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Giuseppe De Simone: "Welfare a Trani, la trasparenza non è un optional ma un obbligo di legge"

L'ex Assessore e Presidente MCL richiama l'Amministrazione: "Basta rivendicare meriti politici su fondi vincolati. Servono bandi pubblici e criteri oggettivi per i cittadini fragili"

In una nota dettagliata inviata all'Assessorato ai Servizi Sociali, il Prof. Giuseppe De Simone, già Consigliere Comunale ed Assessore della Città di Trani e attuale Presidente del Circolo MCL, interviene con fermezza sulla gestione delle politiche sociali cittadine. De Simone contesta apertamente la narrazione politica che trasforma obblighi di legge e trasferimenti regionali/statali in "meriti" dell'amministrazione, denunciando una preoccupante carenza di trasparenza. I temi sollevati sono urgenti: dalla mancata pubblicazione del bando fitto casa 2025 alla gestione discrezionale dei contributi economici, fino all'inerzia sulle misure per la disabilità (Legge 104) e all'emergenza abitativa. Il Professore richiama l'Ente al rispetto della Carta dei Servizi e del D.Lgs. 33/2013, affinché il sostegno ai più deboli non sia frutto di scelte dirette degli uffici, ma di procedure pubbliche, eque e accessibili a tutti i cittadini senza "santi in paradiso"

Il testo della nota inviata all'Assessorato ai Servizi Sociali

Ill.ma Assessora, la stampa locale ha dato ampio risalto alla recente approvazione della variazione di bilancio finalizzata al potenziamento dei fondi per il sociale, presentata come un intervento importante e necessario per rispondere alle esigenze reali della città, in particolare a tutela dei soggetti più fragili del territorio, quali minori, anziani non autosufficienti e famiglie in condizioni di indigenza.

In questo quadro, appare necessario richiamare con chiarezza il sistema normativo di riferimento, troppo spesso ignorato o applicato in modo parziale. Le principali misure di sostegno sociale, infatti, non sono discrezionali, ma rigidamente disciplinate da leggi nazionali e regionali. L'assegno di cura della Regione Puglia, ad esempio, è una misura strutturale destinata a persone in condizioni di non autosufficienza o disabilità gravissima, che prevede un contributo economico mensile finalizzato a sostenere l'assistenza domiciliare e a evitare l'istituzionalizzazione.

Tali strumenti non solo sono finanziati con risorse pubbliche vincolate, ma impongono ai Comuni obblighi precisi: pubblicità degli atti, trasparenza delle procedure, accesso mediante bandi pubblici e rispetto dei principi di imparzialità e uguaglianza. Non è quindi consentito sostituire tali procedure con interventi discrezionali o privi di adeguata regolamentazione, pena la violazione delle norme in materia di trasparenza amministrativa. In conclusione, non può essere attribuito come merito politico dell'Assessora o del Presidente del Consiglio comunale Giacomo Marinaro ciò che costituisce, invece, un preciso obbligo previsto dalla legge. Le misure in materia di servizi sociali, infatti, non rappresentano iniziative discrezionali, ma interventi dovuti, finanziati con risorse vincolate e regolati da procedure obbligatorie che impongono trasparenza, pubblicità e accesso tramite bandi. Rivendicarne la paternità politica, in assenza del pieno rispetto di tali prescrizioni normative, rischia di risultare non solo improprio, ma anche fuorviante rispetto ai diritti effettivi dei cittadini.

Premesso ciò, in qualità di candidato e, soprattutto, di Presidente di un circolo avente finalità sociali e senza scopo di lucro, ho più volte invitato l'Amministrazione comunale e gli uffici competenti a garantire maggiore trasparenza nell'erogazione delle risorse pubbliche destinate ai cittadini più fragili. Nonostante tali richiami, devo rilevare con profondo stupore che una parte significativa degli interventi sul sociale viene presentata come nuova o straordinaria, quando in realtà si tratta, per gli addetti ai lavori, di misure già finanziate da anni attraverso fondi statali e regionali, trasferiti ai Comuni proprio per garantire l'attuazione di politiche sociali strutturate.

