La tv e la censura in scena al circolo “Dino Risi” a Trani

Protagonista della serata Pierluigi Morizio, in uno spettacolo che è un viaggio nel tempo dal 1954 a oggi

sabato 7 febbraio 2026 11.55
A cura di Adriana Fabrizio
Lo spettacolo, la televisione e la censura: un intreccio da sempre oggetto di critica, di satira e di dibattito: nella serata di ieri questi tre elementi sono diventati i protagonisti di uno spettacolo a metà strada fra la cronaca e il varietà al circolo "Dino Risi".

Lo spettacolo, dal titolo "Mio Dio no! Quando c'era il censore in censura" è stato uno spaccato dei primi anni della televisione e, in particolare, della Rai come servizio pubblico. Pierluigi Morizio, protagonista della serata, ha guidato il pubblico in un viaggio che comincia nel lontano 1954, quando viene inaugurato il nuovo servizio pubblico; le scelte dell'epoca si ripercuotono ancora ai giorni nostri, con una televisione che cambia per stare al passo con i tempi ma che non rinuncia mai alla censura.

Cambiare tutto per non cambiare niente? Forse! Morizio ripercorre i tempi in cui Andrea Camilleri – il grande Andrea Camilleri! – non fu scelto per lavorare in Rai per il suo colore politico; i tempi di Filiberto Guala, una figura controversa dell'amministrazione Rai, fervente cattolico ma finito al centro della polemica per la "Congiura dei mutandoni", legata all'allora forte censura dei costumi, soprattutto femminili.

Tuttavia, Morizio smonta questo falso mito: dietro alla censura della sessualità, vi erano sempre finalità politiche: la televisione, per fino la Rai, non ha mai avuto problemi a mostrare il corpo, e ne è un sommo esempio il caso delle gemelle Kessler, che portarono in tv un messaggio nuovo e rivoluzionario, in un dopoguerra che vedeva le donne martoriate dal dolore della perdita dei propri uomini, dalle gravidanze imposte dal fascismo e dal lavoro durante il periodo della guerra. Le gemelle Kessler parlavano attraverso la danza e dichiaravano che la donna del dopoguerra voleva vivere la propria femminilità con disinvoltura, tranquillità e gioia. Pierluigi Morizio mostra, inoltre, una Rai autoironica, consapevole della sua censura e autocensura, tanto da scherzarci sopra con degli sketch comici.

La censura, in definitiva, ha sempre riguardato la politica; ieri come oggi, la televisione è specchio di un paese. Forse è vero che la televisione è cambiata… per rimanere uguale a se stessa.