
Speciale
I giovani talenti di Trani: intervista a Marco Curci
20 anni e maturità classica, insegue la sua passione tra poesia e recitazione
Trani - sabato 18 aprile 2026
Può una passione diventare un lavoro? Lo abbiamo chiesto a Marco Curci, giovanissimo talento che dalla sua Trani, dopo la maturità classica, è partito per il centro Italia. Qui sta affrontando gli studi come attore e drammaturgo, costruendo la sua figura professionale e umana in un settore particolare come quello dello spettacolo. A lui si accompagna un'altra sua grande passione: la poesia. Marco è un giovane che ha dei sogni da realizzare. Come? Attraverso il duro lavoro, lo studio continuo e il viaggio, quello che da Trani lo ha portato fuori dalla sua Regione d'origine.
D: Dove ti sei formato?
R: La mia formazione è in divenire; sono molto giovane, ho 20 anni. La mia formazione ha molto a che fare con il teatro e l'attorialità. La formazione al liceo classico ha avuto un ruolo particolarmente importante, come luogo in cui forzatamente ho approfondito i classici greci e latini, in particolare, "L'asino d'oro" delle "Metamorfosi" di Apuleio. Lucio è affetto dalla curiositas, e io come lui; per questo sono stato costretto moralmente a scegliere il classico. Già dalle medie avevo iniziato dei laboratori a Trani, ma i momenti importanti sono stati due: l'esperienza del laboratorio scolastico di teatro classico e antico e, poi, il passaggio a un laboratorio stabile a Bari con la "Compagnia del Sole" di Marinella Anaclerio e Flavio Albanese. Quest'ultimo è stato un momento particolarmente importante, perché con loro ho avuto la possibilità di lavorare nella produzione di diversi spettacoli. Ho potuto coltivare un certo gusto poetico nell'attorialità.
D: Di cosa ti stai occupando al momento?
R: Ora sono a Roma e, grazie a un laboratorio dello scorso anno di arte della parola, ho potuto sperimentare anche un metodo legato alla pronuncia della parola: un dire poetico nel teatro.
Attualmente, mi sto formando col Teatro dei Borgia; ho fatto tirocinio con loro tre anni fa; il 2023 è stato un anno in cui ho fatto tante cose, come musical e workshop. Collaboro dal 2024 con il Centro di Produzione di Teatro e Drammaturgia Contemporanei "Quartieri dell'Arte" di Viterbo, il cui direttore artistico è Gian Maria Cervo, una persona eclettica e conosciuta al livello internazionale. Quest'esperienza è stata stupenda, perché mi ha permesso di lavorare in bottega; mi ha introdotto all'interno dei processi creativi del teatro e mi ha avviato alla strada della drammaturgia, permettendomi di lavorare creando un dialogo tra poesia e teatro perché, effettivamente, è così: mi dà modo di gestire i codici poetici all'interno di una struttura drammaturgica.
D: Parlando della nostra città: tu hai anche un'esperienza nell' "Università della Terza Età"; com'è stata?
R: È stata una bellissima esperienza ma, ancora prima, a villa Guastamacchia; c'era un fondo di 1400 – 1800 volumi lasciati lì e li organizzai da zero. Ecco, ho un amore profondo per il libro, è come aver cura di una persona; ho un rapporto viscerale con i libri, in particolare come oggetto - libro, con la sua concretezza e materialità. Amo i libri antichi e rari e la letteratura indiana. Comunque, ricordo con affetto l'esperienza nell'Università della terza età, dove ho lavorato come regista e guida per gli anziani, portando in scena il Don Giovanni di Tirso de Molina.
D: Qui al sud che prospettive hanno i giovani che vogliano affacciarsi a questo settore?
R: Questa è una domanda molto amara, perché io non me lo aspettavo; io non ho amato tantissimo Trani; amo la sua componente storica e artistica, ma il fattore umano tranese ti allontana inevitabilmente; questo esce fuori in una mia poesia.
C'è qualcosa di fortemente ipocrita nell'umanità di Trani, che si scontra con l'autenticità, con il gioco, con lo sfondare certi tabù borghesi, come parolacce e doppi sensi scherzosi. Trani se ne potrebbe liberare per vivere in maniera infantile e adulta al tempo stesso. "Palinodia", che significa "tornare sull'argomento" parla di questo: la lontananza ti fa sentire la nostalgia ma anche una bella fetta di futuro, perché quest'anno sono sceso tantissime volte qui a Trani. Quindi un po' sto barando. Io ci tengo molto alla mia città, tanto che proprio a Trani sto portando avanti un progetto registico, chiaramente in nodo amatoriale, perché sto ancora studiando per diventare regista. Nel 2023 ho messo giù un "Gilgamesh" che è nato a Trani con i miei amici ed è stato messo in scena nel teatro open air. Il 23 maggio prossimo, invece, al teatro "Mimesis" sarò in scena con uno spettacolo scritto da me e da una mia collega - Rosa Centola - e tratto da un libro di Enza Piccolo. Lo spettacolo ruoterà attorno al tema della paura della memoria riguardante il fascismo.
D: Cos'è, per te, la regia?
