Trani, l'affondo di Giuseppe De Simone: "Il centrodestra affronti i nodi strutturali con un cambio radicale di metodo"
La nota dell'esponente di Fratelli d'Italia: appello al Sindaco Galiano su bonifiche, ex Angelini e partecipate. «Eletto o no, serve una figura terza per uscire dallo stallo»
IL TESTO INTEGRALE DELLA NOTA STAMPA
Politiche ambientali e tutela della salute pubblica (e non solo) secondo l'ex assessore all'ambiente prof. Giuseppe De Simone Ho letto con attenzione la nota dell'avv. Maria Grazia Cinquepalmi, che tuttavia appare non esaustiva perché si limita principalmente alla questione dei miasmi e dell'isola ecologica di via dei Finanzieri, senza affrontare la dimensione complessiva delle criticità ambientali e amministrative che interessano Trani e l'intero comprensorio. Anche la vicenda della ditta di Barletta, in particolare la cementeria Buzzi Unicem, rientra in questo quadro: un impianto da anni oggetto di contestazioni per emissioni e impatti ambientali, che ha portato a controlli, diffide e infine a provvedimenti di sospensione da parte del sindaco di Barletta in conseguenza di superamenti e criticità emissive ormai non più ignorabili. Il punto, però, non è l'episodio singolo ma la gestione storica e strutturale delle criticità ambientali che si ripetono nel tempo senza una reale soluzione definitiva. Nel caso di Trani il problema non riguarda soltanto via dei Finanzieri o il centro comunale di raccolta rifiuti, né soltanto il depuratore cittadino che soprattutto nei mesi estivi genera miasmi diffusi e persistenti, ma riguarda l'intero assetto urbano. Il depuratore, infatti, continua a rappresentare una criticità strutturale che richiederebbe interventi tecnici stabili e definitivi, come sistemi di copertura e contenimento delle vasche per evitare la volatilizzazione degli odori, mentre l'isola ecologica e le aree circostanti restano fonte di disagio ambientale costante per i residenti. Nell'anno 2014, in qualità di Assessore all'Ambiente, concordai con i responsabili tecnici dell'Acquedotto Pugliese lo spostamento del depuratore al di fuori del territorio urbano, con l'obiettivo di migliorare la qualità ambientale e ridurre l'impatto dell'impianto sull'area abitata. A ciò si aggiungono i roghi, gli odori di bruciato e le segnalazioni provenienti da diverse zone della città, che non sono episodi isolati ma segnali di una pressione ambientale diffusa. Non si tratta quindi di singoli casi, ma di un sistema complessivo che negli ultimi undici anni non è stato affrontato con continuità e metodo. In numerosi edifici del territorio è ancora presente amianto, e dove è stato rimosso non sempre si ha evidenza del pieno rispetto delle procedure previste dalle norme ministeriali. Questo rappresenta un ulteriore elemento di criticità che riguarda direttamente la salute pubblica e la sicurezza urbana. Anche il sistema di raccolta porta a porta presenta evidenti limiti di controllo e monitoraggio, lasciando spesso il cittadino senza strumenti efficaci di verifica e senza alcuna forma reale di ristoro o compensazione per i disservizi subiti. In questo contesto si inserisce la vicenda dell'ex Distilleria Angelini, che rappresenta uno dei casi più emblematici della gestione frammentata tra urbanistica, ambiente e salute pubblica. L'area, originariamente destinata a edilizia giudiziaria con l'obiettivo di concentrare in un unico polo gli uffici del Tribunale di Trani, oggi ancora dispersi in più sedi, è stata successivamente oggetto di modifica di destinazione urbanistica con deliberazione di Giunta n. 70 del 29 aprile 2020, passando a destinazione residenziale e commerciale. Successivamente è stata inserita in un progetto di trasformazione urbana finalizzato alla realizzazione di un parco urbano finanziato con risorse pubbliche. Questo susseguirsi di cambi di indirizzo evidenzia una mancanza di continuità amministrativa e una pianificazione urbana non lineare, che ha inciso profondamente sulla coerenza delle scelte pubbliche. Le criticità ambientali dell'area Angelini restano tuttavia il nodo centrale. Le indagini tecniche hanno evidenziato la presenza nel sottosuolo di sostanze contaminanti come idrocarburi e metalli pesanti quali piombo, nichel, cromo e stagno, imponendo la necessità di una bonifica integrale prima di qualsiasi destinazione a uso pubblico. ARPA Puglia ha più volte ribadito che ogni intervento deve essere preceduto da caratterizzazione completa e analisi di rischio, mentre alcune fasi operative hanno subito sospensioni proprio a causa dell'emersione di criticità ambientali durante i lavori. A ciò si aggiungono anche incrementi di costi e complessità tecniche che dimostrano la delicatezza dell'intervento. Certamente i cittadini ricorderanno che i silos di depurazione dell'ex Angelini erano incavati per decine di metri nel sottosuolo. Proprio per questa ragione, una volta rimossa la struttura di base, era indispensabile