Nicola Gratteri e Giuliano Foschini. <span>Foto Adriana Fabrizio</span>
Nicola Gratteri e Giuliano Foschini. Foto Adriana Fabrizio
Eventi e cultura

Nicola Gratteri ai Dialoghi di Trani: “Cartelli di sangue. Le rotte del narcotraffico e le crisi che lo alimentano”

Piazza Quercia gremita per l'incontro con il procuratore di Napoli, intervistato da Giuliano Foschini

Una piazza Quercia gremita ha accolto ieri Nicola Gratteri. A Trani, nell'ambito della venticinquesima edizione de I Dialoghi di Trani, il procuratore della Repubblica di Napoli è stato protagonista dell'incontro "Cartelli di sangue. Le rotte del narcotraffico e le crisi che lo alimentano", intervistato dal giornalista Giuliano Foschini. Un confronto che, partendo dal traffico internazionale di stupefacenti, ha finito per attraversare alcuni dei temi più delicati dell'attualità giudiziaria italiana.

Gratteri ha ricostruito davanti al pubblico tranese la complessa geografia del narcotraffico contemporaneo, spiegando come la droga percorra rotte sempre più articolate prima di arrivare sulle piazze di spaccio europee. Un sistema globale nel quale l'Italia, ha sottolineato, occupa un ruolo tutt'altro che marginale.

Il tema è quello al centro del libro Cartelli di sangue: la droga nascosta nei container, i grandi porti europei, le rotte marittime e persino l'impiego di sommergibili artigianali. Secondo la presentazione ufficiale dell'incontro, la 'Ndrangheta rappresenta oggi uno dei partner più affidabili dei cartelli sudamericani. Nel racconto di Gratteri, il narcotraffico non può essere letto come una successione di episodi criminali isolati; è una rete internazionale nella quale la produzione, il trasporto, la distribuzione e il riciclaggio dei capitali sono parti di un unico sistema.

Tra i Paesi produttori citati anche il Perù, uno dei nodi della filiera internazionale della cocaina, e i rapporti che la 'Ndrangheta ha costruito nel tempo con i principali interlocutori sudamericani. È proprio questa capacità di muoversi oltre i confini nazionali a rendere la criminalità organizzata un fenomeno che, secondo il magistrato, deve essere affrontato con strumenti altrettanto internazionali. La 'Ndrangheta, infatti, non è più soltanto un'organizzazione radicata in Calabria: la sua forza risiede anche nella capacità di inserirsi nei circuiti economici e criminali globali, non disdegnando alcun tipo di mezzo per raggiungere il proprio scopo, utilizzando con disinvoltura, ormai da anni, mezzi come il dark web e il pagamento in criptovalute.

Dal narcotraffico il dialogo si è spostato inevitabilmente sulla giustizia italiana e sul clima che si è creato attorno alla magistratura dopo il referendum sulla riforma della giustizia. Un tema particolarmente attuale, anche alla luce delle tensioni che hanno accompagnato il dibattito referendario e le successive discussioni sul ruolo dei magistrati. Il procuratore ha affrontato anche la questione dei test psicoattitudinali per i magistrati, tornata proprio in queste ore al centro dell'attenzione nazionale: è di ieri la notizia che il plenum del Csm ha approvato la delibera che introduce la nuova prova, prevista già dalla normativa, per il prossimo concorso in magistratura. Un passaggio che assume un significato particolare per chi, come Gratteri, ha trascorso decenni nelle prime linee della lotta alla criminalità organizzata e che oggi si trova a confrontarsi con una magistratura attraversata da un profondo dibattito sul proprio ruolo.

Queste misure, per Gratteri, non serviranno a risolvere l'annoso problema della lentezza e della lunghezza dei processi: nessuno, fino a ora – afferma il magistrato – ha mai pensato di fare un serio investimento per equipaggiare gli uffici giudiziari di tecnologie adeguate ad affrontare il processo telematico né, tantomeno, si è mai messa in discussione concretamente la geografia giudiziaria, che oggi conta molti uffici inutili; così come non è pensabile, secondo il procuratore, che ancora oggi ci siano tantissimi magistrati fuori ruolo invece che a scrivere sentenze.

Tra i momenti più personali dell'incontro, anche il ricordo di una vicenda che, oltre dieci anni dopo, continua a rappresentare uno degli episodi più singolari della carriera di Gratteri: la proposta di Matteo Renzi di nominarlo Ministro della Giustizia nel 2014. Gratteri ha ricordato di aver incontrato Renzi quando era Procuratore aggiunto a Reggio Calabria, e di aver ricevuto dall'allora presidente del Consiglio incaricato la proposta di entrare nel governo, con quella che lo stesso magistrato ha raccontato come una sostanziale libertà di azione sul programma del ministero.

La nomina, tuttavia, non arrivò. Nel confronto al Quirinale sulla formazione del governo, l'allora Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano espresse la propria contrarietà all'ipotesi di affidare il Ministero della Giustizia a un magistrato così "al di sopra delle righe". Una parentesi politica che Gratteri ha riportato sul palco dei Dialoghi come parte di una storia personale e professionale che si intreccia, inevitabilmente, con quella della giustizia italiana.

L'appuntamento di oggi ha così tenuto insieme dimensioni apparentemente lontane: le rotte della cocaina che partono dall'America Latina, la 'Ndrangheta calabrese, i porti europei, il funzionamento della giustizia italiana e il rapporto, sempre delicato, tra magistratura e politica. È proprio la complessità ad aver fatto da filo conduttore all'incontro; una complessità che Gratteri ha riportato alla dimensione concreta del fenomeno criminale, cercando di rendere fruibile con termini semplici, un argomento vasto e complesso: per comprendere la droga che arriva sulle nostre piazze non basta guardare al luogo dello spaccio, così come per comprendere le trasformazioni della giustizia non basta fermarsi al singolo provvedimento.

Davanti a una piazza Quercia gremita, il magistrato ha dunque portato a Trani una delle questioni più difficili del nostro tempo: capire come fenomeni apparentemente lontani – criminalità, economia, politica e informazione – siano in realtà legati da una rete di relazioni che attraversa confini e continenti e che, proprio per questo, non può essere affrontata con risposte banali.
  • Dialoghi di Trani
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