Nuovo Cinema Trani: veti, capriole e patti | Sotto l’ombrellone c'è posto per Marinaro, Mercorio e Branà

Dal naufragio identitario al valzer delle "strette di mano" e dei patti federativi. Il 7 e 8 giugno la vera sfida non è tra Galiano e Guarriello, ma tra la cabina elettorale e il lettino da spiaggia

domenica 31 maggio 2026 8.14
A cura di Tonino Lacalamita
L'Editoriale: scusate il disturbo | La democrazia, si sa, è un esercizio magnifico, ma a Trani rischia di diventare uno sport per pochissimi intimi. Nel recente primo turno delle elezioni comunali del 24 e 25 maggio, la nostra città ha risposto puntualmente "presente" alla preoccupante tendenza nazionale di allontanamento dalle urne: l'affluenza si è attestata a un modesto 65,19%, lasciando a casa più di un terzo degli aventi diritto. Ora ci si prepara al ballottaggio del 7 e 8 giugno, che vedrà scontrarsi Marco Galiano, candidato sindaco del centrosinistra forte di oltre il 40% dei consensi, e Angelo Guarriello, alfiere del centrodestra con oltre il 30%, ma mentre i motori dei due sfidanti si scaldano per il secondo turno, dietro le quinte va in scena una tragicommedia politica che merita di essere analizzata con un pizzico di amara ironia.

Il primo grande assente: l'addio dei Cinque Stelle
La prima notizia che lascia l'amaro in bocca a molti è che, dopo ben 11 anni di presenza costante, non ci sarà alcuna rappresentanza del Movimento 5 Stelle in Consiglio Comunale. Il candidato sindaco Vito Branà, penalizzato da una campagna elettorale fulminea di soli 25 giorni, non è riuscito a conquistare il seggio. È un esito che dispiace a prescindere dal colore politico: in questi anni, persino gli avversari della maggioranza di governo avevano espresso apprezzamento per l'opposizione costante, costruttiva e mai urlata di Branà, basata sullo studio notturno delle carte e su proposte concrete.

Questo feeling istituzionale era inizialmente sfociato in una convinta adesione del Movimento al progetto del "campo largo" con il centrosinistra. Poi, però, l'idillio è naufragato sugli scogli dell'identità. Il gruppo guidato da Branà non ha digerito l'allargamento della coalizione a figure storicamente lontane dalla propria sensibilità. Parliamo della presenza, ritenuta decisamente ingombrante, di Gianni Di Leo: consigliere comunale eletto nelle liste della Lega nel precedente mandato e attivo partecipante ai tavoli del centrodestra, accolto a braccia aperte nella lista "PER" a sostegno del candidato del centrosinistra Galiano. Di fronte a questa capriola politica, il Movimento 5 Stelle ha scelto la coerenza identitaria, decidendo di correre in solitaria. L'entusiasmo c'era, ma i numeri sono stati impietosi. Resta il rammarico per una voce critica e propositiva che mancherà nell'emiciclo cittadino.

"Questo matrimonio non s'ha da fare": la telenovela degli apparentamenti
Archiviato il primo turno, si è aperta la consueta caccia ai voti dei "delusi". La trattativa più calda ha riguardato un possibile apparentamento formale tra il centrodestra di Angelo Guarriello (fermo al 30%) e la coalizione civica guidata da Giacomo Marinaro, autore di un exploit eccezionale oltre il 20%. L'apparentamento è lo strumento che consente di unire ufficialmente le forze prima del ballottaggio. Ma a Trani questa trattativa si è trasformata in un classico matrimonio manzoniano: questo matrimonio non s'ha da fare. L'ipotesi dell'unione ha fatto storcere il naso a diverse anime di entrambe le coalizioni, scatenando veti incrociati e facendo riaffiorare antichi rancori mai del tutto sopiti. È scattata la classica corsa alla vendetta politica, soprattutto da parte di quei candidati consiglieri che, pur avendo ottenuto un largo consenso personale, sono rimasti esclusi a causa dei complessi meccanismi elettorali. Alla fine, Guarriello e Marinaro andranno ognuno per la propria strada. Ciò che divide è parso subito molto più grande di ciò che unisce. E si sa, in un matrimonio politico ognuno porta una dote, ma pretende anche qualcosa in cambio... ed è qui che "casca l'asino": il centrodestra tranese, o almeno una larga parte di essa, ha così opposto un secco "no" alle forti pressioni esercitate dai dirigenti provinciali e regionali di filiera.

