«Impotenti davanti alla peggiore crisi della nostra vita»
Il sindaco di Trani commenta l'ultimo caso di suicidio in città. «A me interessa tranquillizzare la vita delle persone, dei mercati non m'importa»
martedì 27 marzo 2012
22.00
«Avvenimenti drammatici come questo interrogano tutti noi sul nostro senso di impotenza davanti a quella che ho più volte definito la peggiore crisi conosciuta nella nostra vita». Il sindaco di Trani, Giuseppe Tarantini, commenta così l'ultimo caso di morte per suicidio in città dovuta a problemi di natura economica.
«Ci sono momenti - scrive il primo cittadino - in cui le parole diventano salmastre come le lacrime e riescono, con difficoltà a rendere esplicito il tuo stato d'animo. Il suicidio per mancanza di lavoro, del cittadino tranese di ieri di 44 anni con moglie e due figli, ci lascia costernati ed impotenti di fronte ad una crisi globale che mette in serie difficoltà la stessa voglia di vivere di molte persone nella nostra Comunità. Esse diventano sempre più spesso vittime, di una congiuntura incontrollabile. Il lavoro rappresenta la vita per tutti noi, e di fronte ai gesti estremi che sempre più incessantemente accadono c'è da chiedersi se la perdita del lavoro non sia di fatto la perdita della vita, della serenità, dello sgomento che ti porta a pensare di fare a meno dello sguardo dei tuoi figli la mattina quando comincia il giorno. Avvenimenti drammatici come questo interrogano tutti noi sul nostro senso di impotenza davanti a quella che ho più volte definito la peggiore crisi conosciuta nella nostra vita. Siamo tutti senza strumenti e non riusciamo da soli a sopperire di fronte alla drammaticità degli eventi che scaturiscono dalla crisi economica. Lo vorremmo; vorremmo garantire a tutti la possibilità di ritrovare subito un reimpiego quando chiudono le aziende, quando gli ammortizzatori sociali vengono meno, quando la disperazione assale molte famiglie, ma ci troviamo sempre come fossimo soli di fronte al mare cercando di svuotarlo con le nostre sole mani».
«Le discussioni nazionali del momento - prosegue Tarantini - ci appaiono stridenti rispetto a ciò che viviamo nella quotidianità, perché appaiono distanti nelle loro analisi sistemiche che dimenticano che la vita delle persone e il lavoro sono una cosa sola. Con i tagli che si affacciano all'orizzonte anche quei minimi strumenti di ascolto e risoluzione di emergenze temporanee che hanno i Comuni sono un ricordo. Lo capiscano coloro che decidono e hanno gli strumenti, quando in una comunità tagli il lavoro rischi di mettere le mani nella carne viva degli uomini creando solo dolore. A me interessa tranquillizzare la vita delle persone, dei mercati non m'importa».
«Ci sono momenti - scrive il primo cittadino - in cui le parole diventano salmastre come le lacrime e riescono, con difficoltà a rendere esplicito il tuo stato d'animo. Il suicidio per mancanza di lavoro, del cittadino tranese di ieri di 44 anni con moglie e due figli, ci lascia costernati ed impotenti di fronte ad una crisi globale che mette in serie difficoltà la stessa voglia di vivere di molte persone nella nostra Comunità. Esse diventano sempre più spesso vittime, di una congiuntura incontrollabile. Il lavoro rappresenta la vita per tutti noi, e di fronte ai gesti estremi che sempre più incessantemente accadono c'è da chiedersi se la perdita del lavoro non sia di fatto la perdita della vita, della serenità, dello sgomento che ti porta a pensare di fare a meno dello sguardo dei tuoi figli la mattina quando comincia il giorno. Avvenimenti drammatici come questo interrogano tutti noi sul nostro senso di impotenza davanti a quella che ho più volte definito la peggiore crisi conosciuta nella nostra vita. Siamo tutti senza strumenti e non riusciamo da soli a sopperire di fronte alla drammaticità degli eventi che scaturiscono dalla crisi economica. Lo vorremmo; vorremmo garantire a tutti la possibilità di ritrovare subito un reimpiego quando chiudono le aziende, quando gli ammortizzatori sociali vengono meno, quando la disperazione assale molte famiglie, ma ci troviamo sempre come fossimo soli di fronte al mare cercando di svuotarlo con le nostre sole mani».
«Le discussioni nazionali del momento - prosegue Tarantini - ci appaiono stridenti rispetto a ciò che viviamo nella quotidianità, perché appaiono distanti nelle loro analisi sistemiche che dimenticano che la vita delle persone e il lavoro sono una cosa sola. Con i tagli che si affacciano all'orizzonte anche quei minimi strumenti di ascolto e risoluzione di emergenze temporanee che hanno i Comuni sono un ricordo. Lo capiscano coloro che decidono e hanno gli strumenti, quando in una comunità tagli il lavoro rischi di mettere le mani nella carne viva degli uomini creando solo dolore. A me interessa tranquillizzare la vita delle persone, dei mercati non m'importa».