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Salute d'asporto

Sale rosa dell’Himalaya e sale marino: impatto sulla salute cardiovascolare

Ce ne parla il biologo Giuseppe Labianca

Negli ultimi anni, il sale rosa dell'Himalaya ha conquistato un posto privilegiato nelle cucine e negli scaffali dei negozi di alimenti salutistici. Le sue sfumature rosate e l'aura di "naturalità" lo rendono un prodotto di forte appeal per chi cerca alternative al sale marino tradizionale. Tuttavia, dal punto di vista della salute cardiovascolare, le evidenze scientifiche mostrano che questa scelta estetica e di marketing non si traduce in benefici misurabili.

È ampiamente riconosciuto che un'elevata assunzione di sodio è associata all'aumento della pressione arteriosa, un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. Per questo, l'Organizzazione Mondiale della Sanità raccomanda di non superare i 5 grammi di sale (circa 2 grammi di sodio) al giorno. In questo contesto, molti consumatori optano per sali "alternativi", come quello dell'Himalaya, ritenendo che contengano meno sodio o che siano più ricchi di minerali benefici.

Uno studio pubblicato nel Arquivos Brasileiros de Cardiologia nel 2022, ha confrontato direttamente gli effetti del sale rosa dell'Himalaya e del sale marino tradizionale su un gruppo di donne con ipertensione. Lo studio ha coinvolto 17 partecipanti che hanno consumato alternativamente i due tipi di sale per quattro settimane al termine delle quali sono stati misurati i livelli di sodio nelle urine e la pressione arteriosa sistolica e diastolica prima e dopo ciascuna fase.

I risultati sono stati chiari: non sono emerse differenze statisticamente significative tra il consumo di sale rosa e quello di sale marino in nessuno degli indicatori misurati. Sia la pressione che l'escrezione urinaria di sodio sono rimaste inalterate.

In altre parole, dal punto di vista della salute cardiovascolare, il sale rosa non offre alcun vantaggio rispetto al sale marino comune.

Un altro studio, pubblicato sulla rivista Toxics nel 2023, ha analizzato la composizione minerale di dieci sali gourmet in commercio in Italia meridionale, tra cui il sale rosa dell'Himalaya. I ricercatori hanno quantificato dodici elementi (tra cui calcio, ferro, zinco, piombo e mercurio).

Il sale rosa conteneva tracce di minerali come ferro, calcio, zinco e magnesio, ma in quantità non sufficienti a produrre effetti benefici se considerato il consumo medio giornaliero di sale. Al contrario, tutti i sali analizzati, incluso quello rosa, presentavano livelli di piombo superiori ai limiti stabiliti dalla normativa europea (1 mg/kg). Questo aspetto è particolarmente preoccupante, considerando la tossicità cronica del piombo, soprattutto a livello neurologico.

Nonostante l'aspetto "naturale", i sali non raffinati — inclusi quelli gourmet — possono contenere contaminanti dovuti all'ambiente di estrazione. Lo studio evidenzia che la provenienza geografica influenza la composizione minerale molto più del tipo di sale. Ad esempio, il sale "Persian Blue" mostrava concentrazioni elevate di zinco e ferro, ma anche di nichel e piombo, elementi potenzialmente dannosi.

L'industria del benessere e le campagne di marketing hanno attribuito al sale rosa qualità "miracolose": miglior equilibrio elettrolitico, disintossicazione dell'organismo, supporto al sistema immunitario. Tuttavia, nessuna di queste affermazioni è supportata da dati clinici robusti. Il contenuto minerale superiore del sale rosa, sebbene reale, è quantitativamente irrilevante su scala nutrizionale e non giustifica la sostituzione del sale marino per motivi salutistici.

Inoltre, il rischio che i consumatori vedano il sale rosa come "più salutare" potrebbe paradossalmente portare a un consumo eccessivo, annullando ogni eventuale beneficio e peggiorando i rischi cardiovascolari.

Dal punto di vista della salute pubblica, la priorità dovrebbe essere quella di ridurre il consumo complessivo di sodio, indipendentemente dalla sua fonte. Educare i consumatori sui reali effetti del sodio sulla salute, piuttosto che promuovere "sali alternativi", è fondamentale.

Le evidenze scientifiche disponibili mostrano in modo coerente che non vi è alcuna differenza significativa tra il sale rosa e il sale marino dal punto di vista cardiovascolare. Entrambi forniscono principalmente cloruro di sodio e il modesto contenuto di altri minerali non ha impatti clinici rilevanti. Al contrario, la presenza di metalli pesanti in alcuni sali gourmet non è trascurabile e richiede maggiore attenzione da parte delle autorità regolatorie. In definitiva, la scelta tra sale rosa e sale marino dovrebbe basarsi sul gusto personale e non su presunti benefici per la salute.
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