Pd, Avantario fa chiarezza sugli oneri del Pgr mai approvato
«Bisognerebbe riaprire una discussione seria sull’urbanistica della nostra città»
domenica 2 novembre 2014
7.25
Dubbi e perplessità sono avanzate dal consigliere del Partito Democratico, Carlo Avantario sulla vicenda del Piano Regolatore Generale che lo ha visto coinvolto quando ricopriva la carica di sindaco, nel 1999.
«All'indomani della mia elezione - scrive - avvenuta a giugno del 1999, il nuovo piano regolatore redatto dall'architetto Carlo Rocco Ferrari, su incarico dell'amministrazione Tamborrino, ma non "adottato" dal Consiglio Comunale nei tempi richiesti, indusse la Regione Puglia, a nominare l'architetto Davide Maria Dioguardi commissario ad acta, appunto per l'adozione del predetto piano già redatto. Il Consiglio Comunale, a causa della sua pregressa inerzia, fu spogliato di qualsivoglia decisione in materia urbanistica dal potere sovraordinato della Regione Puglia».
«Con l'Amministrazione – prosegue - da me guidata non ci lamentammo né sollevammo inutili barricate, ma ci impegnammo subito a trovare il modo di guardare avanti. Per riappropriarci delle scelte sul futuro della nostra Città – scelte che fino a quel momento erano a conoscenza di pochi addetti ai lavori, poiché il PRG era pressoché secretato al resto della città – mettemmo in atto un grande lavoro per comprendere quali e quante potessero essere le opportunità per la Città e cercammo di coglierle tutte. Infatti, successivamente all'adozione ed in seguito alla divulgazione ed al coinvolgimento di tutte le categorie interessate (architetti, ingegneri, commercialisti, sindacati, associazioni, cittadini, ecc.), si produssero tantissime "osservazioni" al piano regolatore che furono faticosamente raccolte in un'unica maxi "osservazione" frutto,non di una scelta individuale della mia Amministrazione, ma di un documento condiviso attraverso un'ampia partecipazione di tutta la città. Per far questo fu necessario il coinvolgimento della figura dell'architetto Davide Maria Dioguardi a fianco dell'Ufficio Tecnico».
«Si trattò dunque di una scelta oculata necessaria per un'efficace azione amministrativa - specifica -. Grazie alla sua collaborazione fu infatti ideata una maxi osservazione che portò ad un cambiamento radicale dello stesso Prg, in linea con l'idea di Città espresso nel mio programma elettorale. Voglio ricordare anche, che prima ancora dell'intervento del commissario ad acta, questo Comune aveva già pagato una parcella all'architetto Carlo Rocco Ferrari per un lavoro andato in fumo. Ritornando sulle scelte operate in campo urbanistico dalla mia Amministrazione devo sottolineare che erano molto distanti da quanto poi è stato prodotto dalle ultime Amministrazioni. È chiaro che ogni Amministrazione politica ha il diritto di cambiare strada, soprattutto quando si hanno visioni e strategie diverse, ma quando hanno come unico referente l'interesse diffuso, l'interesse della collettività, la continuità amministrativa dovrebbe diventare una prassi consolidata. Nel caso di specie le Amministrazioni successive alla mia avrebbero potuto continuare il percorso già tracciato e ormai ad un passo dal traguardo. Quando tuttavia si sceglie di cambiare strada, bisogna spiegare il perché e tocca anche pagare tutto quello che finisce nel cestino. È utile in proposito ricordare quale fu il primo atto amministrativo successivo alla mia esperienza: fu approvata dal nuovo Consiglio Comunale una delibera sulla "tipizzazione delle aree a standard". Con questa operazione si voleva dunque cancellare, con un solo colpo di spugna, tutte le aree destinate a servizi per la collettività che erano previste dal vecchio Piano Regolatore, trasformandole in aree edificabili. Tale operazione è stata poi attuata con l'approvazione del nuovo Pug, previo annullamento di tutti gli atti in materia urbanistica prodotti dall'Amministrazione che avevo guidato».
