Trani, il dopo voto è dolce per il Popolo della Libertà
Musci e Di Marzio: «I cittadini apprezzano il nostro lavoro». Gongola D'Ambrosio (5 stelle), fa autocritica l'Udc. Amoruso chiede la testa di Vendola
lunedì 25 febbraio 2013
22.52
Prime reazioni al voto per le elezioni politiche. A Trani i numeri riconfermano il Popolo della Libertà primo partito. E il primo messaggio giunge proprio dal Pdl locale, a firma del commissario cittadino, Giuseppe Di Marzio, e del capogruppo consiliare, Maurizio Musci. «Esprimiamo - dicono i due esponenti del Pdl - piena soddisfazione per il risultato elettorale conseguito, che attesta Trani tra i primi Comuni in Italia per il forte consenso al Popolo delle Libertà. Il dato elettorale comprova l'apprezzamento da parte della cittadinanza al certosino lavoro che l'amministrazione locale sta compiendo con quotidiana dedizione all'ascolto dei problemi e alla loro risoluzione. Un vivo ringraziamento, quindi, a tutti i cittadini che con il loro voto, ponderato e razionale, hanno confermato nuovamente la fiducia al partito di maggioranza relativa ed ai suoi esponenti».
Fa autocritica l'Udc. Bartolo Maiullari, capogruppo consiliare, analizza il risultato non certo confortante per il suo partito: «Casini ha affermato che nella vita si vince e si perde. Ed è chiaro ed evidente che in questa competizione elettorale, l'Unione di Centro ne esce con le ossa rotte. Sono state fatte delle scelte discutibili a livello centrale ed in particolare a Trani, non aver avuto il legittimo e meritato riconoscimento, del lavoro effettuato negli ultimi anni, ha allontanato e demotivato il nostro elettorato, che ha scelto di non esprimere il proprio consenso per personaggi che non rappresentano il territorio. Siamo invece soddisfatti del risultato della Lista Monti e dell'area moderata, che è bene ricordare, esprime la maggioranza dell'elettorato tranese».
Col Movimento 5 stelle è stato eletto l'andriese Giuseppe D'Ambrosio: «E' davvero un grande risultato per quanto riguarda il Movimento - dice - tuttavia, l'ingovernabilità che si prospetta al Senato è una brutta botta per l'Italia. Se si dovesse andare subito a votare si farebbe la fine della Grecia e secondo me non bisogna perdere assolutamente tempo. Bisogna subito impostare le riforme utili alla nostra nazione. Come Movimento cercheremo di dare il nostro contributo ed un nuovo vero impulso per il cambiamento. Andare a rivotare in queste condizioni non servirebbe praticamente a nulla perchè si otterrebbe lo stesso risultato. Nessuna alleanza con nessuno ma solo scelte per il bene comune».
Un altro degli eletti pugliesi è Francesco Amoruso, coordinatore regionale del Popolo della Libertà: «Nel nettissimo successo del centrodestra e del PdL nella nostra Regione indubbiamente il ruolo principale è stato svolto dal traino inesauribile del nostro presidente Berlusconi, dalla mobilitazione generosa dei nostri militanti e dalla saggezza antica del nostro popolo, che ha confermato contro ogni previsione la sua collocazione politica naturale . A loro va il ringraziamento del PdL pugliese, fiero di avere conseguito uno dei migliori risultati in assoluto tra tutte le Regioni italiane. Ma non c'è dubbio che una buona mano ce l'abbiano anche data Vendola ed i suoi alleati, che hanno rappresentato una Puglia tanto luccicante quanto inesistente, a fronte di una condizione di degrado e di abbandono di cui i pugliesi pagano il prezzo sulla loro pelle e sono pertanto sempre più amaramente consapevoli, in termini tanto di lavoro quanto di servizi socio-ospedalieri ossia proprio sui fronti su cui più forte dovrebbe essere l'impegno di una sinistra di governo. Oggi l'esecutivo regionale, che avventatamente si aspettava una sorta di apoteosi popolare tant'è che era confluito baldanzosamente in massa nelle liste di riferimento, è invece ampiamente delegittimato da quello che non può non essere letto, con il governatore e tanti assessori in ballo, come un solenne voto di sfiducia. Credo che sarebbe saggio e doveroso prenderne atto e restituire al Popolo pugliese un mandato che le urne hanno tanto clamorosamente revocato».