R: La regia non è solo organizzazione delle parti in senso orchestrale: è avere a che fare con oognuna di queste parti intimamente. Trani è stata molto importante per il mio esordio alla regia; ho chiamato un maestro mascheraio e ci ho tenuto che lavorasse con me. Ho avuto a che fare con il lato più umano sia degli anziani che dei ragazzi. L'arte è un fatto profondamente umano.
D: Cosa pensi di fare per il tuo futuro?
R: Per l'anno prossimo mi hanno commissionato due drammaturgie per il festival di Viterbo e per una serie di festival che si tengono a Bari e a Deliceto. Il festival "Le due Bari" è una bellissima occasione per la riqualificazione artistica dei quartieri ghettizzati o compromessi al livello sociale.
Una delle drammaturgie commissionate si intitola "Belli e dannati" ed è una inchiesta sulla gioventù; è un gioco molto liberamente ispirato a Scott Fitzgerald, cercando di parlare di un tema molto caro: la paura di fallire come intera generazione. È una cosa forte, perché siamo in un'epoca difficile. Noi ci sentiamo sull'orlo del fallimento e quello più grande è in capo artistico, perché è un fallimento umano.
D: Come hai scoperto la poesia?
R: Ho scoperto la poesia abbastanza presto; ho sempre voluto fare l'attore. L'ho scoperta tra i 15 e i 16 anni, ed è una cosa che è andata avanti, in maniera seria, negli ultimi due o tre anni. La sto prendendo in ottica professionale e, quindi, da tre o quattro anni mi sto cimentando nella poesia performativa, che unisce l'attorialità alla poesia, che è l'ideale per me.
Ho partecipato a un concorso del club Unesco di Trani; questo mi ha spinto a continuare. È importante dare una struttura delle opere di letteratura.
D: Da amante della poesia, hai scritto un libro. Ti va di parlarne?
R: Il mio libro si chiama "Quattro lustri di Poesia e Verità". È come un testo teatrale tra drammaturgia e poesia. È un esperimento che volevo fare per far scaturire la potenzialità performativa della lettura; cercare di trasformare la lettura in un momento simile a uno spettacolo teatrale in cui siamo spettatori e partecipi. Il libro è strutturato come una tragedia greca scanzonata e semiseria in cui protagonista è il mio alter ego "il giovane e misero poeta di teatro". L'estrema varietà che applico in questa raccolta è difficile da far digerire ma non è nemmeno qualcosa di così nuovo. Magari la struttura sì, quella è nuova, perché la struttura in drammaturgia e teatro è tutto, ma l'idea di morte dell'autore, come in Roland Barthes, e nella Neoavanguardia è qualcosa di già sperimentato. Voglio rompere il clichè, me lo porto da attore.
Alla fine, sono nomade anche nella pubblicazione del libro: ho provato a farlo pubblicare da editori pugliesi ma non è andata bene. La casa editrice è di Viterbo e si chiama "Attraverso" e fa parte del gruppo "Utterson".
D: Dove ti sei formato?
R: La mia formazione è in divenire; sono molto giovane, ho 20 anni. La mia formazione ha molto a che fare con il teatro e l'attorialità. La formazione al liceo classico ha avuto un ruolo particolarmente importante, come luogo in cui forzatamente ho approfondito i classici greci e latini, in particolare, "L'asino d'oro" delle "Metamorfosi" di Apuleio. Lucio è affetto dalla curiositas, e io come lui; per questo sono stato costretto moralmente a scegliere il classico. Già dalle medie avevo iniziato dei laboratori a Trani, ma i momenti importanti sono stati due: l'esperienza del laboratorio scolastico di teatro classico e antico e, poi, il passaggio a un laboratorio stabile a Bari con la "Compagnia del Sole" di Marinella Anaclerio e Flavio Albanese. Quest'ultimo è stato un momento particolarmente importante, perché con loro ho avuto la possibilità di lavorare nella produzione di diversi spettacoli. Ho potuto coltivare un certo gusto poetico nell'attorialità.
D: Di cosa ti stai occupando al momento?
R: Ora sono a Roma e, grazie a un laboratorio dello scorso anno di arte della parola, ho potuto sperimentare anche un metodo legato alla pronuncia della parola: un dire poetico nel teatro.
Attualmente, mi sto formando col Teatro dei Borgia; ho fatto tirocinio con loro tre anni fa; il 2023 è stato un anno in cui ho fatto tante cose, come musical e workshop. Collaboro dal 2024 con il Centro di Produzione di Teatro e Drammaturgia Contemporanei "Quartieri dell'Arte" di Viterbo, il cui direttore artistico è Gian Maria Cervo, una persona eclettica e conosciuta al livello internazionale. Quest'esperienza è stata stupenda, perché mi ha permesso di lavorare in bottega; mi ha introdotto all'interno dei processi creativi del teatro e mi ha avviato alla strada della drammaturgia, permettendomi di lavorare creando un dialogo tra poesia e teatro perché, effettivamente, è così: mi dà modo di gestire i codici poetici all'interno di una struttura drammaturgica.
D: Parlando della nostra città: tu hai anche un'esperienza nell' "Università della Terza Età"; com'è stata?
