Amministrative. Il Centrodestra a Trani, Marcello Lanotte (FI) accelera: «Nessuno può bloccare la coalizione». Ma resta lo scontro con la segreteria locale

Il Coordinatore Provinciale di Forza Italia apre a nuove soluzioni: tra le opzioni spuntano i profili di Alfonso Maria Mangione e Rosa Uva

martedì 17 febbraio 2026
A cura di Tonino Lacalamita
Il clima nel centrodestra tranese non è più soltanto di attesa, ma di aperta ebollizione. La tensione è esplosa in una sequenza di comunicati che hanno mostrato una spaccatura profonda: prima l'annuncio "unilaterale" della segreteria di Sergio D'Addato sulla blindatura di Pasquale De Toma, attuale Capogruppo di Forza Italia al Consiglio Comunale; poi la replica gelida del Coordinatore Provinciale Marcello Lanotte, che annunciava la sua presenza diretta al tavolo della coalizione di centrodestra per superare i "personalismi"; infine il contrattacco piccato di D'Addato con lo slogan "Trani ai tranesi", un guanto di sfida lanciato contro ogni "interferenza esterna". È in questo scenario di "sovranismo cittadino" contro "strategia provinciale" che si inserisce l'intervista a Marcello Lanotte, il quale prova a scardinare il muro contro muro con una narrazione politica diversa.

Il Racconto dell'Intervista: Lanotte e la scacchiera del rinnovamento
Marcello Lanotte non si presenta all'appuntamento per mediare, ma per tracciare una linea di demarcazione netta rispetto al passato recente. Rispondendo punto su punto alle accuse di un "commissariamento soft", il coordinatore provinciale smonta la narrazione del direttivo tranese con la freddezza di chi guarda ai numeri e alla vittoria finale. Il primo tabù a cadere è quello del "nome unico". Lanotte riconosce il percorso di Pasquale De Toma, ma ne decreta l'isolamento politico con una frase che pesa come un macigno: «Forza Italia non è di De Toma né di D'Addato». Il messaggio è chiaro: la storia di un singolo non può diventare la catena che blocca un'intera coalizione. Serve quello che Lanotte chiama uno "slancio di generosità", un passo di lato per evitare che il partito affondi nel tentativo di difendere una candidatura che non raccoglie il gradimento degli alleati.

Ma se non è De Toma, chi può guidare la riscossa? Lanotte inizia a muovere i pezzi sulla scacchiera, e lo fa puntando sulla competenza e sulla rottura degli schemi. Il primo profilo che emerge è quello del dott. Alfonso Maria Mangione. Qui la narrazione si sposta sul piano della solidità: Mangione non è solo un nome della politica, è l'uomo dei risultati. La sua è una storia professionale fatta di capacità manageriali certificate, un profilo "tecnico" prestato alla politica che porterebbe ordine e visione pragmatica nella gestione di una macchina amministrativa complessa come quella di Trani.

Poi, Lanotte cala l'asso della novità: la dott.ssa Rosa Uva. È il nome che sta già agitando positivamente i salotti e le piazze della città. Scegliere Rosa Uva significherebbe, per il centrodestra, optare per una discontinuità radicale: una donna alla guida della città, capace di rompere una tradizione maschile consolidata. Ma non è un salto nel buio: la Uva porta in dote una solida esperienza maturata ai vertici della politica locale e provinciale, un mix di freschezza e competenza che potrebbe essere la chiave per riaprire i giochi con l'elettorato. In chiusura, il monito di Lanotte si fa quasi profetico sul rischio di una scissione. La minimizza nei fatti, ma la evoca come conseguenza morale: chi sceglie la strada del personalismo, chi pensa che "o comanda lui o il partito non esiste", si sta già auto-escludendo. La responsabilità di un'eventuale sconfitta, avverte Lanotte, avrà un nome e un cognome ben precisi se non si troverà la forza di guardare oltre il proprio giardino. La fotografia attuale del centrodestra tranese è opaca: un tavolo paralizzato da una guerra di trincea combattuta a colpi di comunicati stampa di Forza Italia. Il botta e risposta tra la segreteria cittadina e il coordinamento provinciale — con espressioni dure come "interferenze esterne" da una parte e "ricostruzioni astruse" dall'altra — racconta di una coalizione che rischia di implodere prima ancora di sfidare l'avversario. Lo stallo è diventato ancora più critico dopo il 15 febbraio scorso, quando il Movimento "Articolo 97" dell'avv. Alessandro Moscatelli ha scelto di staccarsi dal tavolo, ufficializzando una corsa solitaria. In questo scenario, l'insistenza su candidature che non unificano rischia di trasformare il "senso di appartenenza" al territorio in un isolamento politico letale.

Tuttavia, la prospettiva può tornare ad essere positiva. L'apertura a figure come Alfonso Maria Mangione, con il suo pragmatismo manageriale, o la scelta di Rosa Uva, che incarna una novità di genere unita a una lunga militanza apicale, dimostra che Forza Italia ha le risorse per uscire dall'angolo. Ma la condizione è una sola: che il tavolo del centrodestra smetta di pesare i singoli nomi sulla bilancia dell'orgoglio personale e inizi a valutarli sulla base di un Programma all'altezza della Città. Trani ha bisogno di una guida che sappia guardare oltre il perimetro del proprio ufficio politico, questo vale anche per il costituito tavolo di centro sinistra, in stile campo largo, dal quale al momento non arrivano segnali di coesione rassicuranti, in settimana si preannunciano importanti uscite che presto vedremo. Se il centrodestra, di questo stiamo scrivendo, saprà superare i veleni di questi giorni e convergere su un nome autorevole e condiviso, potrà davvero proporsi come alternativa credibile. In caso contrario, resterà solo il ricordo di un braccio di ferro fratricida che ha spianato la strada agli avversari.