
Politica
Omicidio a Trani, il sindaco Galiano: «Rancore e paura non possono determinare le nostre azioni»
«Con la Prefettura abbiamo concordato una intensificazione della presenza delle forze dell’ordine»
Trani - giovedì 13 agosto 2026
18.13
Dopo la tragedia che ha scosso Trani e la morte del 18enne Cosimo Quagliarella, il sindaco Marco Galiano ha rotto il silenzio invitando la comunità a riflettere senza cedere alla paura, al rancore o alle strumentalizzazioni. Nel suo messaggio richiama il ruolo delle istituzioni, delle forze dell'ordine e degli adulti, sottolineando la necessità di investire non solo nella sicurezza, ma anche nella prevenzione e nell'educazione dei più giovani.
Vi chiedo scusa. Sono ore che non penso ad altro, ma non ho voluto che la fretta, di fronte ad una vita spezzata, mi facesse dire, ad una comunità scossa da un evento che è difficile spiegare, ciò che non penso, ma che è solo "opportuno".
Saranno gli inquirenti a dirci cosa è successo, quali sono le responsabilità del caso. Io non mi permetto di fare o dire nulla in merito. A noi restano le riflessioni. Vorrei riuscire a parlarne senza speculazioni, senza strumentalizzazioni inutili. Soprattutto: cercando di evitare un linguaggio violento, distribuendo colpe a vanvera, in base all'occorrenza. Mi auguro di riuscirci.
Il territorio è poco presidiato? Per farlo serve investire risorse: il governo deve metterci nelle condizioni di farlo, aumentando gli organici, le risorse e i mezzi, in coerenza con i contratti di lavoro. A Trani, così come in tutte le città, soprattutto dove si vive la notte. Ma davvero crediamo che per stare tranquilli sia necessario, e sufficiente, avere una camionetta di militari in ogni piazza e in ogni strada? Ieri sera, a Trani, la presenza delle forze dell'ordine era oltre la media stagionale. Mi chiedo: nella nostra città c'è un'emergenza legata alla sicurezza? È una domanda che mi pongo e rivolgo a tutti noi, alle istituzioni, alle cittadine e ai cittadini. I prossimi giorni ci metteranno alla prova tutti, ognuno secondo le proprie responsabilità: mi auguro che tutti siano messi nelle condizioni di dare le risposte adeguate.
Ci troviamo di fronte ad un fenomeno che, a mio avviso, purtroppo, è molto più complesso. Giovani neanche diciottenni decidono di dirimere le loro questioni scatenando una rissa e terminandola a colpi di coltello. Se, da un lato, mi auguro che le responsabilità vengano sanzionate severamente, dall'altro non posso non domandarmi cosa passi nella testa di un ragazzo che decide di accoltellarne un altro. Mi chiedo perché la violenza diventi la soluzione, soprattutto se, come sembrerebbe, le cause siano poco più che futili (anche se può succedere che nelle prossime ore questo venga smentito dall'evolversi delle indagini). Siamo circondati da un linguaggio, da comportamenti, troppo spesso inutilmente aggressivi, violenti, senza distinzioni di età. E noi, gli adulti, non possiamo certamente dire di essere da esempio per chi è più giovane. Non solo: noi, gli adulti, facciamo grande fatica a parlare con chi è più giovane, troppo spesso facendogliene una colpa. Senza vita d'uscita.
Ancora. Aver rigenerato uno spazio è un'opera necessaria, ma è sufficiente? Chiaramente no: a noi spetta il compito di riempire questi luoghi di vita. Il vero presidio di sicurezza è quello che può essere garantito da una comunità attenta e supportata dalle istituzioni. Molte famiglie utilizzano la pinetina di via Andria, i bambini e le bambine giocano mentre i loro genitori socializzano. A noi, le istituzioni, tocca aggiungere tutto ciò che possa contribuire a rendere questi luoghi un presidio di cittadinanza. Non farlo aggiunge una colpa alle altre che provo in queste ore, da adulto, da educatore, da sindaco. Solo un impegno condiviso e attento può provare a prevenire atti come questo. Non significa riuscirci, ma non provare mi fa sentire colpevole. Tutte le istituzioni dovrebbero sentirsi chiamate in causa e reagire con azioni dall'alto spessore pedagogico, politico, sociale. È necessario dare risposte ai genitori che chiedono supporto nell'educazione dei loro figli, delle loro figlie. Serve organizzare il territorio con azioni efficaci che vedano profuso il migliore impegno possibile. Dobbiamo comprendere i bisogni della nostra città senza che l'emozione del momento ci faccia dire o fare cose, se non sbagliate, inutili. Faccio appello a tutte e a tutti: il rancore e la paura non possono e non devono determinare le nostre azioni. Le nostre vite. Alla famiglia del ragazzo, vittima di questa violenza priva di giustificazioni, giungano le mie condoglianze.