R: È stata una bellissima esperienza ma, ancora prima, a villa Guastamacchia; c'era un fondo di 1400 – 1800 volumi lasciati lì e li organizzai da zero. Ecco, ho un amore profondo per il libro, è come aver cura di una persona; ho un rapporto viscerale con i libri, in particolare come oggetto - libro, con la sua concretezza e materialità. Amo i libri antichi e rari e la letteratura indiana. Comunque, ricordo con affetto l'esperienza nell'Università della terza età, dove ho lavorato come regista e guida per gli anziani, portando in scena il Don Giovanni di Tirso de Molina.
D: Qui al sud che prospettive hanno i giovani che vogliano affacciarsi a questo settore?
R: Questa è una domanda molto amara, perché io non me lo aspettavo; io non ho amato tantissimo Trani; amo la sua componente storica e artistica, ma il fattore umano tranese ti allontana inevitabilmente; questo esce fuori in una mia poesia.
C'è qualcosa di fortemente ipocrita nell'umanità di Trani, che si scontra con l'autenticità, con il gioco, con lo sfondare certi tabù borghesi, come parolacce e doppi sensi scherzosi. Trani se ne potrebbe liberare per vivere in maniera infantile e adulta al tempo stesso. "Palinodia", che significa "tornare sull'argomento" parla di questo: la lontananza ti fa sentire la nostalgia ma anche una bella fetta di futuro, perché quest'anno sono sceso tantissime volte qui a Trani. Quindi un po' sto barando. Io ci tengo molto alla mia città, tanto che proprio a Trani sto portando avanti un progetto registico, chiaramente in nodo amatoriale, perché sto ancora studiando per diventare regista. Nel 2023 ho messo giù un "Gilgamesh" che è nato a Trani con i miei amici ed è stato messo in scena nel teatro open air. Il 23 maggio prossimo, invece, al teatro "Mimesis" sarò in scena con uno spettacolo scritto da me e da una mia collega - Rosa Centola - e tratto da un libro di Enza Piccolo. Lo spettacolo ruoterà attorno al tema della paura della memoria riguardante il fascismo.
D: Cos'è, per te, la regia?
R: La regia non è solo organizzazione delle parti in senso orchestrale: è avere a che fare con oognuna di queste parti intimamente. Trani è stata molto importante per il mio esordio alla regia; ho chiamato un maestro mascheraio e ci ho tenuto che lavorasse con me. Ho avuto a che fare con il lato più umano sia degli anziani che dei ragazzi. L'arte è un fatto profondamente umano.
D: Cosa pensi di fare per il tuo futuro?
R: Per l'anno prossimo mi hanno commissionato due drammaturgie per il festival di Viterbo e per una serie di festival che si tengono a Bari e a Deliceto. Il festival "Le due Bari" è una bellissima occasione per la riqualificazione artistica dei quartieri ghettizzati o compromessi al livello sociale.
Una delle drammaturgie commissionate si intitola "Belli e dannati" ed è una inchiesta sulla gioventù; è un gioco molto liberamente ispirato a Scott Fitzgerald, cercando di parlare di un tema molto caro: la paura di fallire come intera generazione. È una cosa forte, perché siamo in un'epoca difficile. Noi ci sentiamo sull'orlo del fallimento e quello più grande è in capo artistico, perché è un fallimento umano.
D: Come hai scoperto la poesia?
R: Ho scoperto la poesia abbastanza presto; ho sempre voluto fare l'attore. L'ho scoperta tra i 15 e i 16 anni, ed è una cosa che è andata avanti, in maniera seria, negli ultimi due o tre anni. La sto prendendo in ottica professionale e, quindi, da tre o quattro anni mi sto cimentando nella poesia performativa, che unisce l'attorialità alla poesia, che è l'ideale per me.
Ho partecipato a un concorso del club Unesco di Trani; questo mi ha spinto a continuare. È importante dare una struttura delle opere di letteratura.
D: Da amante della poesia, hai scritto un libro. Ti va di parlarne?
R: Il mio libro si chiama "Quattro lustri di Poesia e Verità". È come un testo teatrale tra drammaturgia e poesia. È un esperimento che volevo fare per far scaturire la potenzialità performativa della lettura; cercare di trasformare la lettura in un momento simile a uno spettacolo teatrale in cui siamo spettatori e partecipi. Il libro è strutturato come una tragedia greca scanzonata e semiseria in cui protagonista è il mio alter ego "il giovane e misero poeta di teatro". L'estrema varietà che applico in questa raccolta è difficile da far digerire ma non è nemmeno qualcosa di così nuovo. Magari la struttura sì, quella è nuova, perché la struttura in drammaturgia e teatro è tutto, ma l'idea di morte dell'autore, come in Roland Barthes, e nella Neoavanguardia è qualcosa di già sperimentato. Voglio rompere il clichè, me lo porto da attore.
Alla fine, sono nomade anche nella pubblicazione del libro: ho provato a farlo pubblicare da editori pugliesi ma non è andata bene. La casa editrice è di Viterbo e si chiama "Attraverso" e fa parte del gruppo "Utterson".



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