La Memoria non ha calendario. Oltre il 27 gennaio, nei versi di Cinzia Montedoro l'alba dei bambini della Shoah
Un tributo all'infanzia violata : quando il colore diventa resistenza e la luce un dovere quotidiano.
domenica 1 febbraio 2026
La Giornata della Memoria è segnata sul calendario una sola volta l'anno, ma il dovere del ricordo non può conoscere scadenze. Esiste una memoria che va oltre la celebrazione istituzionale: è quella intima, viscerale, che ci assale davanti alla bellezza semplice di un nuovo giorno. È da questa consapevolezza che nasce la riflessione legata alla poesia di Cinzia Montedoro tratta dall'Antologia Creativa a cura di Mari Catalano Fiore. Un testo che ci invita a guardare l'alba con occhi diversi, sovrapponendo il nostro sguardo "privilegiato" a quello spezzato di chi ha vissuto l'orrore, una poesia emozionale che è stata declamata mirabilmente, lo scorso 28 gennaio al Teatro Mimesis, dalla voce di Marco Pilone nel corso di una serata legata proprio alla Giornata della Memoria.
Il miracolo della luce e l'ombra del filo spinato - Svegliarsi all'alba e assistere al miracolo della luce che rompe il buio è un dono così naturale da sembrare eterno. Il cielo si accende di sfumature infinite e per un istante prezioso il mondo intero pare rinascere, offrendosi allo sguardo di chi ancora sa meravigliarsi. Ma la poesia e la memoria ci costringono a un cambio di prospettiva brutale: durante la Shoah, quell'alba la guardavano occhi diversi. Occhi di bambini imprigionati dietro cancelli di filo spinato, dove ogni speranza sembrava destinata a spegnersi. Erano confini metallici che separavano l'innocenza dalla crudeltà, la vita dalla morte, il colore vibrante della natura dal grigio perenne della cenere.
I colori della resistenza: Blu, Arancio, Giallo - Eppure, la forza di questo tributo letterario di Cinzia Montedoro risiede nella capacità di scovare la luce anche nel baratro. Quei bambini, strappati troppo presto ai giochi, alle canzoni e ai baci della buonanotte, non smisero mai completamente di sperare. Avevano imparato il linguaggio della paura, conoscevano il peso insopportabile del silenzio, ma nei loro cuori custodivano ancora qualcosa di luminoso. L'autrice, nelle poesia, è stata in grado di restituire l'immagine di una resistenza fatta di colori interiori, fragili ma indistruttibili. Un sorriso fatto di sogni dipinti con le tempere dell'anima:
Restituire voce al silenzio - Il componimento di Cinzia non è solo letteratura: è un atto di riparazione, nasce da una memoria sacra, dal dovere di ricordare chi fu ridotto al silenzio. È una testimonianza che restituisce dignità e voce all'infanzia violata, a quei bambini che cercarono di sopravvivere aggrappandosi alla forza salvifica della fantasia, anche quando l'umanità stessa sembrava aver perso ogni significato. Leggere questi versi oggi, in un giorno qualunque che non è il 27 gennaio, significa affermare che la Memoria è viva. Vive in ogni parola che scegliamo di non dimenticare, vive nella consapevolezza che ogni alba di libertà è un privilegio che va difeso, custodito e onorato. Per loro. Per i bambini. Per sempre.
Sono solo un bambino
La poesia di Cinzia Montedoro
Non voglio Signore,
non voglio vivere per morire!
Voglio solo disegnare
per Esistere in questo mondo!
Io ci sono!
Se solo potessi disegnare il cielo lo colorerei
con colori misti tempera e pastello,
sì confonderebbero con gli angeli volati via troppo presto
senza libertà.
Se solo potessi Colorare,
non vedrei più il mondo a righe
ma lo tingerei di arancione e di blu
come il colore dell'alba più bella.
Vorrei sporcarmi le mani di fantasia
perché i miei occhi di fanciullo
hanno il sogno dell'anima.
Se solo potessi tingerei il mondo
non con pennelli,
ma con le dita,
perché solo le mani di un bambino
sanno come giocare senza ferire
Se solo tornassi a colorare
sarei di nuovo felice,
dalle lacrime della paura
disegnerei l'arcobaleno del sorriso,
il mio che spera e prega.
