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Don Giggino ai piedi dei partiti (morenti)

A Trani solito andazzo controcorrente

Solito andazzo controcorrente nella Trani delle contraddizioni e della realtà sfuggente e lontana dalla storia contemporanea dell'Italia. Nel resto d'Italia, per stessa ammissione di molti suoi componenti, il PDL è un partito in stato agonico? A Trani vince. Nel resto d'Italia i grillini sono in ascesa? A Trani scompaiono nel gorgo di numeri elettorali inconsistenti. In Italia si parla della foto di Vasto? A Trani SEL e IDV hanno numeri da prefisso telefonico e il PD, beh!, il PD lasciamo perdere, se no potrei essere colto da attacco di apatia acuta e non finisco il pezzo … Mi ammoscio a tal punto, come nella canzone di arboriana memoria...

E mentre i partiti in Italia finiscono in stato agonico, il nuovo sindaco tranese che fa? Sta per varare una Giunta, che, pur di accontentare i partiti e di farlo campare politicamente il più possibile, pur di mettersi sotto braccio il manuale Cencelli della più vecchia e scontata spartizione, si "genuflette" dinanzi a queste parvenze di potere, i partiti appunto, e programma un' esistenza politica che non guarda in alto, al di là della sopravvivenza basata sui numeri che i partiti devono garantirgli. La quota di assessori staccati dalle botteghe di partito, che da questa rubrica gli avevamo chiesto, con un gesto di coraggio e sguardo oltre il recinto, non ci sarà. La destra che a Trani continua a vincere, sa di poter fare quel che vuole, con l'elettorato che si ritrova, pronto a rivotarla sempre, anche in caso di calamità portata dai suoi rappresentanti e con un centro – sinistra sbandato e ridicolo, capace delle più grottesche giravolte e contrapposizioni alla vigilia di ogni tornata elettorale.

Dare al centro – sinistra la poltrona di Presidente del Consiglio comunale sarebbe un finto gesto di cortesia, che tra l'altro questo tipo di centro – sinistra non meriterebbe neppure. Vera sarebbe invece la solita ipotesi: dare quella poltrona all'opposizione per togliersi una castagna dal fuoco; fare la figura di chi gioca con fair play, dando pure un contentino a chi si è gestito malissimo in campagna elettorale, ed evitare che quella nomina diventi il primo consueto motivo di scontro fratricida: infatti la rosa dei pretendenti sarebbe già folta: da Damascelli a Franzese, da Corrado a De Toma Pasquale, sempre non conteggiando qualche outsider dell'ultim'ora...

Sembra che questo governo stia nascendo all'insegna del timore reverenziale: nei confronti dei partiti, nei confronti dei pretendenti alla carica di presidente del consiglio, ed infine di un'opposizione che in verità dovrebbe aver paura di se stessa. Tra i cavalli pronosticati per la giunta leggo i nomi di puledri di belle (?) speranze ed un paio di cavalli razza con al collo il cartellino della immarcescibile Prima Repubblica: Di Marzio (la sua presenza era scontata) e De Simone Peppino, detto Professore, secondo la dicitura che campeggiava nella lista, una specie di mina vagante, un cane sempre più sciolto negli ultimi anni, che non sai mai cosa può combinarti da un momento all'altro: se un prezioso consiglio dettato dalla lunga esperienza o un fragoroso attacco che possa farti andare a picco. Una specie di Visibelli democristiano che nella giunta da buona parrocchia che sta prendendo forma, potrebbe fare la figura della variabile senza controllo; quello che non puoi mai ben definire: se troppo bravo o troppo rompipalle; infatti, nonostante i pronostici lo diano ai lavori pubblici, da noi avvicinato già dice: «Non lo so, tutto è da vedere, tutto è in ballo, non posso dire dove verrò piazzato». Non sanno dove metterlo? Ecco appunto: perché troppo bravo o perché troppo "rompi"? Se per l'ultimo governo Tarantini, parlammo di "asilo di Pinuccio", qui potremmo parlare di "oratorio di don Giggino", con due capi catechisti dc doc, i Peppini, ed una covata di pulcini, pronta ad immolarsi nelle braci dei debiti fuori bilancio, dei futuri onnipotenti dirigenti (a proposito, ma restano quelli che ci sono o arrivano dei nuovi? Tutto tace) e della triade SAF (sveliamo l'arcano: trattasi del trio Silvetris, Amoruso, Fucci); contro questa sembra sia rimasto a lottare il solo Pinuccio T., il quale, nell'ultima riunione provinciale di partito, oltre a far presente che se Di Marzio fa il vicesindaco non potrebbe fare anche il coordinatore cittadino, pare che abbia detto ad uno della triade: «Tu prima di venire a Trani devi prima telefonarmi e chiedermi il permesso di entrare in città». Che botta ragazzi! E volete che don Giggino non scappi in parrocchia con questo vento di tramontana che tira? Ci son due coccodrilli, ed un orango tango, due piccoli serpenti e un'aquila reale... Dai tutti sul pullman. E non portate i panini.
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