
Cronaca
Trani Via Verdi | Bambino in un rudere tra degrado e abbandono: dopo mesi di denunce scattano i controlli di Polizia di Stato e Polizia Locale
Avevamo raccontato la storia di un degrado che meritava attenzione. Questa mattina il ritrovamento della donna e del minore all'interno dello stabile. Ora si chiede assistenza concreta per madre e figlio e la definitiva messa in sicurezza dell'edificio
Trani - mercoledì 5 agosto 2026
8.53
Quella che per mesi è stata una denuncia pubblica, sostenuta dalle continue e preoccupate segnalazioni dei residenti, raccolte dalla nostra redazione, questa mattina ha trovato un riscontro sul campo. Agenti della Polizia di Stato e della Polizia Locale sono entrati nel rudere, posto in Via Verdi a Trani all'altezza del sottovia di Via Istria, più volte indicato dai cittadini e hanno trovato al suo interno una donna insieme a un bambino, confermando i timori che da tempo preoccupavano il quartiere.
Una vicenda che questa testata aveva portato all'attenzione dell'opinione pubblica già lo scorso 8 febbraio, raccontando la storia di una famiglia italiana costretta a vivere in un immobile pericolante, privo delle più elementari condizioni igienico-sanitarie. Una situazione emersa grazie al senso civico di alcuni residenti che, anziché voltarsi dall'altra parte, decisero di segnalare quanto stava accadendo. In quell'occasione intervennero la Polizia Locale, il 118, i Vigili del Fuoco e il Pronto Intervento Sociale, facendo emergere una situazione di estrema fragilità sociale. Tuttavia, nonostante il primo intervento, il problema non è stato definitivamente risolto.
Nei mesi successivi siamo tornati più volte sul posto, documentando le condizioni dell'immobile e raccogliendo le continue segnalazioni dei residenti, sempre più allarmati soprattutto per la presenza del minore. Un susseguirsi di appelli che, alla fine, ha portato a un nuovo intervento delle forze dell'ordine. Le immagini realizzate questa mattina documentano il momento in cui gli operatori hanno raggiunto la donna e il bambino all'interno del fabbricato. Secondo le prime informazioni, la donna sarebbe originaria di Barletta, circostanza che dovrà essere verificata dagli organi competenti.
Ora, però, la cronaca deve lasciare spazio alle risposte. La priorità assoluta è garantire tutela e assistenza alla donna e, soprattutto, al bambino, affinché possano essere presi in carico dai servizi sociali e inseriti in un percorso di protezione e sostegno adeguato. Ma c'è anche un secondo fronte che non può più essere rinviato. Quel rudere rappresenta da tempo un grave pericolo per chiunque vi acceda. Per questo i residenti chiedono che l'immobile venga definitivamente messo in sicurezza, impedendone l'accesso con interventi efficaci e permanenti, così da evitare che possa continuare a trasformarsi in un rifugio di fortuna o, peggio ancora, nel teatro di nuove emergenze.
Questa vicenda dimostra ancora una volta quanto sia fondamentale il ruolo dei cittadini che segnalano situazioni di disagio e quello di un'informazione attenta al territorio, per mesi le preoccupazioni dei residenti non si sono fermate, perché al centro della storia non c'era soltanto un edificio fatiscente, ma la sorte di un bambino costretto a vivere in condizioni incompatibili con una vita dignitosa. Grazie per questo. L'auspicio, ora, è che l'intervento di questa mattina rappresenti non la conclusione di una vicenda, ma l'inizio di una soluzione concreta e definitiva, capace di restituire sicurezza al quartiere e, soprattutto, un futuro più dignitoso alla donna e al minore coinvolti.
Una vicenda che questa testata aveva portato all'attenzione dell'opinione pubblica già lo scorso 8 febbraio, raccontando la storia di una famiglia italiana costretta a vivere in un immobile pericolante, privo delle più elementari condizioni igienico-sanitarie. Una situazione emersa grazie al senso civico di alcuni residenti che, anziché voltarsi dall'altra parte, decisero di segnalare quanto stava accadendo. In quell'occasione intervennero la Polizia Locale, il 118, i Vigili del Fuoco e il Pronto Intervento Sociale, facendo emergere una situazione di estrema fragilità sociale. Tuttavia, nonostante il primo intervento, il problema non è stato definitivamente risolto.
Nei mesi successivi siamo tornati più volte sul posto, documentando le condizioni dell'immobile e raccogliendo le continue segnalazioni dei residenti, sempre più allarmati soprattutto per la presenza del minore. Un susseguirsi di appelli che, alla fine, ha portato a un nuovo intervento delle forze dell'ordine. Le immagini realizzate questa mattina documentano il momento in cui gli operatori hanno raggiunto la donna e il bambino all'interno del fabbricato. Secondo le prime informazioni, la donna sarebbe originaria di Barletta, circostanza che dovrà essere verificata dagli organi competenti.
Ora, però, la cronaca deve lasciare spazio alle risposte. La priorità assoluta è garantire tutela e assistenza alla donna e, soprattutto, al bambino, affinché possano essere presi in carico dai servizi sociali e inseriti in un percorso di protezione e sostegno adeguato. Ma c'è anche un secondo fronte che non può più essere rinviato. Quel rudere rappresenta da tempo un grave pericolo per chiunque vi acceda. Per questo i residenti chiedono che l'immobile venga definitivamente messo in sicurezza, impedendone l'accesso con interventi efficaci e permanenti, così da evitare che possa continuare a trasformarsi in un rifugio di fortuna o, peggio ancora, nel teatro di nuove emergenze.
Questa vicenda dimostra ancora una volta quanto sia fondamentale il ruolo dei cittadini che segnalano situazioni di disagio e quello di un'informazione attenta al territorio, per mesi le preoccupazioni dei residenti non si sono fermate, perché al centro della storia non c'era soltanto un edificio fatiscente, ma la sorte di un bambino costretto a vivere in condizioni incompatibili con una vita dignitosa. Grazie per questo. L'auspicio, ora, è che l'intervento di questa mattina rappresenti non la conclusione di una vicenda, ma l'inizio di una soluzione concreta e definitiva, capace di restituire sicurezza al quartiere e, soprattutto, un futuro più dignitoso alla donna e al minore coinvolti.

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