Chiaro e Tondo

Un pomeriggio ridicolo

Chiaro e Tondo 185

La vicenda del bando per lo stage comparso a ridosso della scadenza dello stesso e sfruttabile, per iscrizioni, solo per una manciata di ore, ci riporta indietro di anni. Passaparola, telefonate allarmate per avere informazioni (ne ho ricevuta una anch'io mentre mi facevo la pennichella,- ma io posso farmