Saverio Lomolino: la pagella che racconta il coraggio

Al Liceo “V. Vecchi” consegnata alla famiglia la pagella del I quadrimestre: voti meritati grazie all' amore per lo studio e di una battaglia vissuta con dignità fino all’ultimo giorno

giovedì 26 febbraio 2026 19.19
A cura di Tonino Lacalamita
Quella che pubblichiamo oggi, con l'autorizzazione della famiglia e dell'Istituto, non è soltanto la pagella di uno studente. È il racconto silenzioso di un ragazzo, Saverio Lomolino, che ha trasformato la scuola nel suo ultimo baluardo di speranza. È la testimonianza concreta di quanto impegno, serietà e passione possano diventare più forti perfino della malattia che l'ha portato via a soli 17anni. Ci sono storie che non si raccontano soltanto: si custodiscono. Si leggono con rispetto, con il fiato sospeso, come si fa davanti alle cose sacre. La storia di Saverio è una di quelle che non appartengono solo a una famiglia o a una scuola, ma a un'intera comunità.

Saverio aveva 17 anni. Un ragazzo come tanti, eppure straordinario nella sua normalità ostinatamente difesa. Dopo un doloroso percorso di malattia, è tornato alla Casa del Padre, lasciando un vuoto che nessuna parola può colmare. Ma in questi giorni il suo nome è tornato a risuonare tra i corridoi del Liceo Scientifico "V. Vecchi" di Trani, la scuola che amava profondamente, perché alla sua famiglia è stata consegnata la pagella del primo quadrimestre dell'anno scolastico che Saverio aveva frequentato con profitto. Non è una pagella simbolica. Non è un gesto formale. È un documento vero, autentico, meritato. Nulla è stato regalato. Ogni voto è il frutto di studio, disciplina, concentrazione, presenza.

Una presenza che Saverio ha difeso fino all'ultimo giorno possibile.
La dirigente scolastica, professoressa Angela Tannoia, lo ha detto con parole che restano incise nel cuore: quella pagella «non è soltanto un documento scolastico: è la testimonianza luminosa di un percorso umano e intellettuale che ha lasciato un segno indelebile nella nostra comunità educante». Saverio sedeva al suo banco, ascoltava, interveniva, studiava. Non per inseguire un numero, ma per cercare sé stesso attraverso la conoscenza. Per sentirsi vivo. La scuola per lui non era un obbligo. Era un'àncora. Era spazio di libertà. Era speranza. "La scuola è vita", ripeteva. E in quelle parole c'era tutta la sua filosofia, la sua resistenza silenziosa contro una malattia che avanzava senza pietà.

Lo racconta mamma Valentina con una lucidità che commuove. Saverio voleva studiare fino a quando le forze glielo hanno consentito. Due giorni prima di lasciare questo mondo era ancora ligio al suo dovere. Si alzava all'alba per le terapie pur di essere puntuale. Pretendeva di entrare a scuola insieme ai compagni, senza corsie preferenziali, senza agevolazioni. Voleva essere uguale agli altri. Solo uno studente tra gli studenti. Anche nei giorni di ricovero seguiva le lezioni a distanza. Durante la chemioterapia restava collegato, copriva il volto quando le nausee lo assalivano, ma non spegneva mai l'attenzione. Non voleva perdere una parola. Non voleva perdere un frammento di normalità. Il suo ultimo tema si intitolava "La speranza". E sembra quasi che in quella parola avesse racchiuso tutto: la sua battaglia, la sua fede nella conoscenza, la sua sete inesauribile di capire. "Posso fare una domanda?" era l'incipit delle sue conversazioni. Domande sulla vita, su Seneca, sulla brevità dell'esistenza. Domande grandi, profonde, che oggi risuonano con un'intensità struggente.

Il 26 ottobre 2025, alle 7.30 del mattino, le sue ultime parole furono: «Che ore sono?». Quando seppe l'ora, disse che doveva andare a scuola. Era domenica. Il giorno dopo lo avrebbero accompagnato. Ma quel domani non è mai arrivato. La pagella consegnata pochi giorni fa è la sua ultima eredità scolastica. Un foglio che racconta determinazione, dignità, coraggio. Un concentrato di amore per lo studio. Un documento che parla di un ragazzo che ha scelto di combattere con i libri in mano: 5 volte è scritto il "10", cinque volte è scritto il "9" ed in Religione? Leggiamo "Eccellente" perchè la Fede, la Speranza della guarigione non gli mancava mai.

