Tra il camice e la storia: il sangue di Trani nel "Mistero" di Pinuccio Tarantini

Scienza, fede e superstizione: quando l’ematologo si fa detective della storia per curare la paura atavica dell'ignoto

martedì 12 maggio 2026 7.04
A cura di Tonino Lacalamita
Esistono percorsi che, pur procedendo su binari paralleli e apparentemente distanti, finiscono per convergere in un unico punto: la ricerca del vero. Quello tra me e Giuseppe Tarantini — per tutti, semplicemente Pinuccio — è un dialogo che dura da oltre quarant'anni, nato tra i banchi del Liceo Classico "De Sanctis" , fra una versione di latino e greco, e proseguito in una costante osservazione reciproca.
Se la vita ci ha portati a gestire mondi diametralmente opposti — lui tra le corsie di un'ematologia d'eccellenza e le scrivanie della politica di vertice, io tra i numeri della dirigenza bancaria e, oggi, i caratteri della cronaca — non è mai venuta meno quella curiosità intellettuale che ci spinge ad essere attenti scrutatori dei mondi che ci circondano. Oggi però, svestiti i panni del clinico e del politico, vorrei raccontare di un Pinuccio T. che si presenta in una veste nuova, eppure coerente: quella del narratore capace di trasformare un referto autoptico in una potente riflessione sull'umanità.

Il Mistero di Capo Colonna: quando la Scienza si fa Romanzo - Pinuccio T. ha scritto un romanzo , "Il mistero di Capo Colonna" (edito da Mario Adda, 2026), che non è solo un libro, ma è un'autopsia dell'anima umana condotta con il rigore del medico e la sensibilità dell'umanista, lui , che oggi dirige la U.O.C. di Ematologia dell'Ospedale Dimiccoli di Barletta e coordina la Rete Ematologica Pugliese, ha saputo trasformare un'evidenza clinica in un thriller storico mozzafiato. Il libro va letto dal suo punto di partenza reale: quegli scheletri dell'Età del Ferro ritrovati nel 2001 sulla nostra penisola di Colonna. Tre corpi sotto una lastra e un "gigante" sepolto prono, tutti senza incisivi superiori. Da ematologo esperto di anemie e patologie del sangue, ha colto ciò che agli altri sfuggiva. Quella che per molti era superstizione per l'autore è diventata una diagnosi retrospettiva: la tubercolosi. Quell'epidemia che faceva sanguinare le gengive degli antichi abitanti di Trani, scatenando la caccia al "vampiro". Ha raccontato con frasi brevi e taglienti come il dolore e la paura possano spingere una comunità dell' Età del Ferro a mutilare i propri figli per "impedire che tornassero".

Un ponte tra epoche: la Ragione contro la Paura - Il libro è, a mio parere, un magistrale gioco di specchi che porta il lettore nel 1774, facendoci incontrare l'Arcivescovo Giuseppe Forges Davanzati. Qui emerge tutto l'amore di Pinuccio T. per la storia di Trani, quella città che ha guidato come Sindaco dal 2003 al 2012. Forges Davanzati, proprio come lui oggi in corsia, non accetta il dogma dell'ignoto e mentre la folla vuole conficcare un palo nel cuore di un cadavere, così è narrato nel romanzo, il Vescovo illuminista spiega che quel sangue sulla bocca è solo "corruzione della carne" ed è lo stesso spirito con cui Pinuccio T. oggi affronta i linfomi e i mielomi: non con la magia, ma con la scienza e la razionalità. "Non esistono vampiri. Esistono corpi che si decompongono secondo leggi note." Questa è la frase che racchiude una delle essenze del Pinuccio T. : un professionista che ha dedicato la vita a "delimitare il disordine" della malattia, proprio come Davanzati faceva con l'ignoranza e i popoli antichi con le lastre di pietra.

Lo stile di un uomo di corsia - La prosa del romanzo è come un referto: essenziale, ritmata, priva di fronzoli inutili e si legge in maniera fluida. Si passa dal distacco clinico del medico alla partecipazione emotiva dello scrittore con una naturalezza che mi ha sorpreso. Pinuccio T. ha saputo leggere la "geografia del cambiamento" di una comunità che, ieri come oggi, cerca un capro espiatorio quando la tecnologia (il ferro ieri, la globalizzazione oggi) crea nuove disuguaglianze, un aspetto questo di non poco conto. L'autore ha dimostrato in questo lavoro che anche chi maneggia ogni giorno la sofferenza e la complessità della gestione sanitaria può trovare il tempo per sognare e farci sognare, scavando nelle radici del nostro male e del nostro bene.

La prospettiva - Dopo lo straordinario successo della sua presentazione dell'11 aprile scorso al Palazzo delle Arti Beltrani nella nostra Trani — dove l'emozione era palpabile tra le mura di casa— il viaggio di questo libro continua e per chi volesse scoprire come la scienza possa diventare poesia e il sangue possa raccontare storie millenarie, l'appuntamento è per il prossimo 15 maggio a Barletta. Sarà l'occasione per vedere l'uomo dietro il camice, l'amico dietro il politico, e lo scrittore dietro lo scienziato, e noi, caro "collega" di liceo, abbiamo scelto di affrontarla con la curiosità di chi non smette mai di cercare la verità. Ci vediamo a Barletta. E, nonostante tutto... forza Milan! (ma per il tuo libro, faccio un'eccezione e tifo per te).

Non mancate, perché come dice Giuseppe (Pinuccio) Tarantini : "La paura è una costante, ma il modo in cui scegliamo di affrontarla è ciò che ci definisce". La presentazione del romanzo: