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Bambini piccoli e ritorno alla routine: le abitudini della sera da ristabilire
Approfondimento speciale
Italia - giovedì 8 ottobre 2026
10.17
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La serata dei bambini piccoli, con la fine dell'estate, torna a seguire orari più stretti. La sveglia per il nido o per la scuola dell'infanzia fissa l'inizio della giornata, il lavoro dei genitori scandisce il rientro a casa e le ultime ore prima di dormire si riempiono di gesti che durante le vacanze avevano perso la loro regolarità: la cena, il bagno, la cura della bocca, il momento di andare a letto.
Per un bambino di pochi anni questa parte della giornata ha un peso concreto. Dal modo in cui si chiude la serata dipendono la qualità del riposo e le energie con cui il piccolo affronta la mattina successiva, e le settimane d'autunno sono il periodo in cui le famiglie possono rimettere ordine nelle abitudini serali, ritrovando una sequenza stabile dopo la pausa estiva.
Tra le abitudini che la pausa estiva scombina più facilmente c'è l'orario della nanna. Con le giornate lunghe e i ritmi liberi delle vacanze molti bambini si abituano ad addormentarsi più tardi, e il ritorno alla sveglia del mattino può accorciare le ore di riposo.
Proprio sul sonno si concentrano le raccomandazioni diffuse a inizio settembre da uno dei principali ospedali pediatrici italiani, il Bambino Gesù di Roma, in vista del nuovo anno scolastico. Gli specialisti della struttura lo indicano come l'abitudine da ristabilire per prima, perché dormire meno del necessario può avere ripercussioni su attenzione, apprendimento e umore. Il metodo suggerito è quello della gradualità: gli orari andrebbero riportati indietro un po' alla volta nei giorni che precedono l'inizio delle attività, evitando di cambiare tutto in una sola sera.
Quante ore debba durare il riposo dipende dall'età. Le indicazioni dell'American Academy of Sleep Medicine, la società scientifica statunitense dedicata alla medicina del sonno, sono riprese in Italia dalla Società italiana per le malattie respiratorie infantili (SIMRI), affiliata alla Società italiana di pediatria (SIP), e collocano il fabbisogno tra 11 e 14 ore al giorno per i bambini tra uno e due anni e tra 10 e 13 ore tra i tre e i cinque anni, sonnellini compresi. Il dato ha una conseguenza pratica: l'orario della nanna andrebbe calcolato a ritroso partendo dall'ora della sveglia, tenendo presente che il riposo pomeridiano fatto al nido o alla scuola dell'infanzia rientra nel totale.
La cura degli orari ha una ragione precisa. La SIMRI ricorda che il sonno è essenziale perché il cervello si sviluppi, perché la memoria si consolidi e perché il bambino impari a regolare le proprie emozioni, oltre che per rafforzare il sistema immunitario, cioè l'insieme delle difese con cui l'organismo risponde a virus e batteri.
Una volta fissato l'orario in cui il bambino dovrebbe addormentarsi, l'attenzione si sposta sul tempo che lo precede. Tra le indicazioni del Bambino Gesù c'è quella di anticipare la cena in modo progressivo, un passaggio che riporta indietro l'intera sequenza della serata e lascia più tempo tra il pasto e il momento di andare a letto.
L'altro elemento su cui intervenire sono gli schermi. La SIP, nella revisione degli studi sull'uso dei dispositivi digitali in età evolutiva, ha confermato le proprie raccomandazioni: nessun dispositivo sotto i due anni, meno di un'ora al giorno tra i due e i cinque anni con la supervisione di un adulto, nessun uso durante i pasti e prima di andare a dormire. La ragione riguarda anche il riposo. Secondo la stessa revisione, tra i tre e i cinque anni ogni ora in più di schermo riduce il sonno di circa 15 minuti, e nel corso di una settimana di nido o di scuola dell'infanzia la perdita può sommarsi sera dopo sera.
Nell'ora che precede la nanna sarebbe quindi preferibile orientarsi su attività tranquille, come la lettura di un libro insieme o il gioco creativo, che la stessa SIP indica tra le alternative da favorire. Il presidente della società scientifica, Rino Agostiniani, suggerisce inoltre alle famiglie di darsi poche regole chiare e condivise e di individuare in casa luoghi liberi da schermi: la stanza in cui il bambino dorme si presta bene a esserlo. Anche la ripetizione ha un suo peso, perché una sequenza di gesti sempre uguale aiuta il bambino a riconoscere che la giornata sta finendo.