E forse oggi Saverio, da lassù, sorride guardando quei voti. Magari scherza ancora, pensando alla promessa di una crociera "in stile Checco Zalone" in caso di tutti dieci. Lui che era guerriero, curioso instancabile, anima nobile. Per i suoi genitori, per il fratello Domenico, per i compagni di classe, per i docenti, per chiunque lo abbia incontrato, Saverio resta una lezione vivente. Ha insegnato il senso del sacrificio, della resilienza, della dignità. Ha insegnato che la normalità è un privilegio immenso. Che studiare è un atto di libertà. Che anche quando la vita è ingiusta si può scegliere di rispondere con amore.

Ci sono vite che durano poco ma insegnano per sempre. Saverio è una di quelle.
Ogni mattina, quando la campanella suonerà al "Vecchi", ci sarà un banco che parlerà di lui. Ogni interrogazione, ogni tema, ogni domanda iniziata con un timido "Posso fare una domanda?" porterà con sé un frammento della sua luce, i suoi compagni di scuola non lo dimenticheranno mai. Perché Saverio non è stato solo uno studente eccellente. È stato vita allo stato puro. E finché qualcuno racconterà la sua storia, finché un ragazzo aprirà un libro con la stessa fame di sapere, finché un genitore penserà con orgoglio a quel figlio che alle 7.30 voleva andare a scuola, Saverio continuerà a vivere. Noi vorremmo lanciare un appello alla sua scuola, al Liceo "V. Vecchi" di Trani una richiesta che parte dal cuore di molti: avviare un percorso finalizzato all' assegnazione a favore ed in memoria di Saverio Lomolino del Diploma, sarebbe il coronamento del suo percorso scolastico interrotto da una malattia che gli ha tolto la gioia di "vivere la vita".

Il commento del Dirigente Scolastico alla pagella del primo quadrimestre - La pagella del primo quadrimestre di Saverio non è soltanto un documento scolastico: è la testimonianza luminosa di un percorso umano e intellettuale che ha lasciato un segno indelebile nella nostra comunità educante. Saverio ha affrontato ogni prova, ogni interrogazione, ogni giornata di scuola con una determinazione che ha stupito tutti — compagni, docenti, personale. Fino all'ultimo giorno possibile ha voluto essere presente, sedersi al suo banco, ascoltare, studiare, partecipare. Non per ostinazione, ma per un desiderio profondo e limpido: custodire la normalità delle sue giornate, continuare a sentirsi parte della vita della scuola, coltivare il sapere come spazio di libertà e di speranza. La sua eccellente pagella non è frutto di un gesto straordinario compiuto in un momento isolato, ma di una coerenza rara, di una dedizione allo studio che difficilmente si incontra. Saverio ha incarnato, con una naturalezza disarmante, il senso più autentico dell'impegno scolastico: non la ricerca del voto, ma la ricerca di sé attraverso la conoscenza. Per noi adulti, per i suoi insegnanti, per i suoi compagni, Saverio è stato un esempio silenzioso e potentissimo. Ha insegnato senza volerlo. Ha mostrato cosa significhi affrontare la vita — anche quando è ingiusta — con dignità, coraggio e una sorprendente serenità. È stato un privilegio aver potuto conoscere e accompagnare un alunno così. La sua presenza rimarrà nella memoria della scuola come un dono prezioso, e la sua pagella, oggi, è molto più di un risultato: è un'eredità morale che continuerà a parlare a tutti noi.

