«The Man Jesus», a Trani il Cristo umano di Roberto Ciufoli incanta e commuove il pubblico
Sotto la regia di Maurizio Panici e con la narrazione di Alessandra Pizzi, lo spettacolo al Polo Museale Diocesano
lunedì 23 marzo 2026
12.38
Nel buio dell'auditorium del Polo Museale Diocesano, il respiro del pubblico si è sospeso, quasi a non voler disturbare il solenne silenzio della Storia. Non cercate l'icona di marmo, né il riflesso dorato dei mosaici bizantini: sul palco di "The Man Jesus", quello che si è incontrato è stato, prima di tutto, un uomo. Nudo nelle sue fragilità, vibrante di dubbi, magnificamente terreno.
L'interpretazione di Roberto Ciufoli non è stata una semplice recitazione, ma un'evocazione. Attraverso una gestualità calibrata al millimetro e sguardi capaci di scavare oltre la quarta parete, Ciufoli ha spogliato il Cristo della sua aura divina per restituirgli la sua verità più cruda: l'umanità. Ogni pausa misurata è diventata un abisso di riflessione; ogni parola, un ponte teso tra il sacro e il quotidiano.
Sotto la regia di Maurizio Panici, la narrazione è stata guidata dalla sensibilità di Alessandra Pizzi, che ha curato il racconto con la delicatezza di chi sa di maneggiare materia incandescente. Grazie alla traduzione di Jacopo Rosso Ciufoli, il testo ha perso ogni sapore antico o polveroso, trasformando la storia più nota dell'Occidente in un racconto vivo e palpitante, come se venisse sussurrato per la prima volta sotto il cielo della Giudea. Non è stata la cronaca di un martirio, ma il viaggio emotivo di un uomo consapevole del proprio destino, eppure intimorito dal peso della propria carne.
A rendere l'atmosfera ipnotica è stato il tappeto sonoro creato da Papa Dj. Il celebre producer del Buddha Bar ha saputo tessere una trama musicale geniale, capace di fondere echi ancestrali e vibrazioni contemporanee. La musica non ha semplicemente accompagnato l'azione: è stata il battito cardiaco dello spettacolo, un flusso elettronico e spirituale che ha avvolto lo spettatore, trascinandolo in una dimensione fuori dal tempo.
"Non un simbolo, ma un uomo."
Questo è il grido silenzioso rimasto sospeso in sala alla fine della rappresentazione. L'applauso finale, scoppiato dopo un istante di totale e reverenziale stordimento, è durato tre lunghi minuti: un tributo non solo a un grande interprete, ma alla riscoperta di un Gesù che finalmente ci somiglia nelle paure, nei desideri e in quella straordinaria capacità di amare nonostante tutto.
Un ringraziamento profondo va alla Fondazione S.E.C.A. e alla produzione Ergo Sum, che insieme alla dedizione di Alessandra Pizzi, hanno colmato un vuoto prezioso, regalando alla nostra bellissima Trani le emozioni di un teatro che da troppi anni mancava tra le sue mura.
In fondo, come scriveva Victor Hugo: "Il teatro non è il paese della realtà: ci sono alberi di cartone, palazzi di tela... Ma è il paese del vero: vi sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco."
E a Trani, per una notte, quei cuori hanno ricominciato a battere all'unisono, riscoprendo nell'umanità dell'Uomo di Nazaret la scintilla divina che risiede in ognuno di noi
L'interpretazione di Roberto Ciufoli non è stata una semplice recitazione, ma un'evocazione. Attraverso una gestualità calibrata al millimetro e sguardi capaci di scavare oltre la quarta parete, Ciufoli ha spogliato il Cristo della sua aura divina per restituirgli la sua verità più cruda: l'umanità. Ogni pausa misurata è diventata un abisso di riflessione; ogni parola, un ponte teso tra il sacro e il quotidiano.
Sotto la regia di Maurizio Panici, la narrazione è stata guidata dalla sensibilità di Alessandra Pizzi, che ha curato il racconto con la delicatezza di chi sa di maneggiare materia incandescente. Grazie alla traduzione di Jacopo Rosso Ciufoli, il testo ha perso ogni sapore antico o polveroso, trasformando la storia più nota dell'Occidente in un racconto vivo e palpitante, come se venisse sussurrato per la prima volta sotto il cielo della Giudea. Non è stata la cronaca di un martirio, ma il viaggio emotivo di un uomo consapevole del proprio destino, eppure intimorito dal peso della propria carne.
A rendere l'atmosfera ipnotica è stato il tappeto sonoro creato da Papa Dj. Il celebre producer del Buddha Bar ha saputo tessere una trama musicale geniale, capace di fondere echi ancestrali e vibrazioni contemporanee. La musica non ha semplicemente accompagnato l'azione: è stata il battito cardiaco dello spettacolo, un flusso elettronico e spirituale che ha avvolto lo spettatore, trascinandolo in una dimensione fuori dal tempo.
"Non un simbolo, ma un uomo."
Questo è il grido silenzioso rimasto sospeso in sala alla fine della rappresentazione. L'applauso finale, scoppiato dopo un istante di totale e reverenziale stordimento, è durato tre lunghi minuti: un tributo non solo a un grande interprete, ma alla riscoperta di un Gesù che finalmente ci somiglia nelle paure, nei desideri e in quella straordinaria capacità di amare nonostante tutto.
Un ringraziamento profondo va alla Fondazione S.E.C.A. e alla produzione Ergo Sum, che insieme alla dedizione di Alessandra Pizzi, hanno colmato un vuoto prezioso, regalando alla nostra bellissima Trani le emozioni di un teatro che da troppi anni mancava tra le sue mura.
In fondo, come scriveva Victor Hugo: "Il teatro non è il paese della realtà: ci sono alberi di cartone, palazzi di tela... Ma è il paese del vero: vi sono cuori umani dietro le quinte, cuori umani nella sala, cuori umani sul palco."
E a Trani, per una notte, quei cuori hanno ricominciato a battere all'unisono, riscoprendo nell'umanità dell'Uomo di Nazaret la scintilla divina che risiede in ognuno di noi