Chiaro e Tondo

Ricordando il maestro Tito

Chiaro e Tondo 206

In questo numero ricordiamo la figura di un concittadino scomparso nei giorni scorsi e che ha sicuramente rappresentato un grande esempio di rettitudine morale e dedizione ai valori della famiglia, del lavoro e della fede vista nei suoi vari aspetti, quelli prettamente devozionali e quelli legati alle tradizioni. Uno degli ultimi esempi di galantuomini d'altri tempi, un maestro, di professione e di fatto, che ha contribuito alla crescita culturale di Trani, col suo lavoro e con il suo esempio di uomo tutto d'un pezzo: uno di quei docenti consegnati alla storia della memoria cittadina, di quelli che ormai non nascono più, come ad esempio il maestro Francesco Tarantini, padre di Pinuccio, i miei nonni Giovanni e Carlo Alberto e tanti altri che sono in un pantheon che li raffigura come antichi patriarchi del sapere e della morale, dell'esempio dato gratuitamente a chi ha avuto a che fare con loro.

Stiamo parlando di Francesco Tito, ultimo di questa venerabile specie, col quale ho avuto spesso, negli anni passati, stimolanti scambi di vedute e d'opinione, in relazione alle maggiori problematiche della nostra città e agli articoli da me scritti, che il Nostro leggeva con passione e attenzione. E' stato bello avere un ammiratore come Francesco Tito, che da attento lettore, ti dava una piena soddisfazione, un'idea compiuta circa la sua dedizione e tramite il suo commento sempre arguto, pungente, anche sottilmente ironico, ma mai irrispettoso del pensiero altrui. Uomo d'altri tempi, si diceva, capace, negli anni seguenti il suo pensionamento, quelli in cui ho avuto modo di conoscerlo, di promuovere vere e proprie campagne personali per una giusta causa o per la rivalutazione di una certa tradizione o qualsiasi altro tema che avesse a che fare con la vita intensa di una città come la nostra, che sentiva anche sua, pur non essendo originario di Trani. A proposito: ha sempre avuto una grande passione, da me condivisa: i fuochi d'artificio. Entrambi li abbiamo sempre visti come vere e proprie opere d'arte e ricordo con un sorriso quando "crocifisse" (virgolette d'obbligo) l'ex sindaco Tamborrino, reo di non aver confermato, da un anno all'altro, una tradizione molto apprezzata dagli appassionati del genere, ma purtroppo poco seguita dalla massa, in altre faccende affaccendata: il fuoco d'artificio al rintocco della mezzanotte del nuovo anno. Ricordo che smaniò per il ripristino di quel fuoco e mi chiese di scrivere anche qualche appello, ma quella volta non ce l'abbiamo fatta.

In ogni modo lo ricordo come un innamorato della vita: fino a quando ne ebbe la possibilità non disdegnò di viaggiare e scoprire luoghi nuovi, stare in compagnia, col consorzio umano, sempre pronto a dire la sua o ad allietare l'uditorio con qualche battuta fulminante. Intelligenza raffinata e cultore della storia e dei suoi mille risvolti socio – politici, amante dell'aneddoto ricercato e sconosciuto ai più, sempre gustoso e tirato fuori da una memoria straordinaria, credo che debba essere ricordato come un uomo integro, buono e generoso, che sapeva trovare le giuste parole per gratificare chi aveva di fronte, chiaramente se lo meritava effettivamente: ricordo come fosse ieri il girono in cui gli presentai la ragazza che poi sarebbe diventata mia moglie: lo feci considerandolo come un nonno extra, rispetto a quelli naturali. E il suo indimenticabile complimento non tardò ad arrivare, rivolgendosi a lei: «Ti raccomando questo ragazzo: attenta perché questo è uno di serie A». Semplicemente indimenticabile.
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