Conclude: «A mio giudizio bisognerebbe riaprire una discussione seria sull'urbanistica della nostra Città. È da tempo che constato indifferenza politica su questioni prioritarie e strategiche per la nostra Città. L'obiettivo della politica dovrebbe essere sempre quello di trasformare la Città, da luogo di contraddizioni ed ineguaglianze, a luogo della speranza».
«All'indomani della mia elezione - scrive - avvenuta a giugno del 1999, il nuovo piano regolatore redatto dall'architetto Carlo Rocco Ferrari, su incarico dell'amministrazione Tamborrino, ma non "adottato" dal Consiglio Comunale nei tempi richiesti, indusse la Regione Puglia, a nominare l'architetto Davide Maria Dioguardi commissario ad acta, appunto per l'adozione del predetto piano già redatto. Il Consiglio Comunale, a causa della sua pregressa inerzia, fu spogliato di qualsivoglia decisione in materia urbanistica dal potere sovraordinato della Regione Puglia».
«Con l'Amministrazione – prosegue - da me guidata non ci lamentammo né sollevammo inutili barricate, ma ci impegnammo subito a trovare il modo di guardare avanti. Per riappropriarci delle scelte sul futuro della nostra Città – scelte che fino a quel momento erano a conoscenza di pochi addetti ai lavori, poiché il PRG era pressoché secretato al resto della città – mettemmo in atto un grande lavoro per comprendere quali e quante potessero essere le opportunità per la Città e cercammo di coglierle tutte. Infatti, successivamente all'adozione ed in seguito alla divulgazione ed al coinvolgimento di tutte le categorie interessate (architetti, ingegneri, commercialisti, sindacati, associazioni, cittadini, ecc.), si produssero tantissime "osservazioni" al piano regolatore che furono faticosamente raccolte in un'unica maxi "osservazione" frutto,non di una scelta individuale della mia Amministrazione, ma di un documento condiviso attraverso un'ampia partecipazione di tutta la città. Per far questo fu necessario il coinvolgimento della figura dell'architetto Davide Maria Dioguardi a fianco dell'Ufficio Tecnico».
«Si trattò dunque di una scelta oculata necessaria per un'efficace azione amministrativa - specifica -. Grazie alla sua collaborazione fu infatti ideata una maxi osservazione che portò ad un cambiamento radicale dello stesso Prg, in linea con l'idea di Città espresso nel mio programma elettorale. Voglio ricordare anche, che prima ancora dell'intervento del commissario ad acta, questo Comune aveva già pagato una parcella all'architetto Carlo Rocco Ferrari per un lavoro andato in fumo. Ritornando sulle scelte operate in campo urbanistico dalla mia Amministrazione devo sottolineare che erano molto distanti da quanto poi è stato prodotto dalle ultime Amministrazioni. È chiaro che ogni Amministrazione politica ha il diritto di cambiare strada, soprattutto quando si hanno visioni e strategie diverse, ma quando hanno come unico referente l'interesse diffuso, l'interesse della collettività, la continuità amministrativa dovrebbe diventare una prassi consolidata. Nel caso di specie le Amministrazioni successive alla mia avrebbero potuto continuare il percorso già tracciato e ormai ad un passo dal traguardo. Quando tuttavia si sceglie di cambiare strada, bisogna spiegare il perché e tocca anche pagare tutto quello che finisce nel cestino. È utile in proposito ricordare quale fu il primo atto amministrativo successivo alla mia esperienza: fu approvata dal nuovo Consiglio Comunale una delibera sulla "tipizzazione delle aree a standard". Con questa operazione si voleva dunque cancellare, con un solo colpo di spugna, tutte le aree destinate a servizi per la collettività che erano previste dal vecchio Piano Regolatore, trasformandole in aree edificabili. Tale operazione è stata poi attuata con l'approvazione del nuovo Pug, previo annullamento di tutti gli atti in materia urbanistica prodotti dall'Amministrazione che avevo guidato».
Conclude: «A mio giudizio bisognerebbe riaprire una discussione seria sull'urbanistica della nostra Città. È da tempo che constato indifferenza politica su questioni prioritarie e strategiche per la nostra Città. L'obiettivo della politica dovrebbe essere sempre quello di trasformare la Città, da luogo di contraddizioni ed ineguaglianze, a luogo della speranza».