
Religioni
Nel dolore che ferisce, la fede che sostiene: alle esequie della piccola Alicia il messaggio di speranza di mons. D'Ascenzo
L’arcivescovo trasforma il lutto in un invito alla speranza: «La morte non è la fine, ma un passaggio verso la vita eterna»
Trani - sabato 18 aprile 2026
6.56
In un momento di dolore profondo e collettivo, segnato dalla tragica scomparsa a Bisceglie della giovane Alicia Amoruso, di soli 12 anni , le parole dell'arcivescovo mons. Leonardo D'Ascenzo hanno offerto alla comunità un punto di riferimento spirituale capace di andare oltre lo smarrimento umano. Durante l'omelia pronunciata nel giorno dell'ultimo saluto, nella Parrocchia di Santa Caterina da Siena, il presule ha tracciato un percorso di fede, invitando tutti a guardare oltre il dolore, verso una speranza che trova fondamento nel messaggio pasquale.
«Questo è un tempo che la liturgia chiama "tempo forte"», ha esordito il Monsignore, richiamando il significato profondo del periodo pasquale. Una forza che, ha spiegato, non nasce dalle circostanze ma dalla presenza di Cristo: «Gesù è risorto, ha vinto la morte, la sua e la nostra». È proprio in questa verità che si fonda la speranza cristiana, anche quando il dolore sembra insostenibile. L'arcivescovo non ha nascosto la durezza del momento: il distacco, ha detto, è «un dolore così forte da diventare difficile anche da descrivere». Eppure, nella prospettiva della fede, quel dolore è destinato a trasformarsi. «Questo dolore conoscerà la gioia», ha affermato, indicando la promessa di un ricongiungimento: «Ci rivedremo, perché siamo tutti destinati alla risurrezione e alla vita eterna».
Accanto al "tempo forte" della Pasqua, Mons. D'Ascenzo ha parlato anche di «tempo fragile», descrivendo con grande lucidità la condizione vissuta dalla comunità: un tempo segnato da smarrimento, impotenza e incredulità. Una fragilità che appartiene alla vita stessa, alla sua natura più autentica. «La nostra esistenza è fragile – ha ricordato – come un fiore che sboccia al mattino e appassisce la sera». Parole che restituiscono il senso della precarietà umana, ma anche il valore immenso di ogni istante vissuto. In questo scenario, la fede diventa l'unico appiglio capace di dare senso: «Se Gesù non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede, vana sarebbe la nostra preghiera». È nella risurrezione che la morte trova un significato nuovo, non più come fine ma come passaggio. «Non è un annientamento crudele – ha spiegato – ma una porta che si apre alla vita eterna».
Particolarmente toccante il richiamo all'omelia di don Tonino Bello, le cui parole sono state condivise come un abbraccio collettivo. «Le parole umane si spezzano davanti a un dolore così grande», ma quelle di Dio – ha ricordato – «hanno il potere di alleggerire ogni tormento». Da qui l'invito a trasformare le lacrime: «Se versate a terra diventano fango, ma se rivolte al cielo brillano». Un'immagine potente, capace di restituire dignità anche al pianto. Il Monsignore ha poi rivolto un pensiero diretto alla famiglia di Alessia, invitando tutti a una preghiera «silenziosa, affettuosa, di vicinanza». Un affidamento totale a Dio, nella certezza che la giovane sia già accolta «tra le braccia dell'amore, dove non c'è più sofferenza ma vita piena».
Non è mancato un messaggio rivolto ai più giovani, agli amici e ai compagni di scuola: custodire il ricordo di Alessia come testimonianza viva. «La sua vita – ha detto – vi ricordi quanto sia prezioso questo dono». Un invito a vivere con maggiore consapevolezza, a prendersi cura della propria esistenza e di quella degli altri. Infine, un'esortazione che racchiude il senso più profondo dell'intervento: non sprecare questo tempo, per quanto doloroso. Trasformarlo in occasione di crescita, di fede, di umanità. «Mettiamo nelle mani del Signore il nostro dolore», ha concluso, «perché possa trasformarlo in speranza». In un silenzio carico di emozione, le parole dell'arcivescovo hanno lasciato un segno profondo: non una risposta al dolore, ma una direzione, quella che conduce, attraverso la fede, verso una luce capace di resistere anche nelle tenebre più fitte, la comunità ha così trovato, nella fede, una luce capace di attraversare il dolore. Non per cancellarlo, ma per renderlo sostenibile, affidandolo a una speranza più grande.
