Da sinistra: avv. Francesca Magliano, Pina Chiarello, Alessandra Inchingolo e Cecè D'Addato. <span>Foto Adriana Fabrizio</span>
Da sinistra: avv. Francesca Magliano, Pina Chiarello, Alessandra Inchingolo e Cecè D'Addato. Foto Adriana Fabrizio
Attualità

Parlare di violenza di genere in modo differente: un incontro al Macrè

L’incontro si è tenuto ieri ed è stato organizzato dalle associazioni Avvocate Italiane, Rete Nazionale Forense e Amiche delle amiche

Uscire fuori dagli schemi con una comunicazione diversa: è questo l'obiettivo che si sono poste alcune ambiziose avvocate che quotidianamente si battono per la difesa delle donne in ogni campo: dalla violenza fisica e psicologica, fino a quella economica, passando per il divario salariale che si registra tra donne e uomini.

Nel pomeriggio di ieri, presso il Macrè, si è tenuto un incontro dedicato a questo tema, organizzato dalle associazioni Avvocate Italiane, Rete Nazionale Forense e Amiche per le amiche. Le relatrici di quest'incontro sono state, rispettivamente, per ogni associazione, le avvocatesse Pina Chiarello, Alessandra Inchingolo e Francesca Magliano, moderate dalla bravissima Cecè D'Addato. La scelta del luogo non è per nulla casuale, perché l'intento è stato quello di parlare in modo più informale e meno tecnico di un problema così delicato; una parte importante del lavoro è stato fatto proprio dai giovani ragazzi del Macrè, che hanno contribuito alla distribuzione delle brochure che, in modo diretto, semplice e schematico offrono tutte le informazioni necessarie per le donne che siano in difficoltà: dai segnali di violenza ai grandi problemi che affliggono la popolazione femminile, come il divario salariale con gli uomini o le difficoltà di conciliazione vita – lavoro, fino ai contatti utili in caso di bisogno di aiuto, come numeri telefonici e mail.

Abbiamo intervistato le tre protagoniste della serata, che hanno pensato l'evento in ogni suo aspetto.
  • Avv. Pina Chiarello – Avvocate Italiane
D: Il diritto esce dalle aule di tribunale per farsi strada tra la gente; è questo l'obiettivo che stasera vi siete poste?
R: In realtà, l'obiettivo è ancora più ambizioso: noi abbiamo iniziato questo percorso il 30 di aprile, quando abbiamo cominciato la distribuzione di queste brochure, per poi continuare il primo maggio, e oggi è la giornata conclusiva. La finalità è quella di sperimentare un modo diverso di approcciare su delle tematiche che sono importantissime, come la violenza sulle donne e il gap lavorativo di cui, infatti, abbiamo parlato il primo maggio, perché riteniamo che un approccio più diretto, andando noi nei luoghi solitamente frequentati dalla gente, sia più utile e, forse, più efficace. Abbiamo avuto il Macrè come un partner assolutamente importante, perché ci ha aiutato a distribuire questa brochure che porta al suo interno quelli che sono i segnali di un possibile abuso sulle donne, soprattutto i numeri telefonici, le mail a cui rivolgersi e poi, anche, per il primo maggio, abbiamo indicato quali sono, nella vita di tutti i giorni, le difficoltà che trovano le donne nel mondo del lavoro, dal momento dell'inserimento fino a quando andranno in pensione.
  • Avv. Alessandra Inchingolo – Rete Nazionale Forense
D: Ieri si è celebrata la Festa Nazionale dei lavoratori; però, sul divario salariale fra uomini e donne c'è ancora molto da fare?
R: Ahimè, purtroppo, tanto ancora; e credo che siamo ancora molto lontani da quello che noi vorremmo raggiungere perché, nonostante uomini e donne siano entrambi impiegati, in realtà il lavoro è ancora sottopagato, risente ancora della differenza di genere e, purtroppo, tanto nel pubblico quanto nel privato, non c'è una parità degli stipendi e dei guadagni. Lo vediamo noi nella nostra professione d'avvocato, ma lo vediamo in qualsiasi tipo di mestiere e di professione: gli orari non sono uguali, sebbene la donna oggi abbia raggiunto comunque una maturità formativa, continui a formarsi, continui a credere in quelle che sono le proprie capacità, continui a essere una donna lavoratrice che contribuisce tanto al ménage familiare quanto alla sua formazione. In realtà, siamo ancora molto lontani, forse anche perché c'è una mentalità che va formata in tal senso: la donna deve essere vista come una risorsa, non è un minus rispetto all'uomo. La donna che è in stato interessante non è una risorsa in meno, lavora quanto e come un uomo pur avendo delle limitazioni, che sono semplici limitazioni temporanee. Però, viene vista come un minus rispetto a un uomo e, quindi, tale da poter essere tranquillamente messa in aspettativa o, comunque, essere licenziata, perché si pensa - ancora oggi - che un uomo sappia far meglio il lavoro di una donna o, in ogni caso, un uomo sia sicuramente - vogliamo dire - più attendibile di una donna perché non rimane incinta, perché non deve occuparsi tutto il giorno di una famiglia, perché non ha un doppio lavoro. Mettiamoci anche le strutture che ci sono: mi piace sempre introdurre questo aspetto che è quello del mobbing; ancora oggi è molto presente in tante aziende e fa sì che si riscontrino delle discriminazioni non soltanto di genere e di sesso, ma discriminazioni che portano a far sì che la donna, poi, non possa sviluppare appieno, come un uomo, le proprie capacità lavorative perché le viene impedito di dare ampio raggio, ampio spettro a quello che è il suo potenziale.
  • Avv. Francesca Magliano – Amiche delle amiche
D: Qual è il valore aggiunto che una donna può portare, non solo all'interno dell'ambito lavorativo, ma anche della società?
R: Noi donne siamo bravissime a organizzarci; siamo multitasking, abbiamo - come dico sempre - un'intelligenza "a grappolo" con cui siamo capaci di pensare e di fare dieci cose contemporaneamente; di farle anche bene, perché siamo state abituate nei tempi così, insomma, a fare tutto, a doverlo fare anche bene. Per cui, sicuramente, questa nostra capacità di organizzazione e il nostro intuito, possono fare tantissimo non solo in un'azienda ma, soprattutto, in una società. Ecco perché le donne devono ambire a ruoli apicali in maniera autonoma, in maniera assolutamente indipendente, perché, ripeto, anche fare rete, soprattutto con altre donne, per creare anche visioni comuni, visioni che vanno oltre la competitività - quella proprio spicciola - ma che ambiscono a realizzare cose grandi: insieme sicuramente possiamo farlo.
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