Rifiuti, De Simone accusa: “In Puglia ciclo mai chiuso, discariche al collasso e ritardi sugli impianti”

L’ex assessore di Trani richiama i dati Ispra, denuncia le responsabilità regionali e chiede alla magistratura di riesaminare i dossier sulle discariche

sabato 21 febbraio 2026 7.56
La Puglia è tra le regioni con il più alto numero di ecoreati in Italia e continua a conferire in discarica circa mezzo milione di tonnellate di rifiuti l'anno. È la denuncia contenuta nel comunicato del prof. Giuseppe De Simone, ex assessore della Città di Trani, che punta il dito contro la mancata chiusura del ciclo dei rifiuti, i ritardi nella realizzazione degli impianti pubblici – compresi quelli finanziati dal Pnrr – e il ricorso alle discariche private, nonostante il Piano Regionale dei Rifiuti ne prevedesse la chiusura entro il 2025. De Simone auspica ora un'azione sinergica tra Prefettura, magistratura e autorità competenti per fare piena luce sulle responsabilità politiche e amministrative maturate negli ultimi venticinque anni.

Mancata chiusura del ciclo dei rifiuti e problematiche discariche Il 10% circa degli ecoreati è commesso in Puglia, regione senza impianti di trattamento e valorizzazione, che riversa in discarica mezzo milione di tonnellate di rifiuti all' anno. La Puglia è al terzo posto sul piano nazionale dopo Campania e Sardegna. Le province di Bari, Foggia e Bat, sono anche le meno brillanti per risultati della raccolta differenziata, con alcune valide eccezioni. "Mafia degli affari" è stata definita in una relazione della Direzione distrettuale antimafia, presentata al Parlamento. Ne ha parlato il Procuratore della Repubblica di Bari, Roberto Rossi, in audizione alla Camera, sollecitando attenzione sul traffico dei rifiuti.Ma l'altra faccia del problema è la mancata chiusura del ciclo dei rifiuti. I dati dell'Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale (Ispra), evidenziano il costante aumento della produzione dei rifiuti e la contestuale drastica e progressiva riduzione della "capacità" degli impianti di destinazione che devono riceverli. E qui si inseriscono gli enormi ritardi con i quali in Puglia si è proceduto alla realizzazione di impianti pubblici di smaltimento, a partire da quelli di compostaggio finanziati con il Pnrr, mentre le discariche continuano a funzionare a pieno ritmo, nonostante il Piano Regionale dei rifiuti approvato alla fine del 2022 ne prevedesse la chiusura già nel 2025. E intanto si continua a spendere denaro pubblico per poter usare le discariche dei privati e per spedire fuori regione la frazione di rifiuti indifferenziati che non riusciamo a smaltire i Puglia. L'iniziativa della Prefettura BAT di istituire una "cabina di regia" sul problema fa ben sperare che si possa finalmente avviare un percorso che conduca in futuro alla sconfitta dell'ecomafia.Le responsabilità però sono da ricercare tra chi negli ultimi anni dal 2000 fino ad oggi dalle stanze del potere della Regione Puglia ha (mal)gestito la politica ambientale, decidendo di fare confluire nelle discariche i rifiuti finendo per sottoporle ad un dannoso e letale sovraccarico. È quello che è accaduto a Trani. Nessuno dei signori della Regione è stato coinvolto nelle indagini penali o amministrative e non sarebbe fuori luogo riesaminare gli eventi e fornire una revisione della narrazione fin qui fornita all' opinione pubblica.Si spera che la Magistratura di Trani e di Bari e le Autorità amministrative competenti possano sinergicamente dare risposte concrete, anche riaprendo qualche dossier.
tl@