Per Fabrizio Sotero, assessore comunale e coordinatore regionale del movimento Giovane Italia quella del Pdl è stata in Puglia è stata una vittoria netta: «Un consenso forte, radicato, distribuito su tutto il territorio regionale. Ringrazio di cuore tutti i pugliesi che, dando fiducia massiccia al nostro partito, intimano un gran bell'avviso di sfratto al presidente Vendola. La Puglia si conferma una Regione di centrodestra, con percentuali considerevoli. Al Senato, con il 30,21% la nostra regione garantisce al PdL la prima percentuale di tutta Italia. E, non finisce qui, infatti la Provincia Barletta Andria Trani, facendo registrare un 32,75% alla Camera ed un 34,58% al Senato, vanta la medaglia di una delle Province più azzurre d'Italia, sicuramente la più azzurra di Puglia. Molti ci avevano dati per morti e sepolti, tutti i sondaggi davano in svantaggio il PdL nei confronti della sinistra, invece la bontà del progetto è venuta fuori grazie alla caparbietà, alla tenacia del presidente Silvio Berlusconi, il quale lo scorso 13 febbraio a Bari, in un grande bagno di folla, ha suonato la carica dando grandissimo entusiasmo a tutti noi, al nostro leader Raffaele Fitto che ha saputo mettere in campo liste forti composte solo ed esclusivamente da pugliesi sia alla Camera che al Senato, al coordinatore regionale Amoruso ed al vice Distaso per la bella (e difficile) campagna elettorale che ci hanno fatto vivere, culminata con una manifestazione di chiusura a Trani, in pieno stile tatarelliano, condotta fino allo scoccare della mezzanotte da un coinvolgente Sergio Silvestris. Un plauso particolare a tutti i militanti, i simpatizzanti, i candidati di Giovane Italia che, pur non essendo in posizione cosiddetta utile, non hanno mai fatto mancare il loro impegno, da Foggia alla Bat, passando per Bari, Brindisi, Lecce e Taranto, un esercito di ragazze e ragazzi appassionati di politica, la vera anima del PdL e del centrodestra di Puglia. Giovane Italia riparte da qui, da questa bella vittoria pugliese per riportare il governo di centrodestra alla Regione. La nostra intenzione è quella di creare un contenitore di idee in cui raccogliere tutte le esperienze, i progetti per una Puglia rigenerata da torpore vendoliano. Un sincero in bocca al lupo alla pattuglia dei parlamentari pugliesi, 9 deputati ed 11 senatori che certamente sapranno rappresentare al meglio la nostra terra».
Il sindaco di Andria, Nicola Giorgino, analizza così il voto: «La vittoria in Puglia del Pdl e del centrodestra ed il netto ridimensionamento del centrosinistra testimoniano come la nostra classe dirigente regionale del partito sia all'altezza delle sfide del futuro». Da Andria a Barletta, ecco il pensiero del consigliere regionale Giovanni Alfarano (Pdl): «Ancora una volta in Puglia e nella Provincia Bat si conferma il buon trend del Popolo della Libertà. Un risultato indubbiamente positivo che conferma la forte sfiducia degli elettori nei confronti della proposta politica del centrosinistra a livello nazionale e locale. I dati pugliesi bocciano tra le mura amiche il mal governo del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e del suo partito, Sinistra ecologia e libertà. Determinante è stato il ritorno in campo di Berlusconi così come importante è stata la gestione del partito operata dal nostro leader regionale Raffaele Fitto, in grado di motivare l'elettorato di centrodestra con una presenza assidua sul territorio».
