Le persone hanno trovato qui uno spazio dove condividere i propri bisogni e ricevere orientamento verso possibili soluzioni». Tra le richieste più frequenti emergono il disagio giovanile, il sostegno psicologico e l'accompagnamento delle donne vittime di violenza. Tematiche che raccontano una società ancora segnata dagli effetti della pandemia e dalle trasformazioni sociali degli ultimi anni.
Ma per Attolico il vero valore aggiunto del progetto non risiede soltanto nei servizi offerti. «Innovazione sociale significa soprattutto costruire connessioni. Significa mettere insieme servizi sociali, Asl, neuropsichiatria infantile, assistenza educativa, scuola e terzo settore. Il Family Lab non è soltanto un luogo fisico: è uno spazio dove bisogni e soluzioni si incontrano e si contaminano positivamente». Un risultato reso possibile anche dalla collaborazione tra i Comuni di Trani e Bisceglie. «Abbiamo avuto la fortuna di poter lavorare in un clima di grande sinergia istituzionale, politica e gestionale. Questo ci ha consentito di sviluppare una visione comune dei bisogni delle due comunità». Lo sguardo è già rivolto al futuro: «Siamo nella nuova programmazione 2026-2028 e stiamo predisponendo ulteriori interventi per rafforzare il progetto. Dopo due anni di esperienza abbiamo compreso cosa funziona e come possiamo migliorare ancora», parole che assumono un significato particolare quando il dirigente lascia emergere anche il lato umano del proprio lavoro. «Mi sento onorato di operare in questa comunità. Essere quotidianamente a contatto con i bisogni delle persone ci restituisce una responsabilità enorme, ma anche la soddisfazione di sentirci utili».
A raccogliere il testimone è stato Attilio Piccarreta, Responsabile Unico del Progetto del Centro Servizi per le Famiglie, che ha evidenziato come il progetto abbia raggiunto risultati superiori alle aspettative iniziali: «Ci eravamo posti obiettivi molto ambiziosi e pensavamo di raggiungerli solo tra qualche anno. Invece abbiamo anticipato i tempi». L'intuizione vincente è stata quella di creare servizi realmente accessibili. «Volevamo favorire accessi spontanei, senza barriere, per comprendere meglio i nuovi bisogni della popolazione e soprattutto quelli dei giovani tra i 16 e i 22 anni». La risposta è arrivata dai numeri. «Abbiamo registrato oltre 2.700 accessi spontanei e numerose richieste dirette di servizi specialistici. È il segnale che i cittadini hanno riconosciuto questi luoghi come propri».
Tra le esigenze più diffuse emerge il bisogno di supporto psicologico, ma anche qualcosa di più profondo. «Molti ragazzi e molte famiglie chiedono ascolto. C'è un forte desiderio di ritrovare relazioni autentiche, di tornare a vivere una dimensione comunitaria che spesso la vita digitale ha indebolito». Il percorso di crescita del progetto, tuttavia, non si ferma qui. «Grazie al lavoro svolto attraverso il Family Lab, i Comuni di Trani e Bisceglie - ha detto Piccarreta - hanno ottenuto un importante finanziamento attraverso il progetto Destinazione, che mette a disposizione oltre 3 milioni e 400 mila euro per ampliare ulteriormente servizi e interventi sul territorio».
La filosofia resta immutata.
«Prevenire significa evitare che il disagio si trasformi in emergenza. Significa intervenire prima che si arrivi a situazioni di allontanamento dei minori, di violenza o di altre problematiche più gravi». Un concetto ripreso anche dal Garante regionale dei Diritti del Minore, Ludovico Abbaticchio, che ha lanciato un appello alle istituzioni. «Non possiamo più permetterci di lavorare in compartimenti stagni. Le politiche per la famiglia e per i minori richiedono un'integrazione reale tra enti locali, sanità, scuola, volontariato e forze dell'ordine». Per Abbaticchio, ascoltare i ragazzi significa riconoscerne il ruolo attivo nella società. «I minori devono essere ascoltati davvero. Hanno idee, responsabilità, compiono scelte importanti. Accompagnarli significa rispettare la loro crescita e aiutarli a costruire il proprio futuro».
Un punto di vista condiviso anche dal Sostituto Procuratore della Repubblica di Trani, Giovanni Lucio Vaira, che ha ricordato come dietro molti fenomeni criminali si nascondano fragilità sociali e familiari. «La risposta penale è necessaria, ma da sola non basta. Dietro molti reati ci sono disagio, povertà educativa, isolamento e difficoltà relazionali. Se non si interviene sulle cause, la sola repressione non è sufficiente». Per il magistrato, iniziative come Family Lab rappresentano strumenti fondamentali di prevenzione: «La giustizia arriva quando il problema si è già manifestato. Questi servizi hanno invece la capacità di intercettare il disagio prima che diventi emergenza».