Dal link l'audio integrale dell'omelia dell'Arcivescovo mos. Leonardo D'Ascenzo: OMELIA DELL'ARCIVESCOVO IN OCCASIONE DEI FUNERALI DELLA PICCOLA ALICIA, TENUTA A BISCEGLIE IL 17 APRILE NELLA CHIESA PARROCCHIALE DI SANTA CATERINA DA SIENA – Arcidiocesi di
«Questo è un tempo che la liturgia chiama "tempo forte"», ha esordito il Monsignore, richiamando il significato profondo del periodo pasquale. Una forza che, ha spiegato, non nasce dalle circostanze ma dalla presenza di Cristo: «Gesù è risorto, ha vinto la morte, la sua e la nostra». È proprio in questa verità che si fonda la speranza cristiana, anche quando il dolore sembra insostenibile. L'arcivescovo non ha nascosto la durezza del momento: il distacco, ha detto, è «un dolore così forte da diventare difficile anche da descrivere». Eppure, nella prospettiva della fede, quel dolore è destinato a trasformarsi. «Questo dolore conoscerà la gioia», ha affermato, indicando la promessa di un ricongiungimento: «Ci rivedremo, perché siamo tutti destinati alla risurrezione e alla vita eterna».
Accanto al "tempo forte" della Pasqua, Mons. D'Ascenzo ha parlato anche di «tempo fragile», descrivendo con grande lucidità la condizione vissuta dalla comunità: un tempo segnato da smarrimento, impotenza e incredulità. Una fragilità che appartiene alla vita stessa, alla sua natura più autentica. «La nostra esistenza è fragile – ha ricordato – come un fiore che sboccia al mattino e appassisce la sera». Parole che restituiscono il senso della precarietà umana, ma anche il valore immenso di ogni istante vissuto. In questo scenario, la fede diventa l'unico appiglio capace di dare senso: «Se Gesù non fosse risorto, vana sarebbe la nostra fede, vana sarebbe la nostra preghiera». È nella risurrezione che la morte trova un significato nuovo, non più come fine ma come passaggio. «Non è un annientamento crudele – ha spiegato – ma una porta che si apre alla vita eterna».
Particolarmente toccante il richiamo all'omelia di don Tonino Bello, le cui parole sono state condivise come un abbraccio collettivo. «Le parole umane si spezzano davanti a un dolore così grande», ma quelle di Dio – ha ricordato – «hanno il potere di alleggerire ogni tormento». Da qui l'invito a trasformare le lacrime: «Se versate a terra diventano fango, ma se rivolte al cielo brillano». Un'immagine potente, capace di restituire dignità anche al pianto. Il Monsignore ha poi rivolto un pensiero diretto alla famiglia di Alessia, invitando tutti a una preghiera «silenziosa, affettuosa, di vicinanza». Un affidamento totale a Dio, nella certezza che la giovane sia già accolta «tra le braccia dell'amore, dove non c'è più sofferenza ma vita piena».
Non è mancato un messaggio rivolto ai più giovani, agli amici e ai compagni di scuola: custodire il ricordo di Alessia come testimonianza viva. «La sua vita – ha detto – vi ricordi quanto sia prezioso questo dono». Un invito a vivere con maggiore consapevolezza, a prendersi cura della propria esistenza e di quella degli altri. Infine, un'esortazione che racchiude il senso più profondo dell'intervento: non sprecare questo tempo, per quanto doloroso. Trasformarlo in occasione di crescita, di fede, di umanità. «Mettiamo nelle mani del Signore il nostro dolore», ha concluso, «perché possa trasformarlo in speranza». In un silenzio carico di emozione, le parole dell'arcivescovo hanno lasciato un segno profondo: non una risposta al dolore, ma una direzione, quella che conduce, attraverso la fede, verso una luce capace di resistere anche nelle tenebre più fitte, la comunità ha così trovato, nella fede, una luce capace di attraversare il dolore. Non per cancellarlo, ma per renderlo sostenibile, affidandolo a una speranza più grande.
Dal link l'audio integrale dell'omelia dell'Arcivescovo mos. Leonardo D'Ascenzo: OMELIA DELL'ARCIVESCOVO IN OCCASIONE DEI FUNERALI DELLA PICCOLA ALICIA, TENUTA A BISCEGLIE IL 17 APRILE NELLA CHIESA PARROCCHIALE DI SANTA CATERINA DA SIENA – Arcidiocesi di




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