Tornando in casa nostra, Rino Negrogno commenta alla sua maniera l'esito delle elezioni: «Ma una risata distruggerà la casta o ci seppellirà? La sinistra è debole, non ci crede più, è moderata, vuole avere l'operaio pieno ed il padrone ubriaco, è affascinata dai papi e dalla banche, è vecchia quindi ha paura di morire e per questo si va a confessare, va a messa la domenica e non sa chi sia Marx, non ha letto neanche uno dei tre tomi ed il plusvalore diventa un comandamento che non si ricorda più se mai lo si è conosciuto. La sinistra ha dimenticato che da solo nessuno è importante per la rivoluzione e allora si divide in tanti piccoli insignificanti partitucoli perché ognuno vuol fare il capo di quel piccolo mondo o perché ognuno vuol smussare una parte del suo spigoloso comunismo così da poter arrivare da qualche parte. Così ci si riunisce, si parla, ci si acclama da soli, poi si parla, si parla, si parla, ci si compiace della cultura che si ritiene superiore ad ogni altra cultura e basta. Il popolo di sinistra, stanco, disorientato, assuefatto da tutti questi capetti e tutta questa cultura, preferisce il comico che almeno è uno e non si accontenta più di distruggere le ingiustizie e le differenze sociali ma vuole distruggere tutto, preferibilmente a suon di parolacce e risate. E poi dalle macerie nasca quel che vuole. La destra è forte, compatta, non è una risata che la seppellirà, ed ancor più lo diventa quando la fame e la disperazione prendono il sopravvento. In uno scenario drammatico come quello attuale ci sono due possibilità: o il popolo si arma e fa la rivoluzione in nome dell'uguaglianza e della giustizia sociale scacciando il nemico che è uno ed è nemico di tutti i popoli oppure prende il sopravvento l'istinto di sopravvivenza e la scelta si orienta nella direzione dell' egoismo sociale, così si acuisce l'amore per la patria, per la città, per la famiglia, tutti territori chiusi, delimitati, protetti con la propensione all'isolamento delle altre comunità uguali ma diverse dalle nostre. Diventa una guerra di sopravvivenza che può giungere alla giustificazione di ogni atto fino a renderlo divino o quanto meno benedetto dalle divinità. Poco importa se i ponti sullo stretto non sono stati né verranno costruiti, ora l'importante è essere pronti a bombardarli i ponti per proteggere quel poco che è nostro, quel poco che ci resta, ragion per cui è rassicurante e ci fa sentire uniti, forti, imbattibili dare il comando a chi, per ragioni storiche, propriamente od impropriamente, ci arma e ci fa partire. Ma alla fine della nostra risata e delle nostre parolacce, il pianto, la disperazione e le parolacce dei nostri figli ci seppelliranno».
Fa autocritica l'Udc. Bartolo Maiullari, capogruppo consiliare, analizza il risultato non certo confortante per il suo partito: «Casini ha affermato che nella vita si vince e si perde. Ed è chiaro ed evidente che in questa competizione elettorale, l'Unione di Centro ne esce con le ossa rotte. Sono state fatte delle scelte discutibili a livello centrale ed in particolare a Trani, non aver avuto il legittimo e meritato riconoscimento, del lavoro effettuato negli ultimi anni, ha allontanato e demotivato il nostro elettorato, che ha scelto di non esprimere il proprio consenso per personaggi che non rappresentano il territorio. Siamo invece soddisfatti del risultato della Lista Monti e dell'area moderata, che è bene ricordare, esprime la maggioranza dell'elettorato tranese».
Col Movimento 5 stelle è stato eletto l'andriese Giuseppe D'Ambrosio: «E' davvero un grande risultato per quanto riguarda il Movimento - dice - tuttavia, l'ingovernabilità che si prospetta al Senato è una brutta botta per l'Italia. Se si dovesse andare subito a votare si farebbe la fine della Grecia e secondo me non bisogna perdere assolutamente tempo. Bisogna subito impostare le riforme utili alla nostra nazione. Come Movimento cercheremo di dare il nostro contributo ed un nuovo vero impulso per il cambiamento. Andare a rivotare in queste condizioni non servirebbe praticamente a nulla perchè si otterrebbe lo stesso risultato. Nessuna alleanza con nessuno ma solo scelte per il bene comune».
