«Ospedale, bisogna accettare la sfida del cambiamento»

Il consigliere comunale Pd, Carlo Avantario, interviene sulle dismissioni e sui traslochi in atto

mercoledì 11 novembre 2015 8.38
Carlo Avantario, consigliere comunale Pd e medico ex dipendente dell'ospedale, interviene sulla questione dei trasferimenti e delle dismissioni in atto al San Nicola Pellegrino.

«L'ospedale ancora una volta e con sempre maggiore frequenza, agli onori della cronaca, direi quasi quotidianamente, tra inaugurazioni (sale operatorie di Bisceglie), trasferimenti (centro di rianimazione da Trani a Bisceglie), riduzione di un servizio (laboratorio analisi di Trani), traslochi di materiale sanitario e/o suppellettili per sale operatorie da Trani a Bisceglie. Tutto questo ha suscitato e suscita vari sentimenti: rabbia, sconforto, preoccupazione, ricerca di responsabilità politiche e altro. Penso sia doveroso, prima di rispondere alle preoccupazioni, alcune legittime, altre strumentali, fare una premessa, seppur estremamente sintetica, per comprendere gli scenari della politica sanitaria, che mutano e sono destinati a mutare continuamente.

Il Servizio sanitario nazionale (Ssn), nell'ordinamento giuridico italiano, identifica il complesso di funzioni, attività e servizi assistenziali gestiti ed erogati dallo Stato italiano. Il SSN ha per legge, un sistema di programmazione sanitaria con cadenza triennale, il Piano sanitario nazionale (Psn). Il Piano sanitario regionale (Psr) rappresenta il piano strategico degli interventi per gli obbiettivi di salute e il funzionamento delle strutture sanitarie territoriali ed ospedaliere nel quadro del Psn. Le società scientifiche, al passo con i progressi "vertiginosi" della medicina, dettano le linee guida che sono alla base di decisioni strategiche nella programmazione sanitaria.

Vorrei ricordare l'incontro che si tenne nella sala conferenze dell'ospedale "San Nicola Pellegrino" in data 8 maggio 2013, alla presenza dell'allora direttore generale della Asl Bt, Giovanni Gorgoni e dell'allora assessore regionale alla sanità Elena Gentile. Un evento significativo che sancì la definitiva trasformazione del nostro ospedale in "ospedale territoriale". Si prese atto di quello che ormai era ineludibile, accettando la sfida di una sanità al passo con i tempi. Fu rappresentata al direttore generale l'esigenza di attuare tali trasformazioni gradualmente e contestualmente all' apertura di nuovi servizi.

Se si partisse da questa premessa, se si accettasse questa sfida di cambiamento epocale, si eviterebbe di dimenticare il vero problema della nostra sanità: le lunghe liste di attesa, indegne per una società civile, che dimenticando le fasce sociali più deboli, favoriscono una deriva privatistica ormai evidente.
Le preoccupazioni che vengono esternate istintivamente sono frutto di una ferita mai sanata, la chiusura di tanti reparti e ancor più la chiusura della "Maternità".
Dobbiamo rivolgere le vere preoccupazioni non a quello che eravamo, ma a quello che il nostro "ospedale territoriale" ancora non è: una struttura polivalente al servizio della città di Trani e direi dell'intera Asl BT con il day surgery polispecialistico, l'attività di endoscopia operativa ginecologica e altro.

Le sale operatorie sono pronte e utilizzabili; lo abbiamo appreso ancora una volta da chi ha eseguito interventi, frutto di una disponibilità estemporanea, che mal si addice in termini di trasparenza. Il cuore pulsante del nostro "ospedale territoriale" dovrebbero essere le sale operatorie, completate, ma di fatto, ancora non funzionanti. Sarebbe un errore procrastinarne l'apertura; al contrario, la loro riapertura favorirebbe processi virtuosi per abbattere le liste di attesa. Al direttore generale, Ottavio Narracci ed al sindaco Amedeo Bottaro chiediamo un incontro chiarificatore sulla situazione della sanità a Trani, senza dimenticare i reparti di Medicina-Lungodegenza e Gastroenterologia che possono e devono coesistere con l'ospedale territoriale ed il Pronto soccorso, su cui bisogna dire una parola chiara: Pronto soccorso o declassamento a Punto di primo intervento? Ed inoltre, sul progetto della Casa del parto, già pronta ma mai entrata in funzione, per la cui realizzazione ci spenderemo fino a quando non vedrà la luce».