Dall'università è arrivata una riflessione sulle trasformazioni che stanno attraversando la famiglia contemporanea. La professoressa Caterina Balenzano, docente di Sociologia generale all'Università di Bari, ha evidenziato come le famiglie vivano oggi una fase di profonda complessità. «I bisogni delle persone non possono essere letti isolatamente. Ogni fragilità va compresa all'interno del contesto familiare, sociale e territoriale in cui nasce». Una visione condivisa da Francesco Belletti, presidente del Centro Internazionale Studi Famiglia. «Le famiglie italiane stanno vivendo una stagione di forte incertezza, soprattutto le giovani generazioni. Per sostenerle servono risorse economiche, servizi adeguati, ma anche relazioni e prossimità. Le famiglie non devono sentirsi sole».
Sul delicato tema delle crisi familiari è intervenuta la mediatrice familiare Lia Lacatena, vicepresidente nazionale A.I.Me.F. «La mediazione familiare serve a ridurre il conflitto e a proteggere i figli durante le separazioni. Bisogna intervenire il prima possibile, prima che il disagio degeneri». Secondo Lacatena, diffondere la cultura della mediazione significa investire nella prevenzione sociale: «Quando una comunità sostiene percorsi di mediazione si assume una responsabilità collettiva verso il benessere dei minori e delle famiglie». A dare concretezza a tutti questi concetti è arrivata la testimonianza di Antonella Stringaro, una delle tante cittadine che hanno usufruito dei servizi Family Lab: «Ho scoperto questi percorsi attraverso la scuola per genitori e ho trovato un'opportunità straordinaria di crescita personale», ha raccontato. «Ho imparato a riconoscere i miei limiti, ad acquisire nuove competenze educative e a confrontarmi con altri genitori». Una testimonianza semplice ma significativa, che racchiude forse il senso più profondo dell'intero progetto: «Genitori non si nasce, si diventa», ha concluso. Ed è sicuramente proprio questa la missione dei Family Lab: accompagnare persone e famiglie lungo percorsi di crescita, prevenzione e consapevolezza, trasformando il welfare da semplice risposta ai problemi in uno strumento capace di generare comunità.
Un modello che guarda al futuro
Se il convegno ha rappresentato un momento di riflessione e confronto, i dati e le esperienze raccontate dai relatori dimostrano che il percorso intrapreso dall'Ambito Territoriale Sociale Trani-Bisceglie è già una realtà concreta. Il progetto Family Lab ha saputo trasformare due strutture territoriali in autentici punti di riferimento per cittadini, famiglie e giovani, registrando migliaia di accessi spontanei e intercettando bisogni spesso invisibili ai tradizionali canali istituzionali. Non soltanto luoghi dove ricevere un servizio, ma spazi di ascolto, orientamento, relazione e crescita. Luoghi nei quali il cittadino non viene considerato un numero o una pratica amministrativa, ma una persona con una storia, un bisogno e una prospettiva da costruire.
Le testimonianze degli operatori, degli studiosi e soprattutto delle famiglie che hanno beneficiato dei servizi hanno mostrato come Family Lab sia riuscito a colmare quella distanza che spesso separa le istituzioni dai cittadini, costruendo fiducia, partecipazione e senso di appartenenza. I risultati raggiunti e la programmazione già avviata per il triennio 2026-2028 confermano che l'esperienza non rappresenta un progetto temporaneo, ma un modello di welfare territoriale destinato a consolidarsi e crescere ulteriormente.
In un tempo in cui le fragilità sociali tendono ad aumentare e i bisogni diventano sempre più complessi, il Family Lab dimostra che la risposta più efficace resta quella fondata sulla comunità, sulla prevenzione e sulla capacità di fare rete. Perché dietro ogni servizio attivato, ogni giovane ascoltato, ogni famiglia accompagnata, c'è un investimento sul futuro del territorio. Ed è proprio questa la sfida più importante raccolta da Trani e Bisceglie: costruire un welfare che non intervenga soltanto quando il problema è esploso, ma che sappia anticiparlo, comprenderlo e trasformarlo in un'opportunità di crescita collettiva. In questo senso, il Family Lab non è soltanto un progetto sociale: è una visione che mette al centro le persone e che dimostra come l'innovazione più autentica nasca sempre dall'incontro tra competenze, ascolto e umanità.