Un altro degli eletti pugliesi è Francesco Amoruso, coordinatore regionale del Popolo della Libertà: «Nel nettissimo successo del centrodestra e del PdL nella nostra Regione indubbiamente il ruolo principale è stato svolto dal traino inesauribile del nostro presidente Berlusconi, dalla mobilitazione generosa dei nostri militanti e dalla saggezza antica del nostro popolo, che ha confermato contro ogni previsione la sua collocazione politica naturale . A loro va il ringraziamento del PdL pugliese, fiero di avere conseguito uno dei migliori risultati in assoluto tra tutte le Regioni italiane. Ma non c'è dubbio che una buona mano ce l'abbiano anche data Vendola ed i suoi alleati, che hanno rappresentato una Puglia tanto luccicante quanto inesistente, a fronte di una condizione di degrado e di abbandono di cui i pugliesi pagano il prezzo sulla loro pelle e sono pertanto sempre più amaramente consapevoli, in termini tanto di lavoro quanto di servizi socio-ospedalieri ossia proprio sui fronti su cui più forte dovrebbe essere l'impegno di una sinistra di governo. Oggi l'esecutivo regionale, che avventatamente si aspettava una sorta di apoteosi popolare tant'è che era confluito baldanzosamente in massa nelle liste di riferimento, è invece ampiamente delegittimato da quello che non può non essere letto, con il governatore e tanti assessori in ballo, come un solenne voto di sfiducia. Credo che sarebbe saggio e doveroso prenderne atto e restituire al Popolo pugliese un mandato che le urne hanno tanto clamorosamente revocato».
Per Fabrizio Sotero, assessore comunale e coordinatore regionale del movimento Giovane Italia quella del Pdl è stata in Puglia è stata una vittoria netta: «Un consenso forte, radicato, distribuito su tutto il territorio regionale. Ringrazio di cuore tutti i pugliesi che, dando fiducia massiccia al nostro partito, intimano un gran bell'avviso di sfratto al presidente Vendola. La Puglia si conferma una Regione di centrodestra, con percentuali considerevoli. Al Senato, con il 30,21% la nostra regione garantisce al PdL la prima percentuale di tutta Italia. E, non finisce qui, infatti la Provincia Barletta Andria Trani, facendo registrare un 32,75% alla Camera ed un 34,58% al Senato, vanta la medaglia di una delle Province più azzurre d'Italia, sicuramente la più azzurra di Puglia. Molti ci avevano dati per morti e sepolti, tutti i sondaggi davano in svantaggio il PdL nei confronti della sinistra, invece la bontà del progetto è venuta fuori grazie alla caparbietà, alla tenacia del presidente Silvio Berlusconi, il quale lo scorso 13 febbraio a Bari, in un grande bagno di folla, ha suonato la carica dando grandissimo entusiasmo a tutti noi, al nostro leader Raffaele Fitto che ha saputo mettere in campo liste forti composte solo ed esclusivamente da pugliesi sia alla Camera che al Senato, al coordinatore regionale Amoruso ed al vice Distaso per la bella (e difficile) campagna elettorale che ci hanno fatto vivere, culminata con una manifestazione di chiusura a Trani, in pieno stile tatarelliano, condotta fino allo scoccare della mezzanotte da un coinvolgente Sergio Silvestris. Un plauso particolare a tutti i militanti, i simpatizzanti, i candidati di Giovane Italia che, pur non essendo in posizione cosiddetta utile, non hanno mai fatto mancare il loro impegno, da Foggia alla Bat, passando per Bari, Brindisi, Lecce e Taranto, un esercito di ragazze e ragazzi appassionati di politica, la vera anima del PdL e del centrodestra di Puglia. Giovane Italia riparte da qui, da questa bella vittoria pugliese per riportare il governo di centrodestra alla Regione. La nostra intenzione è quella di creare un contenitore di idee in cui raccogliere tutte le esperienze, i progetti per una Puglia rigenerata da torpore vendoliano. Un sincero in bocca al lupo alla pattuglia dei parlamentari pugliesi, 9 deputati ed 11 senatori che certamente sapranno rappresentare al meglio la nostra terra».
