«Non voto più, la politica è fallimento»

Un cittadino spedisce al sindaco la sua tessera elettorale. Nella lettera allegata, esternato lo scetticismo verso i politici

mercoledì 13 febbraio 2013 9.38
Un cittadino di Trani nei giorni scorsi ha spedito a Palazzo di città una lettera, indirizzata al sindaco, con all'interno la sua tessera elettorale. Nella lettera, l'uomo spiega il gesto della protesta: «Mi verrebbe di evidenziare – scrive - moltissime cose per rappresentare il mio stato d'animo per quanto sta accadendo nel nostro paese Italia ed in maniera più toccante in questa città, dove vivo da trent'anni. Sono stato un fervente osservante delle leggi e delle Istituzioni, ma nel corso degli anni si è sempre più affievolito, fino ad oggi, allorquando è venuto meno del tutto per ovvie ragioni. Basta leggere il giornale o ascoltare qualche notizia per radio o televisione, per apprendere quotidianamente come viene amministrata la cosa pubblica, con continue ruberie da parte di politici, amministratori facenti capo a correnti dei vari partiti, che distolgono il danaro pubblico per interessi personali e di casta, corruzione e malaffare a destra e a manca».

«Nel corso delle diverse campagne elettorali – spiega l'elettore deluso - i politici di turno hanno promesso cose che come al solito non hanno mantenuto, con il gioco di addossare le colpe alla fazione politica opposta, non riconoscendo mai i loro errori, hanno giocato sulla pelle dei cittadini, provocando tutti assieme la crisi, che solo il popolo sta pagando. La politica fallimentare di questi anni non ha fatto altro che incrementare la disoccupazione ed il malaffare, negando un futuro sereno ai nostri figli e a tanti padri di famiglia che il lavoro l'hanno perso; negando soprattutto la speranza ai nostri ragazzi di inserirsi nel mondo del lavoro e di crearsi una famiglia senza appoggiarsi ai genitori, per i quali non mancano certo i problemi. Per queste ragioni e per tante altre che faccio meglio a no dire, non intendendo più ascoltare le promesse e le chiacchiere e soprattutto, di non voler più contribuire a questo sodalizio. Perciò mi vedo costretto, mio malgrado, a consegnare la tessera elettorale».

«In questi giorni – conclude il cittadino - è martellante il messaggio per invogliare gli elettori a recarsi alle urne, e mi ha colpito la frase che dice che il voto è un diritto e un dovere sociale. Sicuramente è un bel messaggio di democrazia ma a questo messaggio viene spontanea una riflessione: solo per il cittadino elettore sarebbe un dovere sociale? Per il cittadino eletto a tutti livelli (Parlamento, Regione, Provincia e Comune) non dovrebbe essere un dovere civile e morale amministrare in maniera impeccabile il danaro pubblico, senza approfittarne per interessi personali, di casta, di partito e quant'altro? Il popolo è stufo, io ho preso questa iniziativa in solitaria. Ma ai vari politici mi verrebbe di dire: pensate se come me la pensasse il 99% degli elettori o del popolo, chi rappresentereste? Si approssimerebbe una vera rivoluzione per rivoltare il guanto ed incominciare daccapo con serietà».