La normativa è chiara: tali interventi devono essere attivati attraverso bandi pubblici, affinché tutti i cittadini aventi diritto possano essere messi nelle condizioni di conoscere le opportunità disponibili e presentare domanda. Tuttavia, quanto riscontrato nel Comune di Trani evidenzia una situazione ben diversa. In più occasioni è emersa l'assenza di avvisi pubblici, a fronte invece di erogazioni economiche effettuate mediante interventi diretti dei Servizi Sociali, privi di una disciplina pubblica chiara e accessibile. Tale prassi, pur animata da finalità sociali condivisibili, appare in contrasto con quanto previsto dal D.Lgs. 33/2013, in particolare dagli articoli 26 e 27, che stabiliscono che la pubblicazione degli atti di concessione di contributi costituisce condizione legale di efficacia degli stessi.

Emblematica, in tal senso, è la vicenda relativa al bando fitto casa 2025, la cui mancata pubblicazione rappresenta una criticità grave e non più sostenibile. Numerose famiglie della città – nuclei monoreddito, disoccupati, anziani soli, lavoratori precari e genitori con minori – si trovano oggi prive di uno strumento fondamentale di sostegno, mentre in altri comuni limitrofi, quali Bari, Corato e Bisceglie, tali misure risultano già attivate e pienamente operative. Nel Comune di Trani, invece, non risultano atti pubblici che consentano ai cittadini di presentare domanda o accedere a informazioni chiare, determinando una evidente disparità di trattamento e un grave vulnus alle politiche sociali locali.

Si aggiunge il fatto che, da atti amministrativi pubblici, emerge che il Comune ha comunque proceduto a erogare contributi economici per spese abitative, canoni di locazione, utenze e altre necessità urgenti, attraverso determinazioni dirigenziali che impegnano risorse anche significative. Tuttavia, tali interventi risultano privi di un quadro regolamentare pubblico e accessibile, con il rischio concreto di compromettere i principi di equità, trasparenza e parità di accesso, se non per tutti i cittadini in condizioni di bisogno, ma di fatto solo per alcuni soggetti individuati senza procedure pubbliche, in assenza di bandi e criteri trasparenti di selezione.

Alla già grave criticità relativa al bando fitto casa si affianca, in modo strutturale, la persistente emergenza abitativa che da anni interessa la città di Trani. Al di là dei limitati interventi previsti attraverso i fondi del PNRR, dai quali ci si augura possano derivare in tempi brevi nuovi alloggi, resta evidente come tali misure, per loro natura straordinarie e peraltro finanziate mediante risorse che lo Stato è tenuto a restituire all'Unione Europea, non possano rappresentare una soluzione organica e duratura al problema.

In tale contesto, appare fondamentale che l'eventuale assegnazione degli alloggi avvenga attraverso la predisposizione di graduatorie pubbliche fondate su requisiti chiari, oggettivi e trasparenti, in grado di garantire priorità effettiva alle persone e ai nuclei familiari in condizioni di maggiore fragilità economica e sociale.

Si ritiene altresì opportuno ricordare che già nell'anno 2014, in qualità di Assessore all'Ambiente, agli Affari Istituzionali e al Welfare, fu formalmente avanzata una proposta volta a richiedere all'ex IACP Puglia finanziamenti destinati alla realizzazione di alloggi di edilizia residenziale pubblica per le fasce meno abbienti, individuando a tal fine anche le aree idonee sul territorio comunale.

A distanza di anni, tuttavia, deve rilevarsi come tale indirizzo non abbia avuto alcun seguito concreto: il Comune non risulta aver messo a disposizione ulteriori aree né aver attivato richieste di finanziamento nei confronti di ARCA Puglia, determinando di fatto una situazione di stallo che ha contribuito ad aggravare la carenza di abitazioni disponibili.

