Pasolini "corsaro" al Liceo Classico di Trani
La prof.ssa Lea Durante dialoga con gli studenti sull'intellettuale: "La sua critica al consumismo come 'nuovo fascismo' resta un monito vitale"
giovedì 15 gennaio 2026
7.03
L'analisi della prof.ssa Lea Durante sulla figura del poeta: "Una voce scomoda ma necessaria, che aveva previsto la deriva consumista e la perdita dell'identità culturale". Il 13 gennaio, presso l'Aula Magna del Liceo "F. De Sanctis", si è tenuta la conferenza "Pasolini e il 'nuovo fascismo'. Un corsaro fra politica e cultura", condotta dalla prof.ssa Lea Durante, docente di Letteratura Italiana presso l'Università degli Studi Aldo Moro.
Dopo i saluti iniziali del dirigente scolastico Nicola Valente l'iniziativa, organizzata dalle prof.sse Elisabetta De Palma e Giulia Perrino, referenti della Biblioteca scolastica e del progetto "Pasolini, l'eretico necessario", ha offerto agli studenti del liceo un'importante occasione di approfondimento e riflessione critica su una delle figure più complesse e significative della cultura italiana del Novecento.
La prof.ssa Durante ha spiegato: "Pier Paolo Pasolini non è solo un autore della letteratura contemporanea, ma una figura centrale per comprendere la cultura e la politica italiana del Novecento. Le sue opere, che spaziano dalla poesia al cinema, passando per la narrativa e il giornalismo, permettono di leggere e interpretare i principali cambiamenti culturali, sociali e politici che hanno attraversato l'Italia dal secondo dopoguerra agli anni Settanta, un periodo cruciale per la costruzione di un'identità nazionale repubblicana e democratica. La sua figura ha assunto anche un valore mitico, accentuato dalla morte violenta che ne ha fatto un'icona e ne ha reso il pensiero ancora più enigmatico e potente. Proprio per questo, a cinquant'anni dalla sua scomparsa, Pasolini continua ancora oggi a suscitare un vivo interesse, soprattutto tra le nuove generazioni".
La prof.ssa ha evidenziato che "per Pasolini la tradizione rappresentava al contempo una forza e un vincolo: se da un lato custodiva il passato e ne trasmetteva i valori, dall'altro rischiava di ostacolare il cambiamento. Proprio per questo l'autore viveva una tensione costante tra il dovere di preservarla e l'esigenza di superarla. Negli anni Sessanta questa contraddizione esplose in seguito al boom economico, alla nascita del consumismo e alla perdita delle culture popolari contadine. Secondo Pasolini il consumismo aveva trasformato il desiderio in merce, aveva distrutto la diversità antropologica e generato un diffuso conformismo; proprio questo meccanismo conduceva a quello che l'autore definiva il vero nuovo fascismo".
Per Pasolini, la cultura popolare, la memoria storica e le tradizioni subalterne non erano semplici testimonianze del passato, ma strumenti per comprendere e interpretare l'umano e la società contemporanea. La sua analisi del consumismo come nuovo fascismo divenne così anche un monito: l'assenza di differenze culturali e antropologiche portava all'appiattimento sociale e alla perdita di una coscienza critica, rendendo la società più vulnerabile alle dinamiche di potere e alle forme di oppressione ideologica.
La prof.ssa Durante conclude la conferenza parlando degli Scritti corsari e delle Lettere luterane, pubblicati sul Corriere della Sera, nei quali Pasolini aveva consapevolmente scelto di rivolgersi al cuore della borghesia italiana. Come un "usignolo nella chiesa cattolica", la sua voce emergeva stonata ma necessaria; continuava ad interrogare e a risvegliare le coscienze e a mettere in discussione l'ordine consolidato di un'Italia che pur proclamandosi democratica, stava perdendo la propria anima e la propria umanità, sacrificandole al consumismo e all'omologazione. Questi scritti, scomodi ma vitali, costituiscono ancora oggi una preziosa eredità di impegno civile e di lotta per la giustizia sociale e culturale e rimangono un punto fermo nella lotta per l'equità sociale e un potente richiamo alla coscienza individuale a perseguire la verità.
Dopo i saluti iniziali del dirigente scolastico Nicola Valente l'iniziativa, organizzata dalle prof.sse Elisabetta De Palma e Giulia Perrino, referenti della Biblioteca scolastica e del progetto "Pasolini, l'eretico necessario", ha offerto agli studenti del liceo un'importante occasione di approfondimento e riflessione critica su una delle figure più complesse e significative della cultura italiana del Novecento.
La prof.ssa Durante ha spiegato: "Pier Paolo Pasolini non è solo un autore della letteratura contemporanea, ma una figura centrale per comprendere la cultura e la politica italiana del Novecento. Le sue opere, che spaziano dalla poesia al cinema, passando per la narrativa e il giornalismo, permettono di leggere e interpretare i principali cambiamenti culturali, sociali e politici che hanno attraversato l'Italia dal secondo dopoguerra agli anni Settanta, un periodo cruciale per la costruzione di un'identità nazionale repubblicana e democratica. La sua figura ha assunto anche un valore mitico, accentuato dalla morte violenta che ne ha fatto un'icona e ne ha reso il pensiero ancora più enigmatico e potente. Proprio per questo, a cinquant'anni dalla sua scomparsa, Pasolini continua ancora oggi a suscitare un vivo interesse, soprattutto tra le nuove generazioni".
La prof.ssa ha evidenziato che "per Pasolini la tradizione rappresentava al contempo una forza e un vincolo: se da un lato custodiva il passato e ne trasmetteva i valori, dall'altro rischiava di ostacolare il cambiamento. Proprio per questo l'autore viveva una tensione costante tra il dovere di preservarla e l'esigenza di superarla. Negli anni Sessanta questa contraddizione esplose in seguito al boom economico, alla nascita del consumismo e alla perdita delle culture popolari contadine. Secondo Pasolini il consumismo aveva trasformato il desiderio in merce, aveva distrutto la diversità antropologica e generato un diffuso conformismo; proprio questo meccanismo conduceva a quello che l'autore definiva il vero nuovo fascismo".
Per Pasolini, la cultura popolare, la memoria storica e le tradizioni subalterne non erano semplici testimonianze del passato, ma strumenti per comprendere e interpretare l'umano e la società contemporanea. La sua analisi del consumismo come nuovo fascismo divenne così anche un monito: l'assenza di differenze culturali e antropologiche portava all'appiattimento sociale e alla perdita di una coscienza critica, rendendo la società più vulnerabile alle dinamiche di potere e alle forme di oppressione ideologica.
La prof.ssa Durante conclude la conferenza parlando degli Scritti corsari e delle Lettere luterane, pubblicati sul Corriere della Sera, nei quali Pasolini aveva consapevolmente scelto di rivolgersi al cuore della borghesia italiana. Come un "usignolo nella chiesa cattolica", la sua voce emergeva stonata ma necessaria; continuava ad interrogare e a risvegliare le coscienze e a mettere in discussione l'ordine consolidato di un'Italia che pur proclamandosi democratica, stava perdendo la propria anima e la propria umanità, sacrificandole al consumismo e all'omologazione. Questi scritti, scomodi ma vitali, costituiscono ancora oggi una preziosa eredità di impegno civile e di lotta per la giustizia sociale e culturale e rimangono un punto fermo nella lotta per l'equità sociale e un potente richiamo alla coscienza individuale a perseguire la verità.