Vittorio Emanuele Parsi, Contro gli imperi a “I Dialoghi di Trani”
Vittorio Emanuele Parsi, Contro gli imperi a “I Dialoghi di Trani”
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Vittorio Emanuele Parsi, Contro gli imperi a “I Dialoghi di Trani”

"Il modo che abbiamo per guadagnarsi quella piccola tessera di immortalità che è l’unica immortalità a cui noi esseri umani possiamo aspirare"

C'è una forma sottile e profonda di eredità che non si misura in beni materiali, ma nel coraggio delle scelte compiute quando la storia chiama. È questo il filo conduttore che ha attraversato la presentazione di "Contro gli imperi", l'ultimo libro di Vittorio Emanuele Parsi, tra i momenti più intensi della XXV edizione dei Dialoghi di Trani, di ritorno nella città pugliese a distanza di ventitré anni dalla sua prima partecipazione al festival. A dialogare con l'autore è stato lo scrittore, giornalista e critico letterario Piero Dorfles. Al centro del dibattito, il peso politico e morale del nostro presente e il dovere della responsabilità individuale nei confronti del futuro. Un concetto che Parsi ha sintetizzato con forza sul palco: «Il modo che abbiamo per guadagnarsi quella piccola tessera di immortalità che è l'unica immortalità a cui noi esseri umani possiamo aspirare: il ricordo e la gratitudine di chi è venuto dopo di noi che pensando a noi penserà grazie. Come quando noi pensiamo ai nostri nonni o padri partigiani diciamo grazie che non avete disertato e che avete fatto la scelta difficile per regalare a noi un futuro, mentre voi magari ve lo stavate massacrando sulle montagne

È proprio dalla responsabilità delle scelte individuali che prende avvio la riflessione contenuta nel volume. "Contro gli imperi" guarda infatti a un mondo nel quale gli equilibri internazionali appaiono sempre più fragili e nel quale le democrazie sono chiamate a confrontarsi con il ritorno di logiche di potenza che sembravano appartenere a un'altra epoca. Per Parsi, la storia non procede necessariamente verso un progressivo ampliamento della libertà e dei diritti: ciò che è stato conquistato può essere rimesso in discussione e, proprio per questo, richiede consapevolezza e partecipazione. Nel volume, il docente di Relazioni Internazionali analizza la crisi dell'ordine globale e l'emergere di nuove spinte imperiali ed espansionistiche — da Mosca a Pechino — che minacciano le democrazie occidentali. Parsi evidenzia come la pace e i diritti non siano conquiste acquisite per sempre, ma valori da difendere quotidianamente con lucidità e fermezza etica.
La riflessione dell'autore non si limita, però, alla dimensione geopolitica.

Dietro l'analisi degli scenari internazionali emerge una domanda più ampia: quale responsabilità hanno gli individui e le comunità davanti alle trasformazioni della storia? E soprattutto, cosa accade quando la paura, il disinteresse o la ricerca di una tranquillità immediata prevalgono sulla necessità di compiere scelte difficili? È una domanda che attraversa il rapporto tra presente e futuro e che restituisce alla politica una dimensione anche morale. Le decisioni assunte oggi, secondo la prospettiva proposta da Parsi, non riguardano soltanto chi le compie, ma producono conseguenze per chi verrà dopo. Da qui l'immagine dell'eredità, intesa non come qualcosa che si riceve passivamente, ma come una responsabilità da costruire e consegnare alle generazioni successive.

Nel confronto con Dorfles, il discorso si è così spostato dalla grande politica internazionale alla dimensione più concreta dell'impegno civile. La storia, ha lasciato intendere Parsi, è fatta anche di momenti nei quali le persone sono chiamate a scegliere da quale parte stare, assumendosi il peso e le conseguenze delle proprie decisioni. È nella capacità di non sottrarsi a quei passaggi che può nascere quella "piccola tessera di immortalità" evocata dall'autore: la possibilità di essere ricordati non per ciò che si è posseduto, ma per ciò che si è avuto il coraggio di difendere. Il riferimento alla Resistenza e alle generazioni che hanno combattuto per la libertà diventa, in questo senso, una chiave per comprendere il ragionamento dell'autore. Il "grazie" rivolto oggi a chi, nel passato, non ha disertato davanti alle proprie responsabilità diventa una domanda rivolta al presente: quale giudizio potranno dare di noi le generazioni future? E soprattutto, potranno riconoscere nelle nostre scelte la volontà di preservare ciò che abbiamo ricevuto. È una prospettiva che sposta il baricentro della discussione dal semplice racconto delle crisi contemporanee alla necessità di interrogarsi sul ruolo che ciascuno può avere nel momento storico che sta vivendo. Non soltanto grandi decisioni diplomatiche o militari, dunque, ma anche cultura, partecipazione, consapevolezza e capacità di non rimanere spettatori.
L'incontro si è chiuso con una sollecitazione al pubblico: di fronte ai grandi sconvolgimenti della storia non è ammessa la neutralità passiva. Il ritorno di Parsi ai Dialoghi di Trani si conferma così non soltanto un esercizio di analisi geopolitica, ma un vero e proprio richiamo all'impegno civile.

A distanza di ventitré anni dalla sua prima partecipazione al festival, il ritorno di Vittorio Emanuele Parsi a Trani assume così anche il valore di un ponte tra epoche diverse. Sono cambiati gli scenari internazionali, le crisi e gli equilibri geopolitici, ma resta centrale la stessa domanda: cosa siamo disposti a fare, nel nostro tempo, perché chi verrà dopo di noi possa ancora pronunciare quel "grazie" che Parsi affida alla memoria come forma più autentica di eredità?
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