Allarme carni rosse, interviene Unimpresa Bat

«I commercianti non si preoccupano, consapevoli dell’eccellente qualità delle carni»

giovedì 29 ottobre 2015 12.16
L'ultima volta, nel 2014, l'associazione di categoria, sindacato macellai Unimpresa Bat, è intervenuta per rassicurare i consumatori allarmati dalle notizie sull'allarme del batterio escherichia coli nelle carni bovine non disossate refrigerate ed imballate sotto vuoto, provenienti dai Paesi Bassi. L'allarmismo si verificò essere ingiustificato. Quell'allarme seguiva i precedenti come quello della "carne diossina" del 2008 o della "psicosi della B.S.E"., la cosiddetta mucca pazza del 2000 o "l'influenza aviaria del febbraio 2006".

L'ultimo allarme, in ordine di tempo, riguarda quanto diffuso dall'Agenzia per la ricerca sul cancro dell'organizzazione mondiale della sanità, la quale parla di alta pericolosità per prosciutto, salsicce, salami, bresaola, fesa di tacchino, wurstel, carni in scatola e comunque tutte le carni processate, anche affumicate, ma anche la carne rossa 'fresca', seppure a un livello più basso.

Sull'argomento è intervenuto il presidente di Unimpresa Bat, Savino Montaruli: «Ancora una volta si tenta di mettere in crisi un settore strategico per il nostro territorio che vanta un numero eccezionale di esercizi. Nei dieci comuni della Provincia contiamo oltre 400 macellerie, tutte di altissima qualità che vendono carni fresche, lavorate, insaccati ed oltre 600 esercizi di salumeria che distribuiscono anche insaccati ed altri tipi di carni lavorate, anche preconfezionate. Un settore, quindi, che non può, periodicamente, subire un sistema di informazione spesso contaminato e disturbato da elementi del tutto esterni ed estranei alle problematiche».

«L'allarme carni rosse - prosegue Montaruli - nella nostra provincia, non preoccupa più di tanto i commercianti che affermano di essere consapevoli dell'eccellente qualità delle carni poste in vendita così come i consumatori sono consapevoli di ciò che acquistano nei piccoli esercizi specializzati di vicinato. Ritengo che la si debba smettere di criminalizzare il prodotto mentre, semmai, bisogna fare più attenzione alla formazione del consumatore ed è questo che anche i colleghi delle associazioni degli utenti debbono fare invece di invocare inutili, dannosi e strumentali divieti. Da parte della categoria posso affermare senza ombra di smentita che i primi formatori sono proprio gli stessi esercenti e che la formazione si fa nelle botteghe più che nei congressi o nei sondaggi, spesso pilotati.

Leggo anche che si sta facendo mistificazione attorno a talune specialità tipiche del nostro territorio, come ad esempio la carne e salsiccia affumicata, criminalizzate impropriamente e senza tenere conto che le quantità prodotte, messe in vendita e consumate sono minime e comunque tale consumo non rappresenta affatto una consuetudine alimentare anche perché la procedura di preparazione è talmente complessa e minuziosa, talmente attenta ed artigianale che anche gli stessi macellai ne producono, chi la produce, in quantità molto modeste.

Non sappiamo - conclude il presidente di Unimpresa Bat - cosa possa celarsi dietro quest'altro allarmismo diffuso che vorrebbe addirittura ricomprenderne le carni rosse, di certo gli attacchi ai nostri prodotti tipici, anche nel caso di quelli agricoli, sembrerebbe voler lasciar spazio a prodotti di importazione o industriali che non appartengono né alla nostra cultura né al nostro gusto tanto raffinato che evidentemente burocrati e politici poco avveduti non hanno mai conosciuto».