Sicurezza, scuola e dibattito: parola agli studenti di Trani

Le riflessioni e i pensieri dei rappresentanti degli studenti delle scuole superiori sulla tragedia di La Spezia

sabato 31 gennaio 2026 7.40
A cura di Michele Straniero
Resta calda, attuale e sconvolgente la tragedia consumatasi venerdì 16 gennaio 2026 a La Spezia, all'interno dell'Istituto 'Einaudi-Chiodo', che ha scosso l'Italia intera. L'omicidio del diciottenne Youssef Abanoub ('Abu'), ucciso da un compagno di scuola, è qualcosa che in un mondo fatto di pulsioni e troppo spesso di violenza riguarda profondamente la coscienza di tutti noi. Negli scorsi giorni abbiamo deciso di aprire un dibattito nelle scuole della nostra città, nel precedente articolo di venerdì 30 gennaio, abbiamo dato spazio alle riflessioni dei dirigenti scolastici degli Istituti: Liceo Scientifico V. Vecchi, Liceo De Sanctis, I.I.S.S. A. Moro. In questo articolo abbiamo invece voluto dare voce agli studenti delle tre scuole tranesi, tramite le parole e le riflessioni dei loro rappresentanti.

Che l'evento abbia scosso profondamente i ragazzi facendoli riflettere concretamente sulla questione e sul tema della sicurezza nelle scuole oltre che della prevenzione di tali atti attraverso il dibattito e la capacità di comprendere e dominare le emozioni, si evince chiaramente dalle loro parole: «La scuola dovrebbe essere uno dei luoghi più sicuri in assoluto, episodi come quello di La Spezia fanno capire che la sicurezza non può essere data per scontata. Molti studenti vivono pressioni forti: aspettative, giudizi, problemi personali che spesso restano invisibili. Quando mancano ascolto e prevenzione, il disagio può trasformarsi in qualcosa di pericoloso» ci dicono gli studenti del Liceo De Sanctis, accendendo le luci sui pericoli che possono emergere da sensazioni e pulsioni inascoltate. A battere sulla necessità di arrivare ad una sicurezza che sia anche psicologica oltre che fisica sono i rappresentanti dell'I.I.S.S. Moro: «La sicurezza non riguarda solo l'ambiente fisico, ma anche il benessere psicologico. Correre sempre non ci aiuta a goderci il percorso come veramente vorremmo. E la scuola, che dovrebbe essere un posto tranquillo, a volte diventa una fonte di ansia e le emozioni sono complicate da controllare».

«A volte uno sguardo, una parola di troppo, un silenzio ignorato basta per sentirsi vulnerabili. La sicurezza non è solo fisica ma è sapere che qualcuno ti vede, ti ascolta e ti prende sul serio quando dici "non sto bene"» così i rappresentanti del Liceo scientifico Vecchi, che aprono un'altra importante parentesi: "Quanto un aiuto psicologico, dato da sportelli scolastici e da professionisti potrebbe giovare agli studenti in un mondo che corre?"

«La presenza quotidiana di uno psicologo a scuola sarebbe fondamentale. Un professionista a cui poter parlare liberamente, senza sentirsi etichettati o "sbagliati". Vorremmo uno spazio dove poter dire le cose che non riusciamo a esprimere a casa o agli amici, uno spazio dove le emozioni non facciano paura. Sarebbe importante anche lavorare sulla prevenzione, insegnarci a riconoscere lo stress, la rabbia, la tristezza prima che diventino troppo pesanti da reggere da soli» continuano i ragazzi del Liceo Scientifico Vecchi.

Qualche nozione su come gli studenti vorrebbero funzionasse un ipotetico sportello psicologico scolastico la danno i ragazzi del Liceo De Sanctis: «Lo psicologo scolastico dovrebbe essere presente in modo stabile, non solo una volta ogni tanto, essere accessibile senza giudizio, anche senza dover passare sempre dai genitori o dai professori, garantire riservatezza, così da permettere agli studenti di parlare liberamente, lavorare anche sulla prevenzione, non solo quando il problema è già grave. Molti ragazzi non chiedono aiuto non perché non ne abbiano bisogno, ma perché non sanno a chi rivolgersi o hanno paura di essere etichettati. La figura dello psicologo dovrebbe essere completamente esterna al corpo docenti».