Dietro quel cancello
c'è l'alba della mia nuova vita
che mi aspetta
con i colori più belli.
Aiutami a scavalcarlo
con la memoria….
E adesso colora con me
l'alba di un giorno nuovo.
Abbracciami mamma
stammi vicino!
Io sono solo un bambino
Il miracolo della luce e l'ombra del filo spinato - Svegliarsi all'alba e assistere al miracolo della luce che rompe il buio è un dono così naturale da sembrare eterno. Il cielo si accende di sfumature infinite e per un istante prezioso il mondo intero pare rinascere, offrendosi allo sguardo di chi ancora sa meravigliarsi. Ma la poesia e la memoria ci costringono a un cambio di prospettiva brutale: durante la Shoah, quell'alba la guardavano occhi diversi. Occhi di bambini imprigionati dietro cancelli di filo spinato, dove ogni speranza sembrava destinata a spegnersi. Erano confini metallici che separavano l'innocenza dalla crudeltà, la vita dalla morte, il colore vibrante della natura dal grigio perenne della cenere.
I colori della resistenza: Blu, Arancio, Giallo - Eppure, la forza di questo tributo letterario di Cinzia Montedoro risiede nella capacità di scovare la luce anche nel baratro. Quei bambini, strappati troppo presto ai giochi, alle canzoni e ai baci della buonanotte, non smisero mai completamente di sperare. Avevano imparato il linguaggio della paura, conoscevano il peso insopportabile del silenzio, ma nei loro cuori custodivano ancora qualcosa di luminoso. L'autrice, nelle poesia, è stata in grado di restituire l'immagine di una resistenza fatta di colori interiori, fragili ma indistruttibili. Un sorriso fatto di sogni dipinti con le tempere dell'anima:
- Il blu della libertà mai vissuta ma sempre desiderata, come un cielo senza sbarre.
- L'arancio del calore umano negato, ma mai cancellato dalla memoria affettiva.
- Il giallo della luce che avrebbe dovuto illuminare la loro infanzia e che invece illuminava solo la polvere dei campi.
Restituire voce al silenzio - Il componimento di Cinzia non è solo letteratura: è un atto di riparazione, nasce da una memoria sacra, dal dovere di ricordare chi fu ridotto al silenzio. È una testimonianza che restituisce dignità e voce all'infanzia violata, a quei bambini che cercarono di sopravvivere aggrappandosi alla forza salvifica della fantasia, anche quando l'umanità stessa sembrava aver perso ogni significato. Leggere questi versi oggi, in un giorno qualunque che non è il 27 gennaio, significa affermare che la Memoria è viva. Vive in ogni parola che scegliamo di non dimenticare, vive nella consapevolezza che ogni alba di libertà è un privilegio che va difeso, custodito e onorato. Per loro. Per i bambini. Per sempre.
Sono solo un bambino
La poesia di Cinzia Montedoro
Non voglio Signore,
non voglio vivere per morire!
Voglio solo disegnare
per Esistere in questo mondo!
Io ci sono!
Se solo potessi disegnare il cielo lo colorerei
con colori misti tempera e pastello,
sì confonderebbero con gli angeli volati via troppo presto
senza libertà.
Se solo potessi Colorare,
non vedrei più il mondo a righe
ma lo tingerei di arancione e di blu
come il colore dell'alba più bella.
Vorrei sporcarmi le mani di fantasia
perché i miei occhi di fanciullo
hanno il sogno dell'anima.
Se solo potessi tingerei il mondo
non con pennelli,
ma con le dita,
perché solo le mani di un bambino
sanno come giocare senza ferire
Se solo tornassi a colorare
sarei di nuovo felice,
dalle lacrime della paura
disegnerei l'arcobaleno del sorriso,
il mio che spera e prega.
Dietro quel cancello
c'è l'alba della mia nuova vita
che mi aspetta
con i colori più belli.
Aiutami a scavalcarlo
con la memoria….
E adesso colora con me
l'alba di un giorno nuovo.
Abbracciami mamma
stammi vicino!
Io sono solo un bambino