Ultimi quindici giorni per visitare la mostra “Optimis Omnia" a Palazzo Beltrani

L'esposizione di Dario Agrimi fino al 31 gennaio

giovedì 15 gennaio 2026 13.59
Palazzo delle Arti Beltrani di Trani accoglie ancora per due settimane la prima esperienza curatoriale di Dario Agrimi, artista contemporaneo e docente all'Accademia di Belle Arti di Roma. Agrimi, noto per la sua capacità di destabilizzare la percezione attraverso opere surreali e ironiche, firma qui un progetto che riunisce artisti pugliesi, scelti per la forza espressiva e la varietà dei loro linguaggi.

La mostra "Optimis Omnia" che ha aperto al pubblico sabato 6 dicembre 2025, sarà visitabile fino al 31 gennaio 2026. Inserita nel cartellone de "Le Vie del Natale 2025", a cura di Delle Arti Odv Ets, in collaborazione con l'ass. socio-culturale Abracadabra di Trani e Florestano Edizioni, gode del patrocinio gratuito della "Rete Musei di Puglia" e del sostegno della Città di Trani, Optimis Omnia si configura come un progetto che supera la semplice collettiva, costruendo un paesaggio di visioni, tensioni e rimandi che restituisce la complessità della scena artistica pugliese contemporanea.

«Questa esposizione – ha dichiarato Agrimi – rappresenta la mia prima esperienza nell'ideazione e organizzazione di un progetto collettivo che ha visto la selezione di ventidue artisti, tutti rigorosamente pugliesi. L'idea è che questa mostra miri ad esprimere il meglio di tutto».
Il cuore concettuale della mostra affonda nelle riflessioni che Agrimi sviluppa nel catalogo, dove sottolinea come la creazione artistica nasca spesso in una dimensione intima e solitaria: «L'arte nasce nella solitudine, tra sacrifici e dedizione, ma diventa del mondo: ogni opera è un atto di coraggio che il suo creatore espone al giudizio del pubblico e insieme celebra l'infinita possibilità della creatività».

Il percorso espositivo si articola tra pittura, scultura, fotografia e installazioni, componendo un mosaico di linguaggi che restituisce la vitalità della Puglia contemporanea. Gli artisti sono presentati nel catalogo in ordine alfabetico, a sottolineare l'uguaglianza delle voci, mentre l'allestimento segue una logica autonoma, costruita da Agrimi come un attraversamento di contrasti, dialoghi e risonanze inattese.

In mostra troviamo la fotografia sospesa tra astrazione e figurazione di Giovanni Albore (Deadline, 2022) e la pittura stratificata di Pietro Capogrosso (Cometa, 2023). David Cesaria ribalta la tradizione delle luminarie pugliesi in chiave pop con Disturbo (2025), mentre Pierluca Cetera costruisce un microcosmo di icone sacre e profane su carta abrasiva in Plateau (2025).

La materia diventa narrazione nelle opere di Giuseppe Ciracì (Tra le mani custodiva le stelle, 2021) e nella terracotta aromatica di Paolo De Santoli (ErmaBiFrontE, 2025). Vincenzo De Sario riassembla oggetti in The Wall (2025), mentre Pietro De Scisciolo intreccia pietra di Trani, ferro e olio bruciato in In-Croce (2024), evocando tensione e sacrificio.

La ceramica smaltata di Silvana Di Blasi (Follia, 2021) esplora fragilità intime, mentre Francesco Rocco Ferruccio (Dittico delle solitudini, 2025) indaga la solitudine come condizione esistenziale. Fabrizio Fontana (Ancestrale, 2023) trasforma giocattoli e feticci in un teatro ironico, e Nicola Genco (Handle with care / Landscapes, 2025) porta la scultura verso forme organiche e poetiche.

La sagoma in alluminio Madre di Gods in Love (Alessandro Suzzi) introduce un dialogo tra street art e pittura, mentre Iginio Iurilli lavora legno e bambù in una poesia plastica. Nunzio Lobasso (Deviazione cromatica 13, 2025) esplora la pittura come introspezione, e Cristina Mangini (Freccette, 2021) indaga la serialità come tempo perpetuo.

La pietra di Trani torna protagonista con Mauro Antonio Mezzina (Origini, 2023), mentre Massimo Nardi (Mutamenti con ponte, 2006) unisce materiali di recupero e pittura. Irene Petrafesa (L'ombra del giorno, 2025) lavora su memorie sedimentate e Margherita Ragno concentra la sua ricerca sul corpo femminile, liberato da stereotipi.

Infine troviamo il dittico visionario di Carlo Michele Schirinzi (Sindoni di femmine d'angelo in caduta, 2025) e la scultura in acido polilattico di Federica Claudia Soldani (Death, 2022), che indaga fragilità e resilienza. È solo dopo aver attraversato questo paesaggio di forme e tensioni che risuona pienamente l'altra riflessione di Agrimi, posta nel catalogo come dichiarazione d'intenti: «L'arte è un morbo strano che costringe alla solitudine, al sacrificio e alla dedizione: nasce in un momento intimo e incondivisibile, poi si espone al mondo, tra apprezzamento e ludibrio. Ogni opera porta con sé il DNA del suo creatore — competenze, ostacoli, lacrime e sudore — perché chi è affetto da questo amore imperituro non può sfuggire a se stesso. L'arte resta il luogo dove tutto è possibile».
Le sale del Palazzo delle Arti Beltrani, già custodi della Pinacoteca "Ivo Scaringi", diventano così un luogo di attraversamento: non solo contenitore, ma spazio di relazione, dove le opere generano nuove prospettive e un racconto corale della creatività pugliese contemporanea.

La mostra è visitabile fino al 31 gennaio 2026, dal martedì alla domenica, dalle 10:00 alle 18:00 (ultimo ingresso ore 17:00). I biglietti (intero 5 euro, ridotto 3 euro) sono disponibili presso il Botteghino di Palazzo Beltrani in via Beltrani 51 a Trani. Con lo stesso biglietto è possibile accedere anche alle collezioni permanenti della Pinacoteca "Ivo Scaringi" e a quelle custodite a Palazzo Beltrani. Per informazioni al botteghino di Palazzo Beltrani, oppure al numero: 0883 500044, o scrivere su WhatsApp al 392 3892767 oppure info@palazzodelleartibeltrani.it.