Dentro la sequenza della sera, la pulizia della bocca trova posto subito prima di andare a letto e riguarda il bambino fin dai primi mesi, prima ancora che spuntino i denti. Le linee guida del Ministero della Salute per la promozione della salute orale in età evolutiva indicano come primo gesto la pulizia delle gengive con una garza umida, da fare già nel lattante. Con la comparsa dei denti da latte si passa allo spazzolino, da usare almeno due volte al giorno.
Il dentifricio contiene fluoro, un minerale che rende lo smalto più resistente alla carie, e nei primi anni di vita la quantità andrebbe dosata dall'adulto: le stesse linee guida ricordano che un'assunzione eccessiva di fluoro durante l'infanzia può causare la fluorosi, cioè la comparsa di macchie sullo smalto. Dopo lo spazzolamento, sempre secondo il Ministero, converrebbe non risciacquare la bocca o farlo il meno possibile, così da prolungare l'azione del fluoro sui denti.
Tra le spazzolature della giornata, quella della sera è la più importante. Durante il sonno la produzione di saliva diminuisce, e con essa si attenua l'azione con cui la saliva neutralizza gli acidi e protegge lo smalto: gli eventuali residui di cibo o di latte restano così a contatto con i denti per tutta la notte. Per la stessa ragione, dopo la pulizia serale sarebbe preferibile offrire al bambino soltanto acqua ed evitare che si addormenti con il biberon di latte o di bevande zuccherate.
Alla cura quotidiana si affiancano i controlli dal dentista. Dentisti e pediatri di famiglia, attraverso le rispettive associazioni nazionali, l'Associazione nazionale dentisti italiani (ANDI) e la Federazione italiana medici pediatri (FIMP), hanno promosso un manifesto comune per la salute orale dei bambini che indica di programmare la prima visita entro i due anni di età, con l'obiettivo di costruire presto un rapporto di fiducia tra il piccolo e lo specialista.
Garza e spazzolino eliminano i residui della giornata, ma la bocca resta abitata da una comunità di microrganismi che ne fa parte in modo stabile. Gli specialisti la chiamano microbiota orale: è l'insieme di batteri e altri microrganismi che vivono su lingua, gengive, denti e mucose e che, quando sono in equilibrio tra loro, tendono a occupare lo spazio disponibile lasciando meno margine alle specie potenzialmente dannose.
Il microbiota orale comincia a formarsi nei primi mesi di vita. Tra le prime specie a insediarsi nella bocca del bambino c'è lo Streptococcus salivarius, un batterio che convive in equilibrio con l'organismo, vive soprattutto sul dorso della lingua ed è tra i componenti dominanti del microbiota orale. Alcuni ceppi selezionati di questa specie sono in grado di colonizzare la mucosa della bocca e di produrre batteriocine, sostanze antibatteriche naturali che rendono l'ambiente meno favorevole ad altri microrganismi: la letteratura pediatrica descrive il fenomeno come interferenza batterica.
Su ceppi come questi si basano alcuni probiotici destinati al cavo orale, cioè prodotti a base di microrganismi vivi che, assunti in quantità adeguata, apportano un beneficio all'organismo. Perché i microrganismi possano insediarsi conta il tempo di contatto con la mucosa, e la sera offre la finestra più lunga: dopo la pulizia dei denti il bambino si addormenta e resta per diverse ore senza mangiare né bere. Per i bambini che non riescono ancora a sciogliere una compressa in bocca esistono capsule apribili, come per esempio l'integratore Bactoblis infant, la cui polvere può essere applicata sulle gengive del piccolo fino a completo scioglimento oppure sul ciuccio, in modo che restino a contatto con la mucosa orale.
Nella sequenza della sera il gesto richiede pochi minuti e trova posto subito dopo la pulizia dei denti, come ultimo passaggio prima della nanna. Come per qualsiasi integratore destinato a un bambino piccolo, sarebbe preferibile confrontarsi prima con il pediatra, che conosce la storia del bambino e può valutare con la famiglia come inserire l'assunzione tra le abitudini serali.
