G.Marinaro - G.Di Leo
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Politica

"Scusate il disturbo" | L'Editoriale: Amministrative Trani 2026: La rivolta dei territori contro i "patti di segreteria"

Dallo strappo di Marinaro alle dimissioni di Di Leo: la città rigetta le candidature calate dall’alto mentre i partiti tradizionali si svuotano

C'è un'immagine che, più di ogni editoriale, sintetizza il terremoto politico che sta colpendo Trani: il Presidente del Consiglio Comunale, Giacomo Marinaro, che tiene la sua conferenza stampa più importante "per strada", sui gradini di Palazzo di Città. È il simbolo plastico di una politica che, sentendosi sfrattata dalle stanze del potere decisionale, torna al marciapiede per rivendicare la propria autonomia. Ma non è un caso isolato. Mentre a sinistra si consumava la "rivolta del marciapiede", sul fronte opposto esplodeva la bomba delle dimissioni di Giovanni Di Leo da Commissario della Lega. Il filo rosso che unisce questi eventi è una ferita aperta: la reazione del territorio contro i "metodi bulgari" e i patti stretti nelle segreterie provinciali di Bari e Barletta. Trani, storicamente laboratorio politico a sinistra e culla del centrodestra nella BAT, vive una crisi di rigetto speculare: due schieramenti con lo stesso "peccato originale"

A Sinistra: un'anatra zoppa e un campo "svaporato" - Lo strappo di Marinaro e la nascita di un Intergruppo da 13 consiglieri hanno ridotto il PD a un'anatra zoppa alla vigilia del Consiglio sul Bilancio. Il partito di riferimento del Sindaco Bottaro conta oggi solo due rappresentanti (Cuna e Mannatrizio). In questo scenario, la candidatura del Prof. Marco Galiano appare come un'imposizione regionale per blindare un "campo largo" che, nei numeri consiliari, è svuotato.
A pesare è anche lo "svaporamento" di Azione: dopo la presenza iniziale del coordinatore provinciale Francesco Spina, il partito sembra svanito dal tavolo, mentre la segretaria cittadina Raffaella Merra si è accomodata al tavolo del centrodestra forte di un mandato unanime del suo direttivo. Galiano si trova così a correre "contro" un Intergruppo che tecnicamente è della sua area, ma che numericamente detiene il diritto di veto su ogni provvedimento. Resta poi l'incognita Fabrizio Ferrante: un "pezzo da 90" ancora in attesa di risposte; perdere il suo consenso significherebbe, per il centrosinistra, dover cercare sponde disperate altrove.

A Destra: la "scossa" che diventa rottura - Sul fronte opposto, la fumata bianca sul Dott. Angelo Guariello è arrivata come una "scossa" impressa dal coordinatore provinciale di Forza Italia, Marcello Lanotte. Tuttavia, la paternità politica dell'operazione resta avvolta nel mistero: nessuno al tavolo ha rivendicato chiaramente la chiamata di Guariello. Chi lo ha cercato? Perché si è proposto?
Mentre Forza Italia benedice la candidatura per "generosità", con la convergenza di FdI, Trani 2026 e il gruppo di Merra, la mossa ha prodotto la rottura totale con la Lega. Per Giovanni Di Leo, quella scossa è stata un'ingerenza inaccettabile, portandolo alle dimissioni. Guariello inizia così una corsa in salita: la sua coalizione è formalmente unita ma politicamente mutilata di un pezzo storico del centrodestra.

Il "J'accuse" di Giovanni Di Leo - Le ragioni del dissenso leghista sono affidate a una nota che non lascia spazio a mediazioni diplomatiche: "Il presente comunicato stampa per comunicare che con decorrenza 28 febbraio ho rassegnato le dimissioni dall'incarico di commissario cittadino della Lega... Tale decisione scaturisce dalle forti criticità emerse nel tavolo del centrodestra cittadino, nel corso del quale è stato più volte mortificato tale ruolo da decisioni chiaramente assunte in altri celati ambiti. L'occasione è propizia per ringraziare il Segretario provinciale e regionale per la fiducia accordatami." — firmato Giovanni Di Leo . Le parole "mortificazione" e "celati ambiti" pesano come macigni. Di Leo denuncia che Trani è stata trattata come una pedina, ignorando i profili locali (come Gigi Riserbato) a favore di regie esterne. È lo scontro tra la "maturità" rivendicata da Lanotte e la "sudditanza" denunciata da Di Leo.

Perché i partiti hanno rinunciato ai propri uomini? - Resta l'interrogativo di fondo: perché le segreterie hanno preferito la "sintesi tecnica" al posto dei profili politici? A destra sono stati sacrificati De Toma, Mangione, Uva, Scagliarini e Riserbato, oltre alle disponibilità di Cinquepalmi e Moscatelli (ora autonomo). A sinistra, il PD ha ignorato le primarie di Marinaro e tiene in ghiaccio Ferrante. Il risultato è paradossale: Galiano e Guariello, entrambi professionisti di altissimo livello, corrono per coalizioni che appaiono mutilate o in aperta ribellione.

Lo scenario: Trani contro la "Provincia" - Il rischio reale è uscire dalle urne con un vincitore indebolito dal metodo della propria investitura. Se la politica diventa un "affare di provincia", i tranesi rispondono rifugiandosi nel civismo di rottura di Marinaro, Moscatelli, Mercorio e De Feudis. La sfida per i due candidati ufficiali sarà dimostrare di non essere dei "commissari" prestati alla città perchè se così fosse ci correrebbe un rischio non da poco che uno dei due o entrambi si possano defilare . Trani non è terra di conquista. Se i partiti non torneranno a parlare con i gradini di Palazzo di Città, il prossimo giugno il ballottaggio non sarà tra destra e sinistra, ma tra la politica dei palazzi provinciali e la politica della strada. La frammentazione ora è dilagante, quasi totale con di fatto sei candidati a Sindaco di Trani e decine di liste e centinaia di cacciatori di voti pronti ad offrirvi un caffè che renderà più di uno nervoso. Fatto sta che i "generali" hanno trovato l'accordo, ma le "truppe" sono già in rivolta.
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