Tale inattività ha inciso non solo sulla possibilità di offrire soluzioni abitative dignitose ai cittadini in difficoltà, ma anche sulla mancata attuazione di politiche pubbliche in grado di calmierare il mercato locale degli affitti e dei prezzi delle abitazioni, con conseguenze evidenti in termini di pressione economica sulle fasce più deboli della popolazione

In tale quadro si inserisce altresì il contributo dell'architetta Laura Rubino, componente della Commissione tecnica di Bari "Abitare sostenibile", la quale pone l'accento sulle trasformazioni demografiche in atto, caratterizzate da un progressivo invecchiamento della popolazione e da nuove esigenze abitative. Secondo tale impostazione, fenomeni come la contrazione demografica, la gentrificazione, l'overtourism e l'aumento generalizzato dei canoni di locazione stanno modificando profondamente l'accessibilità al mercato immobiliare, rendendo sempre più difficile l'accesso alla casa per le fasce di reddito medio e medio-basso.

In tale prospettiva, viene evidenziato come gli strumenti tradizionali del welfare abitativo mostrino segnali di affaticamento, e come si renda necessario un approccio integrato che coinvolga istituzioni pubbliche e soggetti privati attraverso modelli di collaborazione innovativi. Tra le soluzioni prospettate vengono richiamati modelli di edilizia residenziale sociale, co-housing e rigenerazione urbana, nonché forme di partecipazione attiva delle comunità locali nella gestione degli spazi abitativi.

Tali modelli presuppongono una governance condivisa tra pubblico e privato, capace di integrare risorse economiche e sociali, favorendo anche forme di welfare generativo in cui la comunità stessa diventa parte attiva nella produzione di valore sociale, con particolare attenzione alle fasce più fragili e ai giovani nuclei familiari.

Le considerazioni sopra richiamate confermano, in termini generali, come il tema abitativo non possa essere affrontato esclusivamente con interventi episodici o emergenziali, ma richieda una programmazione strutturale e di lungo periodo, in grado di coniugare politiche sociali, urbanistiche ed economiche in una visione organica del diritto all'abitare.

Con riferimento alle misure connesse alla Legge 104, si rileva una ulteriore e significativa criticità che merita un approfondimento puntuale. Tali interventi, finalizzati al sostegno delle persone con disabilità e dei nuclei familiari che se ne fanno carico, rappresentano strumenti essenziali di inclusione sociale e di tutela della dignità della persona, previsti e riconosciuti nell'ambito del sistema nazionale di welfare. In numerosi comuni, anche limitrofi, tali misure risultano regolarmente attivate attraverso l'adozione di avvisi pubblici, procedure trasparenti e criteri oggettivi di accesso, in grado di garantire pari opportunità a tutti i cittadini aventi diritto.

Nel Comune di Trani, al contrario, nonostante i ripetuti solleciti rivolti nei mesi scorsi al Sindaco, anche in qualità di Presidente del Circolo MCL di Trani, non si registrano atti amministrativi concreti né iniziative operative finalizzate all'attivazione di analoghe misure. Tale circostanza evidenzia una persistente inerzia amministrativa che non può essere giustificata né sotto il profilo organizzativo né sotto quello finanziario, soprattutto alla luce dell'esistenza di strumenti normativi e risorse già strutturate a livello sovracomunale.

L'assenza di interventi in questo ambito determina, di fatto, una grave disparità di trattamento tra cittadini residenti in territori diversi, penalizzando in modo diretto le persone con disabilità e le loro famiglie, le quali si vedono private di opportunità e sostegni che altrove risultano concretamente accessibili. Ne deriva un vulnus evidente ai principi di uguaglianza sostanziale, di equità sociale e di piena tutela dei diritti fondamentali, che dovrebbero invece orientare in modo prioritario l'azione amministrativa degli enti locali.

Appare pertanto indispensabile chiarire le ragioni di tale mancata attivazione e individuare con urgenza le misure necessarie a colmare questa lacuna, garantendo anche nel Comune di Trani l'effettiva applicazione di strumenti previsti dall'ordinamento e già operativi in altri contesti territoriali.

Analoghe criticità si riscontrano nella gestione della TARI, caratterizzata da aumenti tariffari rilevanti, assenza di agevolazioni o esenzioni per le fasce più deboli o in presenza disabili, mancata applicazione della tariffazione puntuale e inefficienze strutturali del servizio di igiene urbana. In tale contesto, il peso economico grava in modo sproporzionato su pensionati, famiglie numerose e cittadini fragili, determinando una situazione di evidente iniquità sociale.