Le parole di Valentina Oreste, mamma di Saverio Lomolino - Saverio ha voluto studiare fino a quando le forze glielo hanno concesso. Due giorni prima che andasse via da questo mondo terreno era ligio al suo dovere e volere. Il suo impegnarsi costantemente era un voler esorcizzare tutto ciò che stava vivendo, un senso di rivalsa nei confronti di quella malattia che giorno dopo giorno lo dilaniava eppure, continuava imperterrito a voler imparare. Il suo mantra era " la scuola è Vita" , quella scuola che dava un senso anche quando un senso era difficile trovarlo. Il suo ultimo tema " La speranza" è stato il suo ultimo lascito, l'ultimo giorno che ha potuto varcare la soglia di quel luogo da lui tanto amato, sedere accanto ai suoi compagni e vivere quella normalità che mai più avrebbe potuto rivivere. Ogni lunedì obbligava i sanitari ad eseguire i prelievi all'alba pur di poter essere puntuale all'entrata di scuola. Seguiva regolarmente le lezioni mattutine, svolgeva ogni pomeriggio i compiti assegnati. Alle 5 di ogni mattina mi obbligava a somministrargli le terapie in modo tale da poter terminare entro le 7. Premeva la puntualità per potersi preparare ed uscire di casa. Aveva la concessione di arrivare a scuola in orari più comodi ma per lui era di fondamentale importanza arrivare ed entrare assieme ai suoi compagni. Nonostante i professori gli dicessero che per quanto inerente lo svolgimento dei compiti avrebbe avuto tutte le concessioni possibili, lui voleva essere esattamente uguale agli altri. Nessuna agevolazione, nessun trattamento particolare, voleva solo ed esclusivamente sentirsi " normale". Durante il suo calvario pretendeva di svolgere le lezioni a distanza anche quando era ricoverato in ospedale ( gli infermieri avevano il divieto di entrare dopo le 8 ed i medici potevano passare a trovarlo dopo le 12.30, non voleva perdere neanche un attimo), anche quando era sottoposto a chemioterapia. Quando le nausee arrivavano imperterrite restava in collegamento, copriva il suo volto ed ascoltava perché per lui prestare attenzione ad ogni singola parola proferita dagli insegnamenti era di fondamentale importanza. In questo lungo periodo, siamo stati sostenuti da persone che non ci hanno mai lasciati soli. A settembre il suo ritorno a scuola gli aveva dato nuove energie, linfa pura, gioia infinita nonostante la malattia correva velocemente mangiandolo costantemente. Nelle lunghe ed estenuanti ore durante le quali io e mio marito abbiamo atteso nelle aule scolastiche il termine delle lezioni per riportarlo a casa abbiamo avuto il supporto di chiunque ci circondasse. Noi genitori saremo sempre fieri, orgogliosi ed onorati di essere stati genitori di un'anima pura e nobile come lui. Ha insegnato a grandi e piccini il senso della vita, il senso del sacrificio, il senso della resilienza. Ha lasciato in suo fratello minore il suo esempio, le sue ultime parole sono state dedicate al piccolo Domenico chiedendo a noi genitori di affiancarlo e sostenerlo sempre. Ringrazio l' eccelsa presenza costante della Preside Tannoia, tutto il corpo docenti, il personale ATA. Un ringraziamento speciale ai suoi meravigliosi compagni ed amici di classe che non hanno mai smesso di amarlo indistintamente, sostenerlo ed aiutarlo in qualsiasi momento soprattutto negli attimi più difficili. Ai medici ed infermieri sempre al nostro fianco i nostri ringraziamenti più sentiti. Non smetteremo mai di essere grati alla presenza costante di Don Dino che fino all'ultimo secondo ha affrontato con noi un lungo calvario. Mai dimenticheremo tutte le volte in cui Saverio gli propinava le sue lezioni, i fondamentali di fisica e le lunghe chiacchierate su Seneca e quella brevità della Vita tanto osannata dallo stesso. Chi potrà mai dimenticare le sue continue domande esistenziali, la sua fame di curiosità, la sua sete di sapere. " Posso fare una domanda?"...è così che Saverio iniziava le più disparate conversazioni con interlocutori di qualsiasi età. Le sue ultime parole. Erano le 7.30 di quel nefasto 26 ottobre 2025 . " Che ore sono? " Non riuscivo a rispondergli, mio marito ne ebbe il coraggio. " Sono le 7.30". E Saverio pronto ribadì subito che doveva andare a scuola ordinandomi di preparagli i vestiti. Il suo papà gli disse di dormire. Era domenica e l'indomani lo avremmo accompagnato ( quel domani che non è arrivato mai ). Scrivere di Saverio è la cosa più semplice che ci sia. Raccontare di lui è così naturale da renderlo sempre vivo nei cuori e nei pensieri di chi ha avuto la fortuna di conoscerlo. Una parte di lui sarà sempre viva in tutti coloro i quali hanno sentito parlare di lui perché lui era semplicemente così...vita allo stato puro. La sua ultima eredità l'abbiamo riscossa pochi giorni fa. La sua ultima pagella, solo il primo quadrimestre. Lo immagino mentre da lassù commenta i suoi voti, magari anche scherzando del fatto che in caso di tutti 10 avremmo fatto come Checco Zalone ( il suo idolo)...la promessa di una crociera. Lo immagino sorridente ed orgoglioso di sé stesso, di tutto ciò che nel periodo più drammatico ed estenuante della propria vita sia riuscito a fare ma lui era semplicemente un guerriero...di quelli che mai smetteranno di combattere. A lui va il nostro pensiero... A lui la nostra immensa gratitudine per averci concesso di essere i suoi genitori.