Il dramma Franzoni surriscalda il consiglio comunale di Trani

Coro unanime: «Serve l'unità sindacale». Mesaroli: «Sì, a due condizioni»

venerdì 30 aprile 2010
Il dramma degli ex lavoratori della Franzoni Filati di Trani approda in consiglio comunale. Con una cospicua delegazione seduta in aula, la politica non ha potuto esimersi dal confronto sull'argomento. L'intervento più concitato è stato, inevitabilmente, quello di Domenico Cognetti.

Il consigliere del Pd (ed ex dipendente Franzoni) ha chiesto con forza l'istituzione di un tavolo sindacale, iniziativa sponsorizzata da una sigla sindacale (Cgil) all'indomani del nulla di fatto nel vertice di Roma. «L'assenza del sottosegretario Saglia in quell'incontro – ha detto Cognetti – la dice lunga sulla pochezza di risposte che ha saputo offrire fin qui il governo nazionale sul problema Franzoni. I lavoratori sono esasperati e la frustrazione è semplicemente il frutto delle continue promesse delle Istituzioni che creano aspettative sul nulla. E ora di dire basta alle chiacchiere, di dire le cose come stanno e di trovare delle soluzioni concrete prima che scada la cassaintegrazione. Il governo locale deve fare la sua parte e puntare sulla formazione dei lavoratori, ma è fondamentale che le sigle sindacali si riuniscano intorno ad un tavolo e studino insieme una linea comune, senza fughe in avanti». L'intervento di Cognetti è stato più volte interrotto, soprattutto dai suoi ex colleghi di lavoro presenti in aula.

Sulla Franzoni è intervenuto anche Franco Caffarella (consigliere indipendente): «Facciamo nostra la proposta avanzata dai lavoratori di sostenere politicamente la loro battaglia e di verificare se vi siano le condizioni per un eventuale insediamento sul territorio di un'attività industriale nel settore delle energie rinnovabili ma non vi è dubbio che le divisioni sindacali non aiutano la causa».

Mario Troysi (Pdl) nel suo intervento suggerisce una strategia: «La crisi della Franzoni rispecchia quella di tutto il settore calzaturiero e di un'intera città. Un'ipotesi di ricollocamento degli ex lavoratori e di riconversione aziendale ha un senso soltanto se si studia un processo di formazione degli operai, se si abbandona la strada dei contratti nazionali collettivi di lavoro puntando invece sui contratti collettivi locali. Un percorso di questo tipo può portare ai risultati sperati ma alla base serve l'unità sindacale. Se si è uniti si è forti. Il palese scontro fra le organizzazioni sindacali va solo a discapito dei lavoratori».

Riccardo Gagliardi (Pdl) ha rispedito al mittente tutte le accuse mosse nei confronti dell'amministrazione. «Con il Pug abbiamo previsto le zone di espansione industriale, ma se gli imprenditori latitano o fanno le orecchie da mercante non è colpa nostra. L'amministrazione sta facendo la sua parte nella vicenda, non a caso l'unica Istituzione che ha mandato un rappresentante politico a Roma è stato proprio il Comune di Trani, presente al vertice con l'assessore Memola. Gli altri o erano assenti o hanno mandato degli impiegati. Noi siamo pronti a sederci ed a discutere con le organizzazioni sindacali ma vogliamo capire qual è la proposta su cui confrontarci e se è motivata da basi concrete».

In serata è giunta una dichiarazione del segretario provinciale della Uil, Luigi Mesaroli: «Da più parti ci chiedono di condividere percorsi di azione unitaria. Benissimo, li salutiamo con favore. Se qualcuno sostiene che ha voglia di lottare, lo dica e dica su cosa. Noi lottiamo contro la de-industrializzazione e contro le ipotesi, inverosimili, commerciali. Per cui chiediamo a tutti pubblicamente di condividere un percorso che veda due sole richieste: realizzazione esclusiva di iniziative industriali sul sito Franzoni Filati di Trani, mantenimento del tavolo ministeriale che coordini l'apporto delle istituzioni Regione, Provincia e Comune. Noi siamo in piazza da oltre quaranta giorni e chiunque, partiti politici o sigle sindacali, vuole sostenere questi obiettivi saranno da noi ben accolti».