Vi chiedo scusa. Sono ore che non penso ad altro, ma non ho voluto che la fretta, di fronte ad una vita spezzata, mi facesse dire, ad una comunità scossa da un evento che è difficile spiegare, ciò che non penso, ma che è solo "opportuno".
Saranno gli inquirenti a dirci cosa è successo, quali sono le responsabilità del caso. Io non mi permetto di fare o dire nulla in merito. A noi restano le riflessioni. Vorrei riuscire a parlarne senza speculazioni, senza strumentalizzazioni inutili. Soprattutto: cercando di evitare un linguaggio violento, distribuendo colpe a vanvera, in base all'occorrenza. Mi auguro di riuscirci.
Il territorio è poco presidiato? Per farlo serve investire risorse: il governo deve metterci nelle condizioni di farlo, aumentando gli organici, le risorse e i mezzi, in coerenza con i contratti di lavoro. A Trani, così come in tutte le città, soprattutto dove si vive la notte. Ma davvero crediamo che per stare tranquilli sia necessario, e sufficiente, avere una camionetta di militari in ogni piazza e in ogni strada? Ieri sera, a Trani, la presenza delle forze dell'ordine era oltre la media stagionale. Mi chiedo: nella nostra città c'è un'emergenza legata alla sicurezza? È una domanda che mi pongo e rivolgo a tutti noi, alle istituzioni, alle cittadine e ai cittadini. I prossimi giorni ci metteranno alla prova tutti, ognuno secondo le proprie responsabilità: mi auguro che tutti siano messi nelle condizioni di dare le risposte adeguate.
Ci troviamo di fronte ad un fenomeno che, a mio avviso, purtroppo, è molto più complesso. Giovani neanche diciottenni decidono di dirimere le loro questioni scatenando una rissa e terminandola a colpi di coltello. Se, da un lato, mi auguro che le responsabilità vengano sanzionate severamente, dall'altro non posso non domandarmi cosa passi nella testa di un ragazzo che decide di accoltellarne un altro. Mi chiedo perché la violenza diventi la soluzione, soprattutto se, come sembrerebbe, le cause siano poco più che futili (anche se può succedere che nelle prossime ore questo venga smentito dall'evolversi delle indagini). Siamo circondati da un linguaggio, da comportamenti, troppo spesso inutilmente aggressivi, violenti, senza distinzioni di età. E noi, gli adulti, non possiamo certamente dire di essere da esempio per chi è più giovane. Non solo: noi, gli adulti, facciamo grande fatica a parlare con chi è più giovane, troppo spesso facendogliene una colpa. Senza vita d'uscita.
Ancora. Aver rigenerato uno spazio è un'opera necessaria, ma è sufficiente? Chiaramente no: a noi spetta il compito di riempire questi luoghi di vita. Il vero presidio di sicurezza è quello che può essere garantito da una comunità attenta e supportata dalle istituzioni. Molte famiglie utilizzano la pinetina di via Andria, i bambini e le bambine giocano mentre i loro genitori socializzano. A noi, le istituzioni, tocca aggiungere tutto ciò che possa contribuire a rendere questi luoghi un presidio di cittadinanza. Non farlo aggiunge una colpa alle altre che provo in queste ore, da adulto, da educatore, da sindaco. Solo un impegno condiviso e attento può provare a prevenire atti come questo. Non significa riuscirci, ma non provare mi fa sentire colpevole. Tutte le istituzioni dovrebbero sentirsi chiamate in causa e reagire con azioni dall'alto spessore pedagogico, politico, sociale. È necessario dare risposte ai genitori che chiedono supporto nell'educazione dei loro figli, delle loro figlie. Serve organizzare il territorio con azioni efficaci che vedano profuso il migliore impegno possibile. Dobbiamo comprendere i bisogni della nostra città senza che l'emozione del momento ci faccia dire o fare cose, se non sbagliate, inutili. Faccio appello a tutte e a tutti: il rancore e la paura non possono e non devono determinare le nostre azioni. Le nostre vite. Alla famiglia del ragazzo, vittima di questa violenza priva di giustificazioni, giungano le mie condoglianze.
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