I locali della biblioteca ad università privata: la protesta di Lima
Il Comune introiterà solo 1000 euro per 90 giorni annui. All'assalto anche i Verdi: chiesto l'annullamento in autotutela della delibera
venerdì 12 luglio 2013
19.42
«Alla faccia dei tanti studenti universitari pendolari tranesi iscritti all'università pubblica degli studi di Bari un'università telematica privata con la quale il Comune ha recentemente stipulato una convenzione, utilizzerà la biblioteca comunale Giovanni Bovio come sede d'esame». La denuncia è del consigliere comunale del Popolo delle Libertà Raimondo Lima che con un intervento sui social network contesta uno schema di convenzione con l'istituto privato approvato recentemente in giunta.
«Mi riservo di approfondire ulteriormente la questione e di chiedere che il Comune incassi un equo e lauto compenso per l'utilizzo dei locali (in particolare la sala Benedetto Ronchi) e non si limiti al mero rimborso forfettario annuale di 1.000 euro come si evince dallo schema di convenzione. Se si considera che l'affitto per un convegno della durata di un giorno nella sala Benedetto Ronchi è pari a 250 euro, mi sembra letteralmente riduttiva la cifra di 1.000 euro per i 90 giorni annui richiesti e previsti nello schema di convenzione. Se proprio dobbiamo destinare degli immobili comunali a sede d'esame, chiederò all'amministrazione di stipulare, se possibile, un accordo con l'Università di Bari: sono certo che la stragrande maggioranza di universitari pendolari tranesi ne gioverebbe».
Sull'argomento intervengono a bomba anche Michele Di Gregorio e Franco Laurora (Verdi) che chiedono che la delibera sia immediatamente revocata, invitando anche i consiglieri di maggioranza che non hanno condiviso l'iniziativa ad adoperarsi per revocare l'atto. «L'Università telematica Pegaso - dicono i Verdi - corrisponderà al Comune di Trani un importo irrisorio a titolo di rimborso di spese assumendosi l'impegno di fornire non meglio precisate attività di carattere culturale didattico e formativo agli studenti iscritti alle scuole superiori aventi sede a Trani. La convenzione, concessa a partire dall'anno accademico 2013-2014 con la previsione di prorogare di ben due anni il comodato, prevede la possibilità, previa autorizzazione, dell'accesso nei locali anche in periodi di chiusura della struttura. Sembra inoltre che negli accordi sia anche prevista la possibilità per il soggetto privato di apporre sulla facciata della stessa un'enorme pannello con la ragione sociale dell'università privata. Riteniamo che, pur rispettando la professionalità del soggetto esterno del quale non ci interessa parlare, la scelta sia assolutamente sbagliata nelle forme e nei contenuti. Dopo i milioni di soldi pubblici spesi e le tante professionalità che alla biblioteca hanno dedicato e dedicano passione e lavoro è evidentemente sgradevole svendere in tale maniera un istituto prestigioso. Non comprendiamo lo scopo dell'iniziativa che a nostro parere non comporta vantaggi di alcun genere nè per la biblioteca nè per la città ed i tranesi ma al contrario genera vantaggi solo per il soggetto privato che potrà vantare nel suo pedigree la biblioteca di Trani».
«Mi riservo di approfondire ulteriormente la questione e di chiedere che il Comune incassi un equo e lauto compenso per l'utilizzo dei locali (in particolare la sala Benedetto Ronchi) e non si limiti al mero rimborso forfettario annuale di 1.000 euro come si evince dallo schema di convenzione. Se si considera che l'affitto per un convegno della durata di un giorno nella sala Benedetto Ronchi è pari a 250 euro, mi sembra letteralmente riduttiva la cifra di 1.000 euro per i 90 giorni annui richiesti e previsti nello schema di convenzione. Se proprio dobbiamo destinare degli immobili comunali a sede d'esame, chiederò all'amministrazione di stipulare, se possibile, un accordo con l'Università di Bari: sono certo che la stragrande maggioranza di universitari pendolari tranesi ne gioverebbe».
Sull'argomento intervengono a bomba anche Michele Di Gregorio e Franco Laurora (Verdi) che chiedono che la delibera sia immediatamente revocata, invitando anche i consiglieri di maggioranza che non hanno condiviso l'iniziativa ad adoperarsi per revocare l'atto. «L'Università telematica Pegaso - dicono i Verdi - corrisponderà al Comune di Trani un importo irrisorio a titolo di rimborso di spese assumendosi l'impegno di fornire non meglio precisate attività di carattere culturale didattico e formativo agli studenti iscritti alle scuole superiori aventi sede a Trani. La convenzione, concessa a partire dall'anno accademico 2013-2014 con la previsione di prorogare di ben due anni il comodato, prevede la possibilità, previa autorizzazione, dell'accesso nei locali anche in periodi di chiusura della struttura. Sembra inoltre che negli accordi sia anche prevista la possibilità per il soggetto privato di apporre sulla facciata della stessa un'enorme pannello con la ragione sociale dell'università privata. Riteniamo che, pur rispettando la professionalità del soggetto esterno del quale non ci interessa parlare, la scelta sia assolutamente sbagliata nelle forme e nei contenuti. Dopo i milioni di soldi pubblici spesi e le tante professionalità che alla biblioteca hanno dedicato e dedicano passione e lavoro è evidentemente sgradevole svendere in tale maniera un istituto prestigioso. Non comprendiamo lo scopo dell'iniziativa che a nostro parere non comporta vantaggi di alcun genere nè per la biblioteca nè per la città ed i tranesi ma al contrario genera vantaggi solo per il soggetto privato che potrà vantare nel suo pedigree la biblioteca di Trani».