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Scuola e Lavoro

Sicurezza e scuola, da La Spezia a Trani, parlano Presidi e Studenti

Focus sui sentimenti che gli accadimenti di La Spezia hanno avuto nelle nostre scuole e sui nostri studenti

La tragedia avvenuta venerdì 16 gennaio 2026 a La Spezia, all'interno dell'Istituto 'Einaudi-Chiodo', ha scosso l'Italia intera. L'omicidio del diciottenne Youssef Abanoub ('Abu'), ucciso da un compagno di scuola, non è un semplice fatto di cronaca locale, ma un evento che interroga profondamente la coscienza di tutti noi. Per questo motivo abbiamo deciso di aprire un dibattito nelle scuole della nostra città. In questo articolo raccogliamo le testimonianze e le riflessioni dei Dirigenti Scolastici; nei prossimi giorni, daremo voce ai Rappresentanti degli studenti. Parlare di violenza, analizzarne le cause e discutere di sicurezza negli istituti è l'unico antidoto possibile per crescere come comunità e prevenire simili atrocità.

In questa prima parte, quindi, riporteremo le risposte che i Dirigenti scolastici Angela Tannoia, (Liceo scientifico V. Vecchi), Nicola Valente, (Liceo De Sanctis) e Roberto Diana, (I.I.S.S A. Moro), ci hanno fornito sulla questione. «Ogni forma di violenza, soprattutto quando nasce da dinamiche affettive distorte, è inaccettabile e deve essere contrastata con determinazione» dichiara con fermezza Angela Tannoia, dirigente del Liceo V. Vecchi; «Dirigenti e docenti si sono sentiti colpiti non solo come professionisti, ma come persone. Chi lavora nella scuola sceglie ogni giorno di stare accanto ai ragazzi, di accompagnarli anche quando esprimono disagio, rabbia, chiusura. La notizia ha sconvolto tutti», così il dirigente dell'I.I.S.S. A. Moro di Trani Roberto Diana. Forte è il pensiero di Nicola Valente, dirigente del Liceo De Sanctis: «Insieme al dolore c'è anche tanta rabbia, perché questo non può accadere in un luogo di cura e protezione come le scuole».

Emerge dalle parole dei presidi un forte richiamo alla condivisione dell'impegno educativo da parte di scuola e famiglia, che devono necessariamente operare in sinergia: «È importante una forte costruzione della comunità educante che affianchi i ragazzi, per questo rinforzo occorre più collaborazione tra scuola e famiglia per comprendere al meglio le necessità dei nostri giovani ed essergli davvero di ausilio» ci dice Nicola Valente. «Questo episodio ci richiama alla necessità di un impegno educativo condiviso: scuola, famiglie, servizi territoriali e società devono lavorare insieme per promuovere relazioni sane e rispetto reciproco» evidenzia la dirigente Angela Tannoia: «Una notizia del genere fa emergere una paura silenziosa: quella di non riuscire sempre a intercettare il malessere, di trovarsi di fronte a reazioni sempre più sproporzionate ai "no", ai limiti, alle regole che fanno parte del nostro ruolo educativo. È una presa di coscienza dolorosa, che ci interroga sul senso profondo del nostro lavoro e sulla fragilità del contesto in cui operiamo» così il dirigente Roberto Diana, che apre un'importante parentesi sul tema della prevenzione e sugli strumenti che la scuola necessita a sua disposizione.

Eco a questa richiesta è la riflessione del dirigente Valente sulle difficoltà che il "vivere in un mondo virtuale" può portare con sé: «C'è un forte distacco dei giovani dalla realtà, questo "vivere in un mondo virtuale", porta a comportamenti spesso distanti da quelli propri della realtà. Occorrono maggiori risorse per mettere in atto ulteriori attività di cura allo studente come ad esempio sportelli psicologici, così da poter gestire al meglio situazioni a limite. Lo stress resta una componente elevata. C'è a volte difficoltà a comprendere il comportamento delle nuove generazioni che vivono una vita parallela a causa del mondo virtuale».
Sulla questione batte con forza anche la Preside Tannoia del Liceo Vecchi: «Episodi come questo interrogano tutti noi adulti. Non possiamo limitarci a reagire nell'emergenza: dobbiamo rafforzare gli strumenti di ascolto, di prevenzione e di accompagnamento. Fondamentale che i ragazzi comprendano che la gelosia, il controllo, il possesso non sono mai espressioni d'amore. Necessario investire in percorsi di educazione all'affettività, al rispetto di sé e dell'altro, e alla cultura della non violenza».

La domanda finale che è stata posta ai dirigenti tranesi sorge spontanea: "cosa può fare la scuola per prevenire ed affrontare queste terribili situazioni?".
Le risposte si completano a vicenda, marcando chiaramente la voglia dell'istituzione scolastica di esserci, di voler lavorare in sinergia con le famiglie e di voler evolvere con gli studenti stessi, ma portando i riflettori anche sugli aiuti e sul sostegno che la scuola necessita per compiere al meglio il suo compito: «La Scuola deve continuare a educare, prevenire, ascoltare. Ma deve essere sostenuta da una rete più ampia: percorsi di educazione emotiva, sportelli di ascolto stabili, nonché un dialogo costante con le famiglie e le istituzioni. La prevenzione della violenza non è un progetto episodico: è un impegno quotidiano» dichiara Angela Tannoia; «Spesso ci si trova senza strumenti adeguati e in una solitudine istituzionale che pesa. Ma continuiamo a credere nella scuola come luogo di cura, di possibilità. Per questo chiediamo di non essere lasciati soli. La sicurezza non è solo controllo: è ascolto, tempo, presenza, alleanze educative forti. È restituire valore alla relazione, perché è lì che oggi si gioca la vera sfida» così Roberto Diana.

E' Nicola Valente a mettere un ulteriore accento sulla necessità dei vari componenti dell'istituzione scuola di "fare squadra" per proteggere ed educare le nuove generazioni: «C'è a volte difficoltà a comprendere il comportamento delle nuove generazioni che vivono una vita parallela a causa, come detto, del mondo virtuale. È importante proprio per questo una forte costruzione della comunità educante che affianchi i ragazzi, occorre più collaborazione tra scuola e famiglia, un dialogo costante sincero e sinergico».

Un evento terribile quello di La Spezia, che la scuole tranesi, e ci si augura di tutta Italia, non vogliono mettere in sordina, bensì guardarlo negli occhi e prenderne atto dimostrando, come testimoniano le parole dei presidi, che l'istituzione scuola è e sarà sempre uno dei pilastri di ogni comunità. L'importanza del dibattito sta nell'imparare a percepire vicine circostanze che appaiono lontane, perché non è tollerabile aspettare una tragedia per attivare la coscienza.
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