Nella Trani deserta, a caccia di un caffè

Parcheggi a iosa, nessuna fila e chi per fare attività fisica raggiunge la campagna

venerdì 13 marzo 2020 8.34
A cura di Giovanni Ronco
L'auto scivola veloce per le vie principali. Ho il tesserino di giornalista, posso lavorare, anche di mattina, visto che la scuola è chiusa, uscendo. E sono per strada per osservare la mia Trani ai tempi del Coronavirus. Parcheggi a iosa: una soluzione cercata per anni, ma che mai avremmo voluto trovare attraverso un nemico invisibile.

Nessuna fila nelle vie principali, tranne piccole davanti ai supermercati. E non ci dovrebbero nemmeno essere. La mascherina indossata in auto chiuse, anche con un solo guidatore e poi una, due, tre, quattro persone che camminano con la mascherina in faccia, ma non regolarmente indossata, bensì sulla testa o intorno al collo, tipo sciarpa o scaldacollo. Perché?

Come al solito l'umanità, anche la micro umanità tranese, nel senso di considerare un ambito territoriale ristretto, offre lo involontario "show" degli eccessi opposti o dei casi strambi: la mascherina in testa, il pollo- pipistrello, il cacciatore di caffè, un vero "dramma" per alcuni (scusate la "bestemmia", e' linguaggio ironico- figurato, laddove il dramma e' ben altro), il candidato al consiglio che si gioca pure il Corona come carta jolly per sperare di racimolare qualche consenso, il sindaco che non può diventare l'Uomo Invisibile e ha l'obbligo di essere giustamente presente ovunque in caso di allarmi o emergenze, laddove anche fossero "falsi".

Non concordo con le accuse a Bottaro in questo momento di "esposizione" mediatica, in quanto, in un momento di emergenza è lui che è e dev'essere il punto di riferimento, la presenza fissa, il playmaker della nostra realtà. Lo si è criticato per molti aspetti, e da queste parti non ci siamo mai sottratti, ma ora la realtà è questa ed un sindaco deve stare, come sta facendo, in prima linea, profondendo tutte le energie, senza doversi o potersi smaterializzare, onde evitare accuse "loffie", inefficaci, di sovraesposizione. Così dev'essere in questi casi. Da ora e per sempre.

Intanto c'è chi cerca ancora disperatamente un caffè. E c'è chi per fare attività fisica o respirare una boccata d'aria, deve necessariamente raggiungere l'aperta campagna. Pantera permettendo.