Palazzo Beltrani, Laurora auspica una pacificazione collettiva

Il consigliere provinciale difende la famiglia Scaringi: Verso di loro, solo gratitudine. «Le polemiche sono una spia dello stato d’animo che pervade buona parte della città»

venerdì 23 agosto 2013 8.49
«Le recenti polemiche che hanno investito palazzo Beltrani, così aspre da far temere anche per il futuro della struttura, mi pare siano rappresentative dello stato d'animo che pervade purtroppo parte fin troppo estesa della nostra città». La pensa così il consigliere provinciale Carlo Laurora.

«Sembra – scrive Laurora - che le coscienze, la capacità di critica costruttiva, e quelle di valutazioni e ricerca delle soluzioni, siano state anestetizzate, il che costituisce un enorme punto di debolezza per la capacità di stare insieme. Io credo che chi, come la famiglia Scaringi ha fatto, mette a disposizione della città i propri beni personali non può che ottenere eterna gratitudine, continui riconoscimenti ed apprezzamenti per il proprio generoso gesto. Non vi può essere tornaconto personale, non vi possono essere fini utilitaristici o partitici in uno slancio di generosità che consente, a tutti coloro che ne hanno desiderio, di poter liberamente accrescere la propria sensibilità. E cosa può legittimamente desiderare un concittadino che pone a disposizione di tutti i propri beni personali, se non il piacere di vederli valorizzati nel modo migliore, secondo la propria personale visione?».

Secondo Laurora «giammai si dovrebbe polemizzare con chiunque si mostri generoso con la propria collettività, anche qualora dovesse avere visioni ed idee diverse dalla nostra sulle quali confrontarsi. Anche se, e non mi pare questo il caso, dovesse aver torto». «L'interesse pubblico prevalente, costituito dalla fruizione del patrimonio artistico presente in città, deve obbligatoriamente far superare ogni criticità e contrasto, soprattutto se di carattere personale. Purtroppo – prosegue Laurora - quanto sta avvenendo è segno dei tempi che stiamo vivendo, in cui le persone si sono allontanate fra loro, i valori di riferimento del vivere insieme si sono appannati, la crisi economica diventa crisi relazionale, anche fra cittadini ed istituzione. Io credo che occorra aprire la mente, disciplinare la propria volontà e compiere azioni e gesti etici, in modo da contribuire ad una pacificazione collettiva, riacquisendo una sia pur minima serenità e correttezza nei rapporti, per aprire un nuovo periodo positivo per la nostra città. Solo in questo modo si potrà impostare e programmare il futuro».