Trani, il nemico invisibile che non aspetta: «Sull'amianto la politica passi dalle promesse ai fatti»
Il grido d’allarme di medici e associazioni ed il monito ai candidati sindaci: «La mappatura è ferma, le ordinanze restano sulla carta»
venerdì 1 maggio 2026
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L'amianto a Trani non è un ricordo del passato, ma un'emergenza del presente che respira insieme alla città. È questo il messaggio potente emerso mercoledì 29 aprile presso la Biblioteca Comunale, durante l'incontro "Rischio amianto. La bonifica è sicurezza dei cittadini e del lavoro". Un evento che ha visto convergere le forze dell'Associazione Esposti Amianto e Rischi per la Salute, Oikos e Codacons, per scuotere le istituzioni su una piaga che, nonostante i divieti, continua a mietere vittime in modo silenzioso tra le strade del nostro territorio.
I dati della BAT: una ferita aperta - Il dibattito si è aperto con la cruda realtà dei numeri. Nella provincia Barletta-Andria-Trani (BAT) sono 135 i casi di mesotelioma accertati dal Registro Tumori. Un dato che, rapportato alla popolazione, rivela come l'esposizione non sia limitata ai grandi poli industriali di Taranto o Bari (ex Fibronit), ma sia diffusa anche nel tessuto urbano tranese. Con l'entrata in vigore delle nuove norme europee che, proprio nel 2026, hanno abbassato il limite di tolleranza a 0,01 fibre/$cm^3$, gran parte degli edifici censiti a Trani rischia di risultare oggi ufficialmente fuori norma.
L'allarme dei medici: «Diagnosi precoce inutile, serve la rimozione» - Il fronte medico ha gelato la platea sulla gravità della patologia. Il Dott. Antonio Lorusso, specialista in Medicina del Lavoro, ha spiegato: «La risposta sulla pericolosità di Trani ce la dà l'epidemiologia. In base ai dati del Registro Nazionale, a Trani non dovremmo trovare casi di mesotelioma perché non ci sono siti industriali che li provocherebbero, eppure ci sono. La diagnosi precoce è impossibile e, purtroppo, non ha utilità prognostica: non incide sull'andamento della patologia. È un male letale che porta alla morte in un periodo tra i sei mesi e i due anni». Il Dott. Vito Totire, intervenuto da remoto, ha sottolineato come la prevenzione primaria sia l'unica via d'uscita, ricordando che il rischio non è solo per chi ha lavorato l'amianto ieri, ma per chi respira la polvere delle coperture ammalorate oggi.
Le associazioni: «Tempi biblici per le bonifiche» - Antonio Carrabba, presidente di Oikos e portavoce BAT dell'Associazione Esposti Amianto, ha denunciato l'immobilismo burocratico: «Mi occupo di amianto dal 1999 e la prima segnalazione per una bonifica ha visto la luce solo nel 2019. Se abbiamo questi tempi, ci vorranno molti anni per bonificare tutta la città. La sensibilità è cresciuta, ma la realtà è che abbiamo numerosissimi capannoni legati al boom dell'industria marmifera con coperture in amianto mai manutenute. Spesso la patologia viene sottovalutata per la latenza di 40 anni, ma se non agiamo subito, ci ritroveremo tra qualche tempo ad avere bambini che oggi hanno 5 o 10 anni soffrire di queste patologie quando ne avranno 40».
La legge inapplicata: l'affondo del Codacons - L'Avv. Nicola Ulisse (Codacons) ha posto l'accento sul fallimento delle ordinanze comunali: «La legge 257/92 è tra le più inapplicate. Pare quasi che il problema non esista perché l'amianto è un nemico invisibile. Esiste un'ordinanza del Comune di Trani per il sito Lambert che risale al 2016, ma non è stata ottemperata: un mese fa la tettoia era ancora lì. Le istituzioni locali non forniscono informazioni sufficienti e i rischi legali per chi non interviene, sia in condomini che in siti privati, sono pesantissimi, ma manca la consapevolezza del pericolo per la salute pubblica».
La Regione e il futuro della città - L'Assessora regionale all'Ambiente, Debora Ciliento, ha richiamato alla responsabilità collettiva: «L'amianto è un problema che riguarda tutti. Bisogna fare chiarezza sulle competenze e fare rete con i Comuni e le ASL. La Regione Puglia ha indetto l'ultimo bando nel 2023; ora dobbiamo lavorare per trovare nuove risorse e riproporre questo approccio di bonifica. Siamo in un percorso storico che ha cambiato l'approccio con la salute: ben vengano questi momenti in cui si prende coscienza di ciò che ci circonda».
La sfida ai candidati Sindaci - Il cuore politico dell'incontro è stato il confronto con i candidati sindaci per le amministrative 2026.
