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Cronaca
Degrado sociale in Via Verdi a Trani, murati gli accessi al rudere, resta senza risposta il destino del minore e degli adulti che vi trovavano riparo
Dopo le sollecitazioni della consigliera comunale Raffaella Merra e le segnalazioni dei residenti, il Comune interviene chiudendo gli accessi all'immobile
Trani - giovedì 2 luglio 2026
18.08
Questa mattina, 2 luglio, operai incaricati dal Comune di Trani hanno provveduto a murare gli accessi del rudere di via Verdi, nei pressi del sottopasso pedonale, teatro nei mesi scorsi di una delle vicende socialmente più drammatiche raccontate dalla nostra redazione. Il muro è stato innalzato, ma non basta un muro per cancellare una povertà che continua a esistere.
Era l'8 febbraio scorso quando portammo all'attenzione dell'opinione pubblica la storia di una famiglia italiana, con un bambino piccolo, costretta a vivere in un immobile pericolante e privo delle più elementari condizioni igienico-sanitarie. Una situazione emersa grazie al senso civico di alcuni residenti, che non avevano scelto l'indifferenza, consentendo l'intervento della Polizia Locale, del 118, dei Vigili del Fuoco e del Pronto Intervento Sociale. Da allora, però, il problema non si è mai realmente risolto.
I residenti hanno continuato a documentare accessi impropri all'interno della proprietà privata, dove, soprattutto nelle ore serali, adulti e un minore avrebbero continuato a trovare riparo in condizioni di assoluto degrado. Video e immagini sono stati raccolti e messi a disposizione delle autorità competenti. Sollecitata dagli stessi cittadini, la consigliera comunale Raffaella Merra ha deciso di approfondire personalmente la vicenda, avviando interlocuzioni con gli uffici competenti, soprattutto per comprendere quale fosse la situazione del minore e quali interventi fossero stati attivati sul piano sociale. Il primo effetto concreto è arrivato oggi con l'avvio della chiusura materiale e completa degli accessi all'edificio.
Secondo quanto si apprende, l'immobile apparterrebbe a una proprietà indivisa i cui eredi risiederebbero fuori città, l'Amministrazione comunale, attraverso la Polizia Locale, intende ora avviare i contatti con i proprietari affinché vengano adottati ulteriori interventi di messa in sicurezza e di definitiva perimetrazione dell'area, evitando nuove occupazioni in uno stabile ormai in condizioni di evidente degrado strutturale. Resta però la domanda più importante. Dove sono finite le persone che vivevano in quel rudere? E soprattutto, dove si trova oggi quel minore?
Murare un ingresso significa impedire l'accesso a un edificio pericolante. Non significa necessariamente aver risolto il disagio sociale che aveva portato quelle persone a viverci. La speranza è che, parallelamente all'intervento materiale sull'immobile, sia stato attivato anche un percorso di presa in carico capace di offrire una prospettiva diversa a chi vive ai margini, perché il rischio, altrimenti, è soltanto quello di spostare altrove una tragedia silenziosa.
E mentre a Palazzo di Città proseguono le trattative politiche per definire la prima giunta dell'amministrazione guidata dal sindaco Marco Galliano, casi come quello di via Verdi ricordano che accanto agli equilibri politici esistono priorità che non possono attendere: la povertà estrema, il disagio abitativo e la tutela dei minori rappresentano emergenze quotidiane che chiedono risposte strutturali, non soltanto interventi tampone, perché una città si misura anche dalla capacità di non lasciare indietro gli ultimi
Era l'8 febbraio scorso quando portammo all'attenzione dell'opinione pubblica la storia di una famiglia italiana, con un bambino piccolo, costretta a vivere in un immobile pericolante e privo delle più elementari condizioni igienico-sanitarie. Una situazione emersa grazie al senso civico di alcuni residenti, che non avevano scelto l'indifferenza, consentendo l'intervento della Polizia Locale, del 118, dei Vigili del Fuoco e del Pronto Intervento Sociale. Da allora, però, il problema non si è mai realmente risolto.
I residenti hanno continuato a documentare accessi impropri all'interno della proprietà privata, dove, soprattutto nelle ore serali, adulti e un minore avrebbero continuato a trovare riparo in condizioni di assoluto degrado. Video e immagini sono stati raccolti e messi a disposizione delle autorità competenti. Sollecitata dagli stessi cittadini, la consigliera comunale Raffaella Merra ha deciso di approfondire personalmente la vicenda, avviando interlocuzioni con gli uffici competenti, soprattutto per comprendere quale fosse la situazione del minore e quali interventi fossero stati attivati sul piano sociale. Il primo effetto concreto è arrivato oggi con l'avvio della chiusura materiale e completa degli accessi all'edificio.
Secondo quanto si apprende, l'immobile apparterrebbe a una proprietà indivisa i cui eredi risiederebbero fuori città, l'Amministrazione comunale, attraverso la Polizia Locale, intende ora avviare i contatti con i proprietari affinché vengano adottati ulteriori interventi di messa in sicurezza e di definitiva perimetrazione dell'area, evitando nuove occupazioni in uno stabile ormai in condizioni di evidente degrado strutturale. Resta però la domanda più importante. Dove sono finite le persone che vivevano in quel rudere? E soprattutto, dove si trova oggi quel minore?
Murare un ingresso significa impedire l'accesso a un edificio pericolante. Non significa necessariamente aver risolto il disagio sociale che aveva portato quelle persone a viverci. La speranza è che, parallelamente all'intervento materiale sull'immobile, sia stato attivato anche un percorso di presa in carico capace di offrire una prospettiva diversa a chi vive ai margini, perché il rischio, altrimenti, è soltanto quello di spostare altrove una tragedia silenziosa.
E mentre a Palazzo di Città proseguono le trattative politiche per definire la prima giunta dell'amministrazione guidata dal sindaco Marco Galliano, casi come quello di via Verdi ricordano che accanto agli equilibri politici esistono priorità che non possono attendere: la povertà estrema, il disagio abitativo e la tutela dei minori rappresentano emergenze quotidiane che chiedono risposte strutturali, non soltanto interventi tampone, perché una città si misura anche dalla capacità di non lasciare indietro gli ultimi

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