Il sindaco di Andria, Nicola Giorgino, analizza così il voto: «La vittoria in Puglia del Pdl e del centrodestra ed il netto ridimensionamento del centrosinistra testimoniano come la nostra classe dirigente regionale del partito sia all'altezza delle sfide del futuro». Da Andria a Barletta, ecco il pensiero del consigliere regionale Giovanni Alfarano (Pdl): «Ancora una volta in Puglia e nella Provincia Bat si conferma il buon trend del Popolo della Libertà. Un risultato indubbiamente positivo che conferma la forte sfiducia degli elettori nei confronti della proposta politica del centrosinistra a livello nazionale e locale. I dati pugliesi bocciano tra le mura amiche il mal governo del presidente della Regione Puglia Nichi Vendola e del suo partito, Sinistra ecologia e libertà. Determinante è stato il ritorno in campo di Berlusconi così come importante è stata la gestione del partito operata dal nostro leader regionale Raffaele Fitto, in grado di motivare l'elettorato di centrodestra con una presenza assidua sul territorio».
Tornando in casa nostra, Rino Negrogno commenta alla sua maniera l'esito delle elezioni: «Ma una risata distruggerà la casta o ci seppellirà? La sinistra è debole, non ci crede più, è moderata, vuole avere l'operaio pieno ed il padrone ubriaco, è affascinata dai papi e dalla banche, è vecchia quindi ha paura di morire e per questo si va a confessare, va a messa la domenica e non sa chi sia Marx, non ha letto neanche uno dei tre tomi ed il plusvalore diventa un comandamento che non si ricorda più se mai lo si è conosciuto. La sinistra ha dimenticato che da solo nessuno è importante per la rivoluzione e allora si divide in tanti piccoli insignificanti partitucoli perché ognuno vuol fare il capo di quel piccolo mondo o perché ognuno vuol smussare una parte del suo spigoloso comunismo così da poter arrivare da qualche parte. Così ci si riunisce, si parla, ci si acclama da soli, poi si parla, si parla, si parla, ci si compiace della cultura che si ritiene superiore ad ogni altra cultura e basta. Il popolo di sinistra, stanco, disorientato, assuefatto da tutti questi capetti e tutta questa cultura, preferisce il comico che almeno è uno e non si accontenta più di distruggere le ingiustizie e le differenze sociali ma vuole distruggere tutto, preferibilmente a suon di parolacce e risate. E poi dalle macerie nasca quel che vuole. La destra è forte, compatta, non è una risata che la seppellirà, ed ancor più lo diventa quando la fame e la disperazione prendono il sopravvento. In uno scenario drammatico come quello attuale ci sono due possibilità: o il popolo si arma e fa la rivoluzione in nome dell'uguaglianza e della giustizia sociale scacciando il nemico che è uno ed è nemico di tutti i popoli oppure prende il sopravvento l'istinto di sopravvivenza e la scelta si orienta nella direzione dell' egoismo sociale, così si acuisce l'amore per la patria, per la città, per la famiglia, tutti territori chiusi, delimitati, protetti con la propensione all'isolamento delle altre comunità uguali ma diverse dalle nostre. Diventa una guerra di sopravvivenza che può giungere alla giustificazione di ogni atto fino a renderlo divino o quanto meno benedetto dalle divinità. Poco importa se i ponti sullo stretto non sono stati né verranno costruiti, ora l'importante è essere pronti a bombardarli i ponti per proteggere quel poco che è nostro, quel poco che ci resta, ragion per cui è rassicurante e ci fa sentire uniti, forti, imbattibili dare il comando a chi, per ragioni storiche, propriamente od impropriamente, ci arma e ci fa partire. Ma alla fine della nostra risata e delle nostre parolacce, il pianto, la disperazione e le parolacce dei nostri figli ci seppelliranno».