Il tema dello stress diviene un'inquietante costante, con i ragazzi dell'Aldo Moro che evidenziano come, di fianco allo stress legato al periodo adolescenziale, ce ne sia una parte generato dall'aspettativa che troppi studenti sentono gravare su di loro: «La scuola dovrebbe essere il nostro "porto sicuro", ma a essere onesti, oggi la maggior parte delle volte la pressione si sente eccome. Non parlo solo di paura che riguarda i cosiddetti atti estremi, ma di quello stress silenzioso che ti porti dietro ogni giorno: l'ansia per un brutto voto, la paura di non essere abbastanza o di non sapere cosa fare dopo. Queste paure possono far sentire molti studenti soli. La presenza di uno psicologo scolastico non è solo utile, ma fondamentale. È importante che andare dallo psicologo diventi un gesto naturale, privo di pregiudizi. Dovrebbe essere una persona empatica, magari giovane, che capisca i nostri problemi e che si possa incontrare anche senza appuntamento fisso, sia per colloqui individuali sia per incontri di gruppo, per aiutarci a gestire stress, ansia e difficoltà relazionali».

Il nemico più grande dei nostri ragazzi è indubbiamente lo stress, un vortice alimentato da aspettative e pressioni tristemente tipiche di un mondo moderno straripante di standard "fasulli" e irraggiungibili, capaci di far sentire inadatto chiunque si trovi a confrontarsi con questi. Un confronto spietato alimentato anche dalla costante esposizione ai contenuti social. Stress capace di esplodere nei giovani, portando a conseguenze irrimediabili.

Gli studenti chiariscono infine cosa si aspettano dal futuro e l'augurio che pongono a se stessi e alla scuola: «L'augurio che facciamo a noi giovani è di imparare a parlare prima di esplodere, a chiedere aiuto senza vergogna e a non sentirci soli anche quando siamo fragili. Nelle scuole vorremmo un futuro con: più dialogo e meno paura di sbagliare. Con più attenzione alla persona, non solo al rendimento – affermano gli studenti del De Sanctis evidenziando l'importanza del comportamento e di come questo si sleghi dal rendimento scolastico - ricordiamoci che ancora oggi il comportamento non è una valutazione a parte, o meglio, lo è ufficialmente, ma un ragazzo con i voti bassi, al 90%, seppur sia stato impeccabile, riceverà un giudizio più basso in comportamento, chi invece ha una media molto alta verrà premiato nonostante ipotetiche mancanza di rispetto. La scuola deve avere il compito di compensare anche laddove vi sia una mancata educazione, nel caso in cui lo studente viva una situazione complessa fuori da scuola».

«Siamo in un'età in cui il fallimento sembra la fine del mondo, ma è solo parte del gioco. Vorremmo una scuola che sia un posto dove si impari a vivere, a collaborare e non solo a competere. Vorremmo vedere più spazi per il dialogo e ci piacerebbe che il nostro benessere contasse più della media dei voti. Vorremmo una scuola che insegni anche a vivere, non solo a studiare. L'augurio che facciamo a noi giovani è quello di poter crescere in un futuro che ci permetta di essere noi stessi, senza sentirci costantemente sotto pressione» così i rappresentati dell'I.I.S.S. A. Moro di Trani dimostrando come "pressione" sia la parola d'ordine che condiziona le vite di molti, forse troppi, studenti (e non solo).

Un inno all'essere se stessi e al rispettare il proprio modo di essere quanto quello degli altri è l'augurio dei rappresentanti del Liceo V. Vecchi: «Il nostro augurio è che nessuno di noi perda se stesso nel tentativo di diventare ciò che gli altri si aspettano. Che impariamo a non misurarci solo con i voti, ma con la felicità, con la crescita, con il rispetto per quello che siamo. Nelle scuole vorremmo trovare più ascolto e meno giudizio, più dialogo e meno paura di sbagliare; una scuola che formi persone capaci di empatia e responsabilità. Un luogo in cui sentirsi accolti, capiti e liberi di costruire il nostro futuro senza sentirsi soli».

Il nostro augurio invece è un appello, un appello rivolta a tutti i lettori, un appello a non dimenticare chi è di fianco a noi, a non snobbare i propri stati d'animo negativi e quelli del nostro prossimo. L'evitare di vivere le emozioni e di comprenderle porta solo al finire per viverle senza coscienza e questo, come abbiamo visto porta solo a situazioni "oscure", evitabili con dialogo ed ascolto e, in certi casi, con l'appoggio di professionisti.