Tra muri, palme e "miracoli": a Trani, cronaca di una tragedia mancata
Una città non può affidarsi al caso per restare viva: i miracoli accadono, la prevenzione dovrebbe governare
domenica 11 gennaio 2026
11.34
Ci sono giorni in cui una città scopre di essere ancora viva non per merito, ma per grazia, per chi ci crede, di qualche santo o fortunata fatalità per gli altri; giorni in cui il confine tra "va tutto bene" - più o meno - e l'irreparabile, passa per una frazione di secondo. Ieri, a Trani, è stato uno di quei giorni, in un ventoso pomeriggio che davvero è apparso luogo di miracolose congiunture. "Miracolo" è la parola che risuona ovunque, tre persone salve per davvero un soffio dalla caduta di una palma gigantesca, due ferite in un'auto distrutta e uno sfiorato; un miracolo ancora che la piazza non fosse affollata, , che nelle auto sotto il muro diroccato alle spalle del Castello non vi fosse nessuno: scene che avrebbero potuto chiudere più di una vita e che oggi sarebbero sulle prime pagine di tutti i notiziari come stragi annunciate, tutte nello stesso arco di tempo, nello stesso respiro corto dell nostra città.
Invece, nessun morto: e il miracolo evidente è che siamo qui a scriverne come di un grande spavento, specialmente se ricordiamo che la lunghezza di quella palma distesa sulle basole corrisponde a parte della lunga fila di famiglie che quattro giorni prima era lì per la calza della befana, una fila fatta di attesa e gioia e ignara di quel pericolo che incombeva lì, come una pesantissima e inconsapevole spada di damocle. Il miracolo - o la fortuna - ha fatto sì che il tempo non fosse indietro di quattro giorni o - com'è avvenuto, quattro centesimi di secondo. .Ma il punto è un altro ancora, il miracolo - o comunque lo si voglia chiamare - non ha graziato solo quelle famiglie o i passanti che ieri pomeriggio erano lì, poichè sono stati graziati anche altri: sono state graziate le responsabilità politiche, amministrative, tecniche che sarebbero nate da un evento funesto . Quelle che oggi possono tirare un sospiro di sollievo e affidarsi a un comunicato, a una spiegazione tardiva, a un "si stava per intervenire".
Quelle che, se il calendario avesse avuto un minimo di cattiveria in più, oggi sarebbero schiacciate non da una palma, ma da un peso molto più grande che grava sulla coscienza per tutta la vita. Perché quando un pericolo è noto, segnalato, percepito, e tuttavia diventa cornice di eventi affollati, di bambini in fila, di comunità raccolta, allora il problema non è la sfortuna. È il metodo. È l'idea che vada sempre bene così, finché va bene. Certo, qualcuno potrebbe rispondere come sovente accade "okay, se mia nonna avesse avuto tre gambe sarebbe stata una carriola…". ma l'ironia serve a poco in una serie di eventi come quelli avvenuti ieri a Trani. Guardando quel gigantev riverso a terra, quel muro sbriciolato, quel vuoto lasciato da ciò che avrebbe potuto essere, il sorriso dura poco. Ieri Trani è stata salvata da qualcosa che non sappiamo: il caso, il vento che cambia direzione, il passo fatto un secondo prima, l'abitacolo della macchina parcheggiata sotto un muro lasciata in tempo. E allora sì, si può anche ringraziare qualcuno lassù: San Francesco, San Nicola, l'Immacolata sulla colonna.
Ma sarebbe un errore fermarsi lì, perché una città non può affidarsi ai miracoli per restare viva: i miracoli accadono, la prevenzione dovrebbe governare.E ieri, più che un giorno di festa scampata, è stato un promemoria solenne, perchè la prossima volta i santi e la Madonna - o il gioco dei dadi del caso - potrebbero essere distratti.
Invece, nessun morto: e il miracolo evidente è che siamo qui a scriverne come di un grande spavento, specialmente se ricordiamo che la lunghezza di quella palma distesa sulle basole corrisponde a parte della lunga fila di famiglie che quattro giorni prima era lì per la calza della befana, una fila fatta di attesa e gioia e ignara di quel pericolo che incombeva lì, come una pesantissima e inconsapevole spada di damocle. Il miracolo - o la fortuna - ha fatto sì che il tempo non fosse indietro di quattro giorni o - com'è avvenuto, quattro centesimi di secondo. .Ma il punto è un altro ancora, il miracolo - o comunque lo si voglia chiamare - non ha graziato solo quelle famiglie o i passanti che ieri pomeriggio erano lì, poichè sono stati graziati anche altri: sono state graziate le responsabilità politiche, amministrative, tecniche che sarebbero nate da un evento funesto . Quelle che oggi possono tirare un sospiro di sollievo e affidarsi a un comunicato, a una spiegazione tardiva, a un "si stava per intervenire".
Quelle che, se il calendario avesse avuto un minimo di cattiveria in più, oggi sarebbero schiacciate non da una palma, ma da un peso molto più grande che grava sulla coscienza per tutta la vita. Perché quando un pericolo è noto, segnalato, percepito, e tuttavia diventa cornice di eventi affollati, di bambini in fila, di comunità raccolta, allora il problema non è la sfortuna. È il metodo. È l'idea che vada sempre bene così, finché va bene. Certo, qualcuno potrebbe rispondere come sovente accade "okay, se mia nonna avesse avuto tre gambe sarebbe stata una carriola…". ma l'ironia serve a poco in una serie di eventi come quelli avvenuti ieri a Trani. Guardando quel gigantev riverso a terra, quel muro sbriciolato, quel vuoto lasciato da ciò che avrebbe potuto essere, il sorriso dura poco. Ieri Trani è stata salvata da qualcosa che non sappiamo: il caso, il vento che cambia direzione, il passo fatto un secondo prima, l'abitacolo della macchina parcheggiata sotto un muro lasciata in tempo. E allora sì, si può anche ringraziare qualcuno lassù: San Francesco, San Nicola, l'Immacolata sulla colonna.
Ma sarebbe un errore fermarsi lì, perché una città non può affidarsi ai miracoli per restare viva: i miracoli accadono, la prevenzione dovrebbe governare.E ieri, più che un giorno di festa scampata, è stato un promemoria solenne, perchè la prossima volta i santi e la Madonna - o il gioco dei dadi del caso - potrebbero essere distratti.