Prevenzione oncologica: intervista al dottor Matteo Landriscina
L’incontro si è svolto venerdì in biblioteca nell’ambito del “Rotary Educational”
domenica 15 febbraio 2026
8.42
La prevenzione oncologica è diventata un passo fondamentale per mantenere una buona salute; il Sistema Sanitario Nazionale ha messo a punto, ormai da anni, dei protocolli per prevenire i tumori. Di questo si è parlato in biblioteca con il professore Matteo Landriscina, oncologo e docente presso l'Università degli Studi di Foggia nella sala Ronchi della biblioteca comunale "Giovanni Bovio" a Trani, grazie al progetto "Rotary Educational" pensato dal presidente del Rotary Club di Trani, il dott. Giuseppe Papagno.
A margine del seguitissimo incontro, che ha visto una grande partecipazione da parte di un pubblico vario – dai liceali fino alle persone più anziane – il dottor Landriscina ha risposto ad alcune domande.
D: Quanto è importante fare prevenzione, soprattutto tra i giovani?
R: La prevenzione è importante, in oncologia, in generale; i tumori sono delle patologie dell'età media avanzata. Esistono dei tumori giovanili e la prevenzione ha un impatto importante, perché va iniziata con corretti stili di vita sin dalla prima fascia di età; aspetti come evitare il fumo, consumo di alcolici equilibrato, magari nullo, sono aspetti che vanno sicuramente iniziati in età giovanile. L'altro grande campo di applicazione della prevenzione oncologica è l'alimentazione, e quindi acquisire delle abitudini alimentari corrette ed equilibrate e che, ovviamente, vanno insegnate molto precocemente, direi fin dalle scuole.
D: Com'è cambiato l'approccio alla prevenzione in questi anni?
R: La prevenzione ha due grossi ambiti: quello della prevenzione primaria, che è quello di cui parlavo pochi minuti fa pochi istanti fa, perché ovviamente tende a evitare che la gente si ammali di una determinata patologia utilizzando degli stili di vita adeguati. Questa è, diciamo, storica; però è chiaro che sempre di più diventa importante la prevenzione secondaria, altro grande capitolo che riguarda l'accesso ai test. La prevenzione secondaria sta cambiando perché, sempre di più, acquisiamo la disponibilità di test più precisi, più sensibili, meno invasivi e che permettono effettivamente di individuare la malattia quando non è ancora sintomatica.
D: Il sistema sanitario nazionale è in affanno, però rimane ancora presidio fondamentale; è ancora importante il sistema sanitario nella prevenzione?
R: In Italia la prevenzione non può che basarsi sul Sistema Sanitario Nazionale; in altre nazioni, dove non esiste un sistema sanitario nazionale, la prevenzione è ancora più in affanno che in Italia, parlo soprattutto della prevenzione secondaria e degli screening. Questi ultimi rientrano in una logica di sistema sanitario nazionale perché sono orientati sull'intera popolazione. Gli screening devono essere gratuiti altrimenti la gente non partecipa e devono essere orientati in maniera universale, quindi, non possono che fondarsi sul sistema universalistico come il sistema sanitario italiano.
D: Qual è la l'aspettativa di vita di chi supera la malattia e qual è l'approccio dopo che una persona ha superato la malattia?
R: Ormai un'ampia fetta di tumori è curabile e anche l'aspettativa di vita, ovviamente, dipende dal tipo di tumore: non tutti i tumori sono uguali, alcune neoplasie hanno aspettative di vita più lunghe e altre aspettative di vita più corte, ma questo, diciamo, anche quando la malattia è non è curabile. Oggi, uno degli obiettivi in oncologia, è la cronicizzazione, per convivere con il tumore, anche per tanti anni, come succede per altre malattie croniche, come per esempio il diabete. Il concetto è esattamente lo stesso; con le nuove cure è possibile ampliare sempre di più la fetta di persone che, pur convivendo col tumore, hanno una vita normale.
A margine del seguitissimo incontro, che ha visto una grande partecipazione da parte di un pubblico vario – dai liceali fino alle persone più anziane – il dottor Landriscina ha risposto ad alcune domande.
D: Quanto è importante fare prevenzione, soprattutto tra i giovani?
R: La prevenzione è importante, in oncologia, in generale; i tumori sono delle patologie dell'età media avanzata. Esistono dei tumori giovanili e la prevenzione ha un impatto importante, perché va iniziata con corretti stili di vita sin dalla prima fascia di età; aspetti come evitare il fumo, consumo di alcolici equilibrato, magari nullo, sono aspetti che vanno sicuramente iniziati in età giovanile. L'altro grande campo di applicazione della prevenzione oncologica è l'alimentazione, e quindi acquisire delle abitudini alimentari corrette ed equilibrate e che, ovviamente, vanno insegnate molto precocemente, direi fin dalle scuole.
D: Com'è cambiato l'approccio alla prevenzione in questi anni?
R: La prevenzione ha due grossi ambiti: quello della prevenzione primaria, che è quello di cui parlavo pochi minuti fa pochi istanti fa, perché ovviamente tende a evitare che la gente si ammali di una determinata patologia utilizzando degli stili di vita adeguati. Questa è, diciamo, storica; però è chiaro che sempre di più diventa importante la prevenzione secondaria, altro grande capitolo che riguarda l'accesso ai test. La prevenzione secondaria sta cambiando perché, sempre di più, acquisiamo la disponibilità di test più precisi, più sensibili, meno invasivi e che permettono effettivamente di individuare la malattia quando non è ancora sintomatica.
D: Il sistema sanitario nazionale è in affanno, però rimane ancora presidio fondamentale; è ancora importante il sistema sanitario nella prevenzione?
R: In Italia la prevenzione non può che basarsi sul Sistema Sanitario Nazionale; in altre nazioni, dove non esiste un sistema sanitario nazionale, la prevenzione è ancora più in affanno che in Italia, parlo soprattutto della prevenzione secondaria e degli screening. Questi ultimi rientrano in una logica di sistema sanitario nazionale perché sono orientati sull'intera popolazione. Gli screening devono essere gratuiti altrimenti la gente non partecipa e devono essere orientati in maniera universale, quindi, non possono che fondarsi sul sistema universalistico come il sistema sanitario italiano.
D: Qual è la l'aspettativa di vita di chi supera la malattia e qual è l'approccio dopo che una persona ha superato la malattia?
R: Ormai un'ampia fetta di tumori è curabile e anche l'aspettativa di vita, ovviamente, dipende dal tipo di tumore: non tutti i tumori sono uguali, alcune neoplasie hanno aspettative di vita più lunghe e altre aspettative di vita più corte, ma questo, diciamo, anche quando la malattia è non è curabile. Oggi, uno degli obiettivi in oncologia, è la cronicizzazione, per convivere con il tumore, anche per tanti anni, come succede per altre malattie croniche, come per esempio il diabete. Il concetto è esattamente lo stesso; con le nuove cure è possibile ampliare sempre di più la fetta di persone che, pur convivendo col tumore, hanno una vita normale.