Avviso di chiamata

Gigi Rotto, Trani boccheggia

E il consigliere di turno minaccia: «Voglio l'assessore prima del previsionale!»

Avviso di chiamata per Gigi R., un consigliere comunale "rompiglione" e Salvatore Nardò. E' la mattina del 3 maggio, giorno della Croce di Colonna. A Palazzo di città tutto è pronto per recarsi verso l'imminente processione. Consiglieri, sindaco, assessori e presidente del consiglio, miscredente, ma ugualmente in processione e poi lei, quota Rosa, sempre in tiro, con tacco 12 da paura. Tutto è pronto, tutto è idilliaco, almeno quel giorno, non c'è nessuno che rompa le palle per l'assessorato o per qualsiasi altra grana, patata (bollente) o richiesta varia. Non ci sono nemmeno i soliti amici del "pitto, rutto e chit'è…" a chiedere un posto di lavoro, lungo i corridoi (premetto che hanno ragione a chiederlo, non si sa mai).

L'orizzonte sembra roseo, ma niente da fare. Anche quel mattino si profila davanti a Gigi nostro, il consigliere di turno che minaccia: "Voglio l'assessore prima del previsionale!" Come d'incanto, il roseo contesto di preparazione alla processione, si rompe come un vetro di cristallo sulla capoccia di Gigi, che stando alle testimonianze avrebbe sostanzialmente detto di non "romperlo" in quanto avrebbe provveduto alla questione dopo l'approvazione del previsionale. Tutto sommato non aveva poi così torto: pure il giorno della Croce di Colonna, no! Dai! Il sindaco ha sostanzialmente rivolto un invito a non rompergli le palle pure quel giorno. Palle, che bella parola. Finalmente questa parte anatomica emblema di forza e vigore, come la spada di re Artù conficcata e dimenticata nella tavolata imbandita (citazione colta e per esperti) torna a fare capolino nella landa desolata di questa politica tranese già da tempo, a sua volta, completamente spallata, a dire il vero, sia da parte dei politici che non hanno avuto coraggio e capacità di dare una svolta a questa città. Sia da parte dei cittadini, anch'essi spallati, o meglio "scoglionati" (mi scuso con le numerose lettrici) da una politica che sta portando la città letteralmente a boccheggiare, una città senza né arte, né parte, che campa alla giornata, naviga a vista e non valorizza risorse umane e ambientali. Boccheggiare, questo è il nostro hobby da cittadini, questo è l'atto amato dalla politica. Boccheggio, dunque sono.

Dopo una nostra ricerca, nonostante la buona volontà, non siamo riusciti ad avere la conferma se le dimissioni dell'agnello Salvatore Nardò, (dopo tutto il casotto sui rimpasti, l'unico a sparire è stato lui, autoesclusosi dalla poltrona, unico agnello sacrificale della pessima tavola della politica locale, nemmeno un pisello del "benedetto" è rimasto) siano state effettivamente accettate dal sindaco. Se no, il Nardò continua a percepire lo stipendio, pagato da noi, senza essere operativo? Entro oggi avremmo avuto una risposta da un esponente di governo, ma nel frattempo il quesito lo solleviamo ugualmente. Non si sa mai.
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