Il Trionfo della volontà, Ignazio Palmieri (ASD Tommaso Assi) vince la 50 km delle Alpi

L'Ingegnere 'Over 70' primo nella sua categoria nella prestigiosa ultramaratona: "Non corro contro gli altri, ma contro me stesso"

sabato 8 novembre 2025 10.56
A cura di Carla Anna Penza
L'intervista in esclusiva ad Ignazio Palmieri, ingegnere di professione: ha 72 anni ed è un uomo dalla sorprendente energia e determinazione. Da tempo membro dell'associazione sportiva Asd Atletica Tommaso Assi di Trani, rappresenta un esempio di costanza e passione per la corsa. È stato l'unico atleta tranese a partecipare, il 18 ottobre, alla 50 km delle Alpi, la prestigiosa gara organizzata dall'ASD Club Super Marathon Italia, con partenza da Torino e arrivo in Valle d'Aosta, conquistando il primo posto nella sua categoria. La passione per la corsa è nata grazie a mia moglie. Un giorno mi propose di fare una camminata da Trani a Bisceglie, e accettai con entusiasmo. Da lì, passo dopo passo, cominciammo ad allungare il percorso fino ad arrivare a quasi 40 chilometri. Era diventata la nostra tradizione della domenica mattina, un modo per condividere tempo e movimento. Con il passare del tempo, però, ho sentito il bisogno di correre. Da ragazzo correvo spesso, ma gli impegni di studio e di lavoro mi avevano costretto a interrompere. Quando ho ripreso, ho iniziato partecipando alle prime gare di 10 chilometri, poi alle mezze maratone, la prima a Bari, e da lì è stato un crescendo: prima la maratona di Roma, poi quella di Atene e molte altre. In seguito ho scoperto le ultramaratone, competizioni podistiche che superano la distanza classica della maratona di 42,195 km e che mettono alla prova non solo il corpo, ma anche la mente. Mi hanno sempre affascinato perché, più che la forza fisica, richiedono resistenza mentale, concentrazione e determinazione: qualità che, per me, fanno davvero la differenza. Quest'anno è arrivata la sorpresa più grande. Alla 50 km delle Alpi non pensavo neanche di riuscire a tagliare il traguardo perché tre giorni prima della gara ho avuto un forte raffreddore e mal di gola. Inizialmente mi ero iscritto alla 100 km, ma, viste le condizioni, decisi di ridurre la distanza a 50 chilometri per prudenza. Nonostante tutto, non solo sono riuscito a portare a termine la corsa, ma ho conquistato il primo posto nella mia categoria. È stata una gioia immensa, del tutto inaspettata, una di quelle soddisfazioni che ripagano ogni fatica. È come se una forza superiore mi avesse dato una spinta. Mi alleno molto meno di prima, ormai riesco a correre solo 10 km quando ho tempo, ma evidentemente la forza di volontà ha fatto la differenza. La corsa per me non è solo sport, ma anche un modo per conoscermi, per mettermi alla prova. Alla fine, in queste gare, non corri contro gli altri, ma contro te stesso. Ogni gara, per me, è come un vero e proprio progetto. Studio con attenzione i percorsi e i cosiddetti "cancelli temporali", cioè i punti di controllo che impongono ai concorrenti un tempo limite di passaggio. Se un atleta non riesce a raggiungere il cancello entro l'orario stabilito, viene fermato e squalificato. Per questo motivo preparo sempre una tabella precisa, calcolando le mie possibilità e stabilendo in anticipo i tempi che devo rispettare. È una questione di equilibrio, disciplina e conoscenza di sé, elementi fondamentali per portare a termine una prova così impegnativa. Nel 2015 ho affrontato la mia prima 100 km del Passatore, un traguardo che ancora oggi mi emoziona profondamente. Ma le soddisfazioni non si sono fermate lì: in un'altra occasione sono arrivato terzo di categoria in una gara di 65 km, corsa interamente sotto un temporale incessante. Da allora ho partecipato a numerose ultramaratone, a diverse maratone da 50 km, alle classiche maratone di 42,195 km, a molte mezze maratone e a circa un centinaio di gare da 10 km. Ogni competizione è stata una sfida, ma anche una tappa importante di un percorso che continua a darmi entusiasmo e motivazione. Sì, ho intenzione di continuare a partecipare ad altre gare, finché la salute me lo permetterà. Mi concentrerò soprattutto sulle ultramaratone, che rispecchiano meglio la mia preparazione fisica e mentale. Sto anche progettando una sfida personale: percorrere in solitaria e in autosufficienza un circuito di 150 km.

E dunque un grande in bocca ad Ignazio Palmieri, l'ingegnere con la corsa nel cuore!