E Marinaro? L'avvocato tranese resta l'ago della bilancia indiscusso di questo ballottaggio. Potrebbe ancora spostare l'equilibrio a favore del centrodestra, ma solo attraverso un "accordo politico" informale, un patto con Guarriello i cui contenuti rimarranno rigorosamente riservati. Se questo accordo c'è stato, lo scopriremo solo a urne chiuse, leggendo i nomi dei futuri assessori o le nomine nei sottogoverni cittadini in caso di vittoria del centrodestra. Nel frattempo, per dovere di cronaca, si sussurra che Marinaro abbia avuto anche un rapido colloquio con il Governatore Decaro: una stretta di mano, due chiacchiere e un saluto rapido come un battito d'ali di farfalla. Anche in questo caso, però, il centrosinistra locale avrebbe posto un veto invalicabile a qualsiasi forma di apparentamento o accordo formale, concedendo al massimo una formale cortesia.

Il fattore Mercorio e la sponda moderata di Laurora
Un'altra pedina fondamentale sullo scacchiere è Angela Mercorio. Pur non avendo ottenuto il seggio in Consiglio Comunale, il suo bottino di oltre 1.200 voti è un tesoretto ambitissimo. A sinistra la memoria storica non difetta: tutti ricordano ancora con un brivido il ballottaggio del 2012, quando il candidato progressista Ugo Operamolla perse la sfida contro Gigi Riserbato per appena 300 voti.
Un dettaglio che non poteva sfuggire a un navigatore esperto della politica locale come Carlo Laurora, leader del movimento Puglia Popolare. Laurora si è affrettato a siglare un patto federativo con il movimento "RispettiAmo Trani" di Angela Mercorio. Nonostante qualche inevitabile malditesta all'interno della coalizione di centrosinistra, il patto ha incassato la benedizione ufficiale dei vertici. Dal canto suo, la Mercorio, d'accordo con il suo gruppo, ha preferito non estremizzare la propria posizione né a destra né a sinistra, trovando una collocazione ideale nell'area moderata offerta da Laurora.

E il cittadino?
In questo vortice di strette di mano fugaci, veti incrociati, patti riservati e veti regionali, c'è un grande assente: il cittadino comune. L'elettore assiste a queste manovre con un misto di sconcerto e rassegnazione, percependo tali scelte come l'ennesima prova di incoerenza e opportunismo politico. Il rischio di questa disconnessione è già scritto nella storia recente della nostra città. Nel 2015, in occasione dell'ultimo ballottaggio comunale tra Amedeo Bottaro e Tonino Florio, lo scenario fu identico. Al primo turno votò il 67,80% dei tranesi (32.396 votanti). Al ballottaggio, disgustati dalle beghe, dagli accordicchi e dai valzer delle poltrone post-voto, i cittadini decisero in massa di andare al mare: l'affluenza crollò clamorosamente al 37,69% (appena 18.011 votanti). Il messaggio fu chiaro ed eloquente.

Scusate il disturbo
Sì, chiediamo scusa per il disturbo. Sappiamo bene che il richiamo del mare a giugno è forte e che la tentazione di ignorare questo teatro di marionette politiche è altissima. Ma c'è un'unica, brutale verità che dobbiamo avere il coraggio di ammettere: alla fine vincono sempre gli stessi perché sono sempre gli stessi che vanno a votare. Disertare le urne il 7 e l'8 giugno non è una punizione per i politici incoerenti; è un regalo che facciamo loro, lasciando che una minoranza decida per l'intera comunità. Se vogliamo davvero che qualcosa cambi, o se vogliamo semplicemente evitare che la politica locale rimanga un affare privato basato su accordicchi personali, l'unica arma che abbiamo è quella matita dentro la cabina elettorale. Altrimenti, poi, non lamentiamoci se lo spettacolo non ci piace.