
Istituzionale
Anniversario battaglia di Nikolajewka
sabato 26 gennaio 2013
Ore 11.00
Villa Comunale
Ricorrerà il settantesimo anniversario della battaglia di Nikolajewka, che segnò l'uscita definitiva delle truppe italiane dell'Armir dalla sacca in cui le aveva imprigionate l'Armata rossa dopo lo sfondamento della linea sul Don.
In quella circostanza, dopo una durissima marcia a piedi di oltre 300 chilometri, senza sonno, né cibo e né acqua, a 46 gradi sotto zero nella steppa russa, il soldato italiano (condotto dagli alpini della Tridentina e della Julia, dopo che la Cuneense era stata praticamente distrutta nei giorni precedenti) seppe coprirsi di gloria, rompendo l'ultimo accerchiamento sovietico ed aprendosi la strada verso la salvezza. Fu allora che, quasi senza più armi e munizioni, il comandante della Tridentina, Reverberi, salito sull'ultimo cingolato tedesco (rimasto per di più con pochissime gocce di carburante) trascinò alla vittoria una folla di disperati, congelati, feriti e moribondi. Erano le "centomila gavette di ghiaccio" di cui parlò Giulio Bedeschi, ufficiale medico della Julia, nel suo straordinario memoriale, che gli valse il premio Bancarella del 1964. Il bollettino di guerra del Comando supremo sovietico del gennaio 1943 ammise che soltanto i soldati del Corpo d'Armata alpino italiano potevano considerarsi imbattuti sul suolo di Russia.
A settant'anni di distanza da quelle eroiche gesta, i paracadutisti d'Italia depongono una corona d'alloro ai piedi del monumento ai caduti in ricordo dei caduti e dei combattenti della campagna di Russia.
In quella circostanza, dopo una durissima marcia a piedi di oltre 300 chilometri, senza sonno, né cibo e né acqua, a 46 gradi sotto zero nella steppa russa, il soldato italiano (condotto dagli alpini della Tridentina e della Julia, dopo che la Cuneense era stata praticamente distrutta nei giorni precedenti) seppe coprirsi di gloria, rompendo l'ultimo accerchiamento sovietico ed aprendosi la strada verso la salvezza. Fu allora che, quasi senza più armi e munizioni, il comandante della Tridentina, Reverberi, salito sull'ultimo cingolato tedesco (rimasto per di più con pochissime gocce di carburante) trascinò alla vittoria una folla di disperati, congelati, feriti e moribondi. Erano le "centomila gavette di ghiaccio" di cui parlò Giulio Bedeschi, ufficiale medico della Julia, nel suo straordinario memoriale, che gli valse il premio Bancarella del 1964. Il bollettino di guerra del Comando supremo sovietico del gennaio 1943 ammise che soltanto i soldati del Corpo d'Armata alpino italiano potevano considerarsi imbattuti sul suolo di Russia.
A settant'anni di distanza da quelle eroiche gesta, i paracadutisti d'Italia depongono una corona d'alloro ai piedi del monumento ai caduti in ricordo dei caduti e dei combattenti della campagna di Russia.
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