procedere a una rigorosa verifica delle condizioni igienico-ambientali del terreno sottostante, al fine di accertare l'eventuale permanenza di contaminanti e definire gli interventi di bonifica necessari. Si trattava di un passaggio tecnico imprescindibile, imposto non solo dal buonsenso, ma anche dalle normative ambientali, prima di poter ipotizzare qualsiasi destinazione dell'area a uso pubblico. Un ulteriore elemento di rilievo riguarda il fatto che le indagini si sarebbero concentrate prevalentemente sul perimetro dell'ex area industriale, senza un adeguato approfondimento sistemico delle aree circostanti, nonostante la natura degli inquinanti e la loro potenziale capacità di diffusione nel sottosuolo. Questo aspetto apre interrogativi sulla completezza del quadro conoscitivo su cui si basano le scelte urbanistiche e ambientali, soprattutto in un contesto urbano densamente abitato e in presenza di uffici giudiziari. In parallelo si colloca anche la persistente emergenza dell'edilizia giudiziaria cittadina, ancora oggi caratterizzata da una frammentazione in numerose sedi, con evidenti difficoltà organizzative, logistiche e funzionali che incidono sull'efficienza complessiva del sistema giustizia a livello locale. Altro elemento che merita attenzione riguarda la gestione del sistema rifiuti da parte di AMIU e le dichiarazioni dell'ing. Gaetano Nacci. In più occasioni è stata sostenuta la correttezza gestionale del sistema e la necessità del centro di raccolta, arrivando ad affermare che la presenza dell'impianto fosse nota ai residenti al momento dell'acquisto delle abitazioni. Tale impostazione risulta profondamente discutibile perché tenta di ricondurre una problematica ambientale e sanitaria oggettiva non a una questione di pianificazione pubblica, ma a una presunta accettazione individuale del rischio da parte dei cittadini. Questo ribaltamento concettuale è in contrasto con il principio fondamentale secondo cui la tutela della salute pubblica non può mai essere subordinata né alla cronologia urbanistica né a una presunta consapevolezza privata. Ho letto inoltre che la candidata del centrodestra, l'avv. Maria Grazia Cinquepalmi, si è soffermata prevalentemente sulla questione dell'isola ecologica, senza affrontare in modo sistemico l'insieme delle criticità della città. Dispiace che un insieme così ampio di problemi strutturali non trovi adeguato spazio nel dibattito pubblico del centrodestra di cui faccio parte, nonostante incidano da anni sulla qualità della vita dei cittadini e sulla credibilità stessa della gestione amministrativa del territorio. A ciò si aggiungono ulteriori criticità che completano il quadro generale: il degrado urbano e i distacchi del muraglione che evidenziano problemi di sicurezza pubblica, i controlli sui dehors del porto con sequestri e procedimenti che mostrano difficoltà nella gestione degli spazi urbani, la grave inefficienza nella riscossione dei tributi comunali e le criticità legate alla TARI, nonché la lentezza e la farraginosità di interventi amministrativi anche per lavori di minima entità, che diventano emblematici di una macchina amministrativa poco reattiva. Nel loro insieme, questi elementi non possono essere interpretati come episodi isolati, ma come la manifestazione di un sistema di criticità strutturali che si è consolidato nel tempo. È in questo quadro che si inserisce la riflessione sulla connivenza per omissione tra le diverse stagioni politiche, non come accordo esplicito, ma come responsabilità diffusa nel non aver affrontato con continuità e determinazione problemi noti e documentati, permettendo loro di consolidarsi fino a diventare strutturali. Trani, infatti, si trova oggi in una condizione che non può essere attribuita esclusivamente a una singola amministrazione, ma che è il risultato di una lunga sequenza di interventi incompleti, rinvii e mancate decisioni che hanno attraversato diverse fasi politiche, determinando un progressivo indebolimento della capacità di governo del territorio e della tutela effettiva della salute pubblica .In assenza di un cambio radicale di metodo (l'appello è rivolto al Sindaco Marco Galiano), il rischio è che tali problematiche continuino a riprodursi e aggravarsi nel tempo. È per questo che appare necessario un salto di qualità anche sul piano politico e istituzionale: il centrodestra, così come ogni forza che si propone di governare la città, dovrebbe assumere con chiarezza tutte le segnalazioni esistenti e trasformarle in una visione organica di intervento. In alternativa, diventa indispensabile individuare una figura realmente terza, autorevole e indipendente, priva di condizionamenti locali, che possa affrontare con oggettività le criticità e assumere decisioni nell'esclusivo interesse della collettività, al fine di garantire finalmente ai cittadini una città vivibile, sicura e sana. Trani, 01/07/2026 Professor Giuseppe De Simone