I dati della BAT: una ferita aperta - Il dibattito si è aperto con la cruda realtà dei numeri. Nella provincia Barletta-Andria-Trani (BAT) sono 135 i casi di mesotelioma accertati dal Registro Tumori. Un dato che, rapportato alla popolazione, rivela come l'esposizione non sia limitata ai grandi poli industriali di Taranto o Bari (ex Fibronit), ma sia diffusa anche nel tessuto urbano tranese. Con l'entrata in vigore delle nuove norme europee che, proprio nel 2026, hanno abbassato il limite di tolleranza a 0,01 fibre/$cm^3$, gran parte degli edifici censiti a Trani rischia di risultare oggi ufficialmente fuori norma.
L'allarme dei medici: «Diagnosi precoce inutile, serve la rimozione» - Il fronte medico ha gelato la platea sulla gravità della patologia. Il Dott. Antonio Lorusso, specialista in Medicina del Lavoro, ha spiegato: «La risposta sulla pericolosità di Trani ce la dà l'epidemiologia. In base ai dati del Registro Nazionale, a Trani non dovremmo trovare casi di mesotelioma perché non ci sono siti industriali che li provocherebbero, eppure ci sono. La diagnosi precoce è impossibile e, purtroppo, non ha utilità prognostica: non incide sull'andamento della patologia. È un male letale che porta alla morte in un periodo tra i sei mesi e i due anni». Il Dott. Vito Totire, intervenuto da remoto, ha sottolineato come la prevenzione primaria sia l'unica via d'uscita, ricordando che il rischio non è solo per chi ha lavorato l'amianto ieri, ma per chi respira la polvere delle coperture ammalorate oggi.
Le associazioni: «Tempi biblici per le bonifiche» - Antonio Carrabba, presidente di Oikos e portavoce BAT dell'Associazione Esposti Amianto, ha denunciato l'immobilismo burocratico: «Mi occupo di amianto dal 1999 e la prima segnalazione per una bonifica ha visto la luce solo nel 2019. Se abbiamo questi tempi, ci vorranno molti anni per bonificare tutta la città. La sensibilità è cresciuta, ma la realtà è che abbiamo numerosissimi capannoni legati al boom dell'industria marmifera con coperture in amianto mai manutenute. Spesso la patologia viene sottovalutata per la latenza di 40 anni, ma se non agiamo subito, ci ritroveremo tra qualche tempo ad avere bambini che oggi hanno 5 o 10 anni soffrire di queste patologie quando ne avranno 40».
La legge inapplicata: l'affondo del Codacons - L'Avv. Nicola Ulisse (Codacons) ha posto l'accento sul fallimento delle ordinanze comunali: «La legge 257/92 è tra le più inapplicate. Pare quasi che il problema non esista perché l'amianto è un nemico invisibile. Esiste un'ordinanza del Comune di Trani per il sito Lambert che risale al 2016, ma non è stata ottemperata: un mese fa la tettoia era ancora lì. Le istituzioni locali non forniscono informazioni sufficienti e i rischi legali per chi non interviene, sia in condomini che in siti privati, sono pesantissimi, ma manca la consapevolezza del pericolo per la salute pubblica».
La Regione e il futuro della città - L'Assessora regionale all'Ambiente, Debora Ciliento, ha richiamato alla responsabilità collettiva: «L'amianto è un problema che riguarda tutti. Bisogna fare chiarezza sulle competenze e fare rete con i Comuni e le ASL. La Regione Puglia ha indetto l'ultimo bando nel 2023; ora dobbiamo lavorare per trovare nuove risorse e riproporre questo approccio di bonifica. Siamo in un percorso storico che ha cambiato l'approccio con la salute: ben vengano questi momenti in cui si prende coscienza di ciò che ci circonda».
La sfida ai candidati Sindaci - Il cuore politico dell'incontro è stato il confronto con i candidati sindaci per le amministrative 2026.
- Marco Galiano (Centrosinistra): «So di cosa si parla perché ho gestito la rimozione di manufatti nella scuola che dirigo, la "E.Baldassarre". È troppo facile dire che bisogna vigilare: bisogna emanare atti, intimare la rimozione a chi ha manufatti in pessimo stato e recuperare le risorse. Insegnando in alcune scuole, vedevo regolarmente dai vetri capannoni con tetti in amianto ammalorati: temo siano ancora lì e questo è inaccettabile».
- Vito Branà (M5S): «La pubblica amministrazione è stata silente. Il sindaco è la massima autorità sanitaria della città e può intervenire con ordinanze drastiche. È strano che oggi non ci sia ancora una mappatura completa sui siti dell'amianto. Non è un problema politico, ma sanitario: il sindaco deve svestire la sua veste partitica e pensare seriamente alla salute dei cittadini».