La serata dei bambini piccoli, con la fine dell'estate, torna a seguire orari più stretti. La sveglia per il nido o per la scuola dell'infanzia fissa l'inizio della giornata, il lavoro dei genitori scandisce il rientro a casa e le ultime ore prima di dormire si riempiono di gesti che durante le vacanze avevano perso la loro regolarità: la cena, il bagno, la cura della bocca, il momento di andare a letto.
Per un bambino di pochi anni questa parte della giornata ha un peso concreto. Dal modo in cui si chiude la serata dipendono la qualità del riposo e le energie con cui il piccolo affronta la mattina successiva, e le settimane d'autunno sono il periodo in cui le famiglie possono rimettere ordine nelle abitudini serali, ritrovando una sequenza stabile dopo la pausa estiva.
Il sonno torna al centro della giornata dei più piccoli
Tra le abitudini che la pausa estiva scombina più facilmente c'è l'orario della nanna. Con le giornate lunghe e i ritmi liberi delle vacanze molti bambini si abituano ad addormentarsi più tardi, e il ritorno alla sveglia del mattino può accorciare le ore di riposo.
Proprio sul sonno si concentrano le raccomandazioni diffuse a inizio settembre da uno dei principali ospedali pediatrici italiani, il Bambino Gesù di Roma, in vista del nuovo anno scolastico. Gli specialisti della struttura lo indicano come l'abitudine da ristabilire per prima, perché dormire meno del necessario può avere ripercussioni su attenzione, apprendimento e umore. Il metodo suggerito è quello della gradualità: gli orari andrebbero riportati indietro un po' alla volta nei giorni che precedono l'inizio delle attività, evitando di cambiare tutto in una sola sera.
Quante ore debba durare il riposo dipende dall'età. Le indicazioni dell'American Academy of Sleep Medicine, la società scientifica statunitense dedicata alla medicina del sonno, sono riprese in Italia dalla Società italiana per le malattie respiratorie infantili (SIMRI), affiliata alla Società italiana di pediatria (SIP), e collocano il fabbisogno tra 11 e 14 ore al giorno per i bambini tra uno e due anni e tra 10 e 13 ore tra i tre e i cinque anni, sonnellini compresi. Il dato ha una conseguenza pratica: l'orario della nanna andrebbe calcolato a ritroso partendo dall'ora della sveglia, tenendo presente che il riposo pomeridiano fatto al nido o alla scuola dell'infanzia rientra nel totale.
La cura degli orari ha una ragione precisa. La SIMRI ricorda che il sonno è essenziale perché il cervello si sviluppi, perché la memoria si consolidi e perché il bambino impari a regolare le proprie emozioni, oltre che per rafforzare il sistema immunitario, cioè l'insieme delle difese con cui l'organismo risponde a virus e batteri.
La cena e l'ora che precede la nanna
Una volta fissato l'orario in cui il bambino dovrebbe addormentarsi, l'attenzione si sposta sul tempo che lo precede. Tra le indicazioni del Bambino Gesù c'è quella di anticipare la cena in modo progressivo, un passaggio che riporta indietro l'intera sequenza della serata e lascia più tempo tra il pasto e il momento di andare a letto.
L'altro elemento su cui intervenire sono gli schermi. La SIP, nella revisione degli studi sull'uso dei dispositivi digitali in età evolutiva, ha confermato le proprie raccomandazioni: nessun dispositivo sotto i due anni, meno di un'ora al giorno tra i due e i cinque anni con la supervisione di un adulto, nessun uso durante i pasti e prima di andare a dormire. La ragione riguarda anche il riposo. Secondo la stessa revisione, tra i tre e i cinque anni ogni ora in più di schermo riduce il sonno di circa 15 minuti, e nel corso di una settimana di nido o di scuola dell'infanzia la perdita può sommarsi sera dopo sera.
Nell'ora che precede la nanna sarebbe quindi preferibile orientarsi su attività tranquille, come la lettura di un libro insieme o il gioco creativo, che la stessa SIP indica tra le alternative da favorire. Il presidente della società scientifica, Rino Agostiniani, suggerisce inoltre alle famiglie di darsi poche regole chiare e condivise e di individuare in casa luoghi liberi da schermi: la stanza in cui il bambino dorme si presta bene a esserlo. Anche la ripetizione ha un suo peso, perché una sequenza di gesti sempre uguale aiuta il bambino a riconoscere che la giornata sta finendo.