Da ultimo, si prende atto dell'approvazione della Carta dei Servizi del Comune di Trani, avvenuta con determinazione dirigenziale n. 1641 del 28/11/2025 (proposta n. 1771), adottata dall'Area Servizi Socio Culturali – Ufficio di Piano per la Gestione Associata dei Servizi Socio Assistenziali. Tale provvedimento, richiamando il decreto sindacale n. 154 del 30.12.2024 e i principali atti di programmazione dell'Ente – tra cui il Documento Unico di Programmazione 2025-2027, il Bilancio di previsione e il Piano Esecutivo di Gestione – sancisce formalmente l'adozione della Carta dei Servizi quale strumento obbligatorio ai sensi dell'art. 7 del Regolamento regionale n. 04/2007 e dell'art. 58 della normativa regionale.

La stessa determinazione chiarisce in modo inequivocabile che la Carta dei Servizi non è un atto meramente formale, ma uno strumento vincolante che deve garantire informazione, orientamento e piena trasparenza nell'erogazione dei servizi, rendendo concretamente esigibili i diritti dei cittadini, anche attraverso la possibilità di attivare ricorsi nei confronti dei responsabili dei servizi. Viene inoltre individuato nel "Segretariato sociale" il punto centrale di accesso, con l'obiettivo dichiarato di potenziare l'accessibilità anche mediante strumenti innovativi.

Ebbene, proprio alla luce di quanto formalmente approvato, appare inevitabile porsi una domanda tanto semplice quanto dirimente: è stata realmente garantita quella piena accessibilità e quella trasparenza che la Carta dei Servizi impone? Perché, se da un lato si afferma il diritto dei cittadini a essere informati e a poter accedere in modo chiaro e paritario ai servizi, dall'altro lato si continua a registrare l'assenza di bandi pubblici per l'erogazione dei contributi economici destinati alle fasce più fragili.

Si determina così una evidente contraddizione tra norma e prassi amministrativa: da un lato un atto che impone pubblicità, trasparenza e diritti esigibili, dall'altro una gestione che, nei fatti, non sempre consente un accesso aperto e paritario alle misure di sostegno. La Carta dei Servizi, pertanto, non può rimanere un documento programmatico o dichiarativo, ma deve tradursi in procedure concrete, pubbliche e verificabili, a partire proprio dall'utilizzo sistematico dei bandi quale strumento imprescindibile per garantire equità e legalità nell'azione amministrativa.

In caso contrario, il rischio è quello di svuotare di significato uno strumento fondamentale di tutela dei cittadini, trasformandolo in un mero adempimento formale, privo di reale incidenza sulla vita delle persone che di quei servizi hanno effettivamente bisogno

Alla luce di quanto esposto, si chiede di chiarire con urgenza per quali ragioni molti contributi sociali non vengano erogati attraverso bandi pubblici, se le risorse utilizzate derivino da fondi vincolati regionali o statali e con quali modalità vengano assegnate, come si intenda garantire il rispetto degli obblighi di trasparenza previsti dalla legge, se la Carta dei Servizi sia pienamente operativa e monitorata, e per quale motivo non venga assicurata una reale parità di accesso alle misure di sostegno.

Ill.ma Assessora, il punto centrale non è la disponibilità delle risorse, oggi rafforzate dalla variazione di bilancio, ma il modo in cui tali risorse vengono gestite e distribuite. Un sistema di welfare moderno ed efficace deve necessariamente fondarsi su trasparenza, equità, pubblicità degli atti e accesso universale alle misure. In assenza di questi elementi, anche gli interventi più rilevanti rischiano di perdere efficacia e legittimità, alimentando sfiducia nei confronti delle istituzioni.

Si confida pertanto in un riscontro chiaro, puntuale e tempestivo, nonché in un concreto cambio di indirizzo amministrativo, affinché le politiche sociali del Comune di Trani siano realmente improntate ai principi di giustizia, trasparenza e uguaglianza, nel pieno rispetto dei diritti dei cittadini più fragili. Con osservanza , Prof. De Simone Giuseppe, Presidente Circolo MCL di Trani

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