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Eventi e cultura
Elena Testi racconta la sua «Genesi. Soldi, crimine, impunità. Storia dell’estrema destra israeliana» ai Dialoghi di Trani
Non esistono risposte semplici davanti alla complessità della guerra e del dolore. La giornalista di La7 racconta la sia testimonianza
Trani - sabato 19 settembre 2026
08.47
Il primo dovere di chi racconta è quello di non semplificare; è attorno a questa consapevolezza che si è sviluppato l'incontro che, ieri sera, nell'ambito de "I Dialoghi di Trani", ha visto protagonista la giornalista Elena Testi, intervistata dalla giornalista Francesca Savino. Al centro del confronto, la testimonianza raccolta nel libro "Genesi. Soldi, crimine, impunità. Storia dell'estrema destra israeliana", ma soprattutto l'esperienza di una giornalista che ha guardato da vicino la devastazione provocata dal conflitto a Gaza, entrando in contatto diretto con una realtà nella quale dolore, paura, rabbia e senso di impotenza finiscono inevitabilmente per sovrapporsi.
Genesi nasce, infatti, dall'esigenza di restituire un racconto che non si esaurisca nella cronaca degli eventi, ma che dia spazio anche alle emozioni di chi quegli eventi li ha attraversati e osservati in prima persona. Un racconto inevitabilmente segnato da sentimenti contrastanti, difficili da ricondurre a una lettura univoca. Complessità, dunque, diventa la parola chiave dell'incontro; una complessità che, secondo quanto emerso nel corso della serata, sembra faticare sempre più a trovare spazio nel dibattito pubblico contemporaneo, in un mondo nel quale le posizioni tendono a polarizzarsi e le informazioni viaggiano rapidamente, il rischio è quello di trasformare vicende profonde e articolate in contrapposizioni nette, nelle quali ogni fatto viene ricondotto immediatamente a una sola chiave di lettura.
Ma la guerra, e quella di Gaza in particolare, impone uno sforzo diverso: quello di tenere insieme più elementi, anche quando sono difficili da conciliare. Significa riconoscere il dolore delle vittime, interrogarsi sulle responsabilità, comprendere la storia e il contesto, senza rinunciare alla capacità di distinguere, verificare e analizzare. In questo senso, la testimonianza di Testi assume un valore che va oltre il racconto giornalistico, perché raccontare ciò che accade significa anche fare i conti con ciò che si prova davanti all'orrore. Proprio quelle emozioni contrastanti, lontane dalla rassicurante linearità delle narrazioni costruite a posteriori, restituiscono la dimensione umana di chi osserva una tragedia.
L'incontro ai Dialoghi di Trani ha così riportato al centro una domanda fondamentale sul ruolo del giornalismo: come raccontare una realtà complessa senza trasformarla in una realtà semplice? La risposta passa dalla responsabilità di continuare a fare e farsi domande, anche quando non esistono risposte immediate; dalla necessità di sottrarsi alla logica delle tifoserie e di preservare quello spazio di pensiero critico nel quale possono convivere il dubbio, la conoscenza dei fatti e la consapevolezza che comprendere non significa necessariamente giustificare. È forse questa la sfida più difficile del nostro tempo: non scegliere una semplificazione, ma avere il coraggio di restare dentro la complessità.
Genesi nasce, infatti, dall'esigenza di restituire un racconto che non si esaurisca nella cronaca degli eventi, ma che dia spazio anche alle emozioni di chi quegli eventi li ha attraversati e osservati in prima persona. Un racconto inevitabilmente segnato da sentimenti contrastanti, difficili da ricondurre a una lettura univoca. Complessità, dunque, diventa la parola chiave dell'incontro; una complessità che, secondo quanto emerso nel corso della serata, sembra faticare sempre più a trovare spazio nel dibattito pubblico contemporaneo, in un mondo nel quale le posizioni tendono a polarizzarsi e le informazioni viaggiano rapidamente, il rischio è quello di trasformare vicende profonde e articolate in contrapposizioni nette, nelle quali ogni fatto viene ricondotto immediatamente a una sola chiave di lettura.
Ma la guerra, e quella di Gaza in particolare, impone uno sforzo diverso: quello di tenere insieme più elementi, anche quando sono difficili da conciliare. Significa riconoscere il dolore delle vittime, interrogarsi sulle responsabilità, comprendere la storia e il contesto, senza rinunciare alla capacità di distinguere, verificare e analizzare. In questo senso, la testimonianza di Testi assume un valore che va oltre il racconto giornalistico, perché raccontare ciò che accade significa anche fare i conti con ciò che si prova davanti all'orrore. Proprio quelle emozioni contrastanti, lontane dalla rassicurante linearità delle narrazioni costruite a posteriori, restituiscono la dimensione umana di chi osserva una tragedia.
L'incontro ai Dialoghi di Trani ha così riportato al centro una domanda fondamentale sul ruolo del giornalismo: come raccontare una realtà complessa senza trasformarla in una realtà semplice? La risposta passa dalla responsabilità di continuare a fare e farsi domande, anche quando non esistono risposte immediate; dalla necessità di sottrarsi alla logica delle tifoserie e di preservare quello spazio di pensiero critico nel quale possono convivere il dubbio, la conoscenza dei fatti e la consapevolezza che comprendere non significa necessariamente giustificare. È forse questa la sfida più difficile del nostro tempo: non scegliere una semplificazione, ma avere il coraggio di restare dentro la complessità.

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