Chiaro e Tondo

Peppona e don Pinuccio

Chiaro e Tondo 204

A questo punto non ha più molta importanza se ad avere ragione sull'ospedale sia il sindaco o l'onorevole; come in una riproposizione aggiornata, riveduta e corretta di un Don Camillo e Peppone dei nostri giorni, due personalità di spicco delle nostre istituzioni giocano a ping pong con le loro dichiarazioni pre–elettorali sulla carcassa della principale struttura sanitaria tranese. Peppona e don Camillo, pardon, don Pinuccio. E non ci interessa più di tanto anche per un altro motivo: la crepa, la frana e l'imminente chiusura del nostro ospedale vengono da lontano, da quando il sindaco e l'onorevole non erano nemmeno nell'agone politico che conta e davano gli ultimi esami all'università, probabilmente.

L'incuria ed il pressapochismo della gestione della sanità in Puglia, ha ridotto ospedali come quello di Trani alla condizione di malato terminale, passando da quelle di malato occasionale a malato serio, a malato cronico. L'affronto della cultura della raccomandazione, dello spreco, della spartizione partitica, dell'errore elevato a categoria stabile, costante e non sporadica, la cultura dello sperpero, hanno abbassato sempre più le difese immunitarie di ospedali sparsi in tutte le regioni del Sud, fino a quando, tra i sempre più pesanti handicap finanziari e, prima ancora, con l'avvento, anche nei singoli Comuni, di una Seconda Repubblica, che spesso è mancata nelle cosiddette pubbliche relazioni coi governi regionali, è arrivato il collasso. Chi doveva tenere quelle relazioni, si è al contrario sempre vantato di «non andare a leccare il culo in Regione, come ad esempio ha fatto il sindaco di qualche altra città».

Una serie di concause ha generato il trip definitivo verso l'al di là del nostro ospedale che ha perso e sta perdendo un pezzo dopo l'altro, tra l'incapacità politica presente e passata di chi avrebbe dovuto realmente difenderlo, tra la proverbiale indifferenza tranese, degenerazione del più nobile fatalismo meridionale, tra la crisi economica che sta erodendo la sanità, con governo nazionale senza vergogna che ha deciso di demolire, in modo soft, tutto ciò che è pubblico, dalla scuola alla giustizia, alla sanità, appunto.

Se il crepuscolo del governo del Caimano ha la faccia alterata di Umilio Fede ed una cinquantina di foto di strafighe assetate di soldi e successo, oltre all'impresentabile vicenda umana e politica dei cosiddetti responsabili, a cominciare dal sempre eccitato Scilipilpì Scilipoti, se quel sipario berlusconiano sporco di ogni possibile sostanza corruttiva (sangue, sputo, sperma, bile) si sta chiudendo col sottofondo di testimonianze di ragazze che parlano di sederi nudi di fanciulle in faccia al premier e di «statuine di Priapo con fallo baciato e/o succhiato dalle stesse partecipanti alle cene», come in un folle rito dionisiaco di fine impero, il crepuscolo della sindacatura tarantiniana ha la faccia mansueta di Paolo Paradiso (a tutta pagina sulla Gazzettina di qualche giorno fa), che torna a prevedere un finale da lacrime, sangue e pugnalate brutoniane nei prossimi mesi di politica tranese, per accaparrarsi il comando del barcone del Pdl. Vecchia Alleanza nazionale contro vecchia Forza Italia, come accadde più o meno nella sfigata Margherita che fuse a freddo vecchio Pds con vecchio Partito popolare.

Corsi e ricorsi storici di vichiana memoria che a Trani si arricchiscono di incertezza sul futuro politico della città, di un sindaco che è sicuro di essere rimpianto, in futuro, visti gli scenari che si prospettano e vista l'ingovernabilità dei Comuni che porterà il federalismo; di faide interne agli schieramenti che portano persone della stessa coalizione a studiare il modo di annullarsi reciprocamente; di provvedimenti da ordinaria amministrazione, dati per imminenti e che non si riesce a gestire in modo dinamico, vedi l'ultima farsa dei grattini.

A proposito, tra un po' le strisce azzurre cominceranno a scolorire prima ancora che il servizietto del parcheggio a pagamento sia effettivamente partito. Tutto questo ricordandoci sempre che il nostro ingresso, da capoluogo, rammentiamolo, nella nuova provincia, non ha portato lo straccio di un beneficio concreto ai cittadini (propongo di cominciare ad attivarci per promuovere un referendum col quale si chieda l'uscita di Trani dall'inutile sesta provincia), anzi, sembra che abbia pure portato sfiga al presente governo di destra, che da quando è entrata in funzione effettivamente a livello burocratico, l'inutile Bat, ha cominciato a vivere disagi che nel Tarantini 2 non si erano ancora visti: mal di pancia interni, dissenterie improvvise da parte di questo o quel pidiellino, aziende municipali prese di mira da vari virus, consiglieri comunali del PdL che arrivano a dirmi: «Perché non mi citi nelle tue pagelle? Lo so, mi dovresti mettere dieci e per questo il sindaco si sentirebbe troppo di fottere! Ahahaha!». Premesso che le mie innocenti pagelle devono essere lasciate in pace dalle fregole e dalle masturbazioni di partito, mi spiego perché sia nato proprio a Trani il padre del Grottesco, Luigi Chiarelli.
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