Chiaro e Tondo

Palpata semper certa, teatro no

Chiaro e Tondo 202

Ma di che ci meravigliamo se in uno degli uffici della Provincia Bat si sarebbe consumato un grave atto di molestia sessuale? Tutta la solidarietà e la speranza di risarcimento veloce nei confronti della malcapitata, ma quando l'esempio viene dall'alto, che ci volete fare? Insomma se ad Arcore e a Roma si palpa e si fotte, si esercita il potere con finalità sessuali, usando il corpo femminile come un oggetto, perché prima o poi non aspettarsi qualche mente contorta che pensi: «Perché lui sì ed io no?». Il nostro Stato sta lavorando perché l'abuso e la palpata diventino lecite, routine, catena di montaggio del tran tran quotidiano, che oltre al caffè e al giornale potrebbe prevedere la toccatina del culetto o l'avances ardita alla collega o alla sottoposta.

L'immobilismo delle istituzioni Bat competenti, denunciato dalla lettera dei colleghi della malcapitata, sembra attestarlo. Niente di nuovo: già lo raccontava Dante nella Divina Commedia, nel quinto canto dell'Inferno, parlando di una regina ninfomane, Semiramide, sovrana degli Assiri, nota per le sue sfrenate abitudini sessuali, per cui, recita il Poeta: «Ell' è Semiramìs … (che) a vizio di lussuria fu sì rotta, che libito fé lecito in sua legge, pèr tòrre il biasimo in che era condotta». Non fa una piega: le regina aveva legalizzato la sfrenatezza sessuale, reso atto comune e lecito, perché nessuno le rompesse le scatole o l'accusasse di mancanza di decoro rispetto al ruolo istituzionale che ricopriva. Mi sembra che la strada intrapresa sia più o meno quella. Credo inoltre, che abbiano fatto benissimo, i colleghi della giovane impiegata, a far presente il caso alle testate giornalistiche e alle trasmissioni serve del Sire di Arcore. Almeno, in questi tempi di filosofia da così fan tutti, per giustificare le prodezze della premiata Ma-ciulleria berlusconiana, pur di dimostrare agli italiani che l'unico porcellino non è solo il ma-ciullaio di Arcore, può darsi che venga subito messo in risalto il caso, che vede protagonista la giovane dipendente Bat. Certo che come inizio per la vita di questa Bat, a livello istituzionale, non è niente male ed è ancora più vigliacca la cortina di silenzio, denunciata dai colleghi della giovane, sollevata con il solito pretesto: non rovinare l'immagine, non farsi cattiva pubblicità.

A proposito di storie battiane, fa veramente tristezza l'annuncio di quel corso che, pur giustificato dal fatto di garantire anche le fasce sociali più deboli, a cominciare dai poco istruiti, avvisa i laureati ed i diplomati che il discorso non interessa a lor signori. In una società in cui si arriva a nascondere una laurea pur di essere assunti, perché poi il laureato bisogna pagarlo di più, questo è l'ennesimo passaggio di quell'imbarbarimento che ci sta caratterizzando, che vede l'abbattimento dell'istruzione, della cultura, del teatro, sempre più surclassato dalla tv. E dei teatri osteggiati dalle pubbliche amministrazioni. A fronte di un Supercinema che si potrebbe, con una certa spesa, e acquistandolo, adibire a teatro, poiché possiede già una base da cui partire (palcoscenico abbastanza ampio, camerini da pochi anni rimessi a nuovo, acustica perfetta) sulla falsa riga dell'Astra di Andria, chi ci governa risponde, alle istanze e alle proposte delle volenterose associazioni e soggetti del Forum istituito per l'occasione, che non ci sono soldi per mettere mano alla riqualificazione del Supercinema stesso. Invece per fare un teatro nuovo, da venti, trenta milioni di euro, i soldi ci sarebbero?

Parlando tempo fa con uno dei proprietari dello stabile, mi diceva che per una somma intorno ai cinque milioni di euro la vendita si poteva fare. Facendo due conti, costruire un teatro da zero comporterebbe, come già detto, una spesa molto più alta di cinque milioni di euro e con tempi molto ma molto più lunghi. Invito il forum a non sciogliersi, in attesa di una prossima amministrazione che possa, indipendentemente dal colore, ragionarci un'oretta di più. Trani, città della cultura, ha bisogno di un teatro e subito, non fra vent'anni.
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