Denti e gengive puliti prima di dormire
Dentro la sequenza della sera, la pulizia della bocca trova posto subito prima di andare a letto e riguarda il bambino fin dai primi mesi, prima ancora che spuntino i denti. Le linee guida del Ministero della Salute per la promozione della salute orale in età evolutiva indicano come primo gesto la pulizia delle gengive con una garza umida, da fare già nel lattante. Con la comparsa dei denti da latte si passa allo spazzolino, da usare almeno due volte al giorno.
Il dentifricio contiene fluoro, un minerale che rende lo smalto più resistente alla carie, e nei primi anni di vita la quantità andrebbe dosata dall'adulto: le stesse linee guida ricordano che un'assunzione eccessiva di fluoro durante l'infanzia può causare la fluorosi, cioè la comparsa di macchie sullo smalto. Dopo lo spazzolamento, sempre secondo il Ministero, converrebbe non risciacquare la bocca o farlo il meno possibile, così da prolungare l'azione del fluoro sui denti.
Tra le spazzolature della giornata, quella della sera è la più importante. Durante il sonno la produzione di saliva diminuisce, e con essa si attenua l'azione con cui la saliva neutralizza gli acidi e protegge lo smalto: gli eventuali residui di cibo o di latte restano così a contatto con i denti per tutta la notte. Per la stessa ragione, dopo la pulizia serale sarebbe preferibile offrire al bambino soltanto acqua ed evitare che si addormenti con il biberon di latte o di bevande zuccherate.
Alla cura quotidiana si affiancano i controlli dal dentista. Dentisti e pediatri di famiglia, attraverso le rispettive associazioni nazionali, l'Associazione nazionale dentisti italiani (ANDI) e la Federazione italiana medici pediatri (FIMP), hanno promosso un manifesto comune per la salute orale dei bambini che indica di programmare la prima visita entro i due anni di età, con l'obiettivo di costruire presto un rapporto di fiducia tra il piccolo e lo specialista.
Il microbiota della bocca e i probiotici per i più piccoli
Garza e spazzolino eliminano i residui della giornata, ma la bocca resta abitata da una comunità di microrganismi che ne fa parte in modo stabile. Gli specialisti la chiamano microbiota orale: è l'insieme di batteri e altri microrganismi che vivono su lingua, gengive, denti e mucose e che, quando sono in equilibrio tra loro, tendono a occupare lo spazio disponibile lasciando meno margine alle specie potenzialmente dannose.
Il microbiota orale comincia a formarsi nei primi mesi di vita. Tra le prime specie a insediarsi nella bocca del bambino c'è lo Streptococcus salivarius, un batterio che convive in equilibrio con l'organismo, vive soprattutto sul dorso della lingua ed è tra i componenti dominanti del microbiota orale. Alcuni ceppi selezionati di questa specie sono in grado di colonizzare la mucosa della bocca e di produrre batteriocine, sostanze antibatteriche naturali che rendono l'ambiente meno favorevole ad altri microrganismi: la letteratura pediatrica descrive il fenomeno come interferenza batterica.
Su ceppi come questi si basano alcuni probiotici destinati al cavo orale, cioè prodotti a base di microrganismi vivi che, assunti in quantità adeguata, apportano un beneficio all'organismo. Perché i microrganismi possano insediarsi conta il tempo di contatto con la mucosa, e la sera offre la finestra più lunga: dopo la pulizia dei denti il bambino si addormenta e resta per diverse ore senza mangiare né bere. Per i bambini che non riescono ancora a sciogliere una compressa in bocca esistono capsule apribili, come per esempio l'integratore Bactoblis infant, la cui polvere può essere applicata sulle gengive del piccolo fino a completo scioglimento oppure sul ciuccio, in modo che restino a contatto con la mucosa orale.
Nella sequenza della sera il gesto richiede pochi minuti e trova posto subito dopo la pulizia dei denti, come ultimo passaggio prima della nanna. Come per qualsiasi integratore destinato a un bambino piccolo, sarebbe preferibile confrontarsi prima con il pediatra, che conosce la storia del bambino e può valutare con la famiglia come inserire l'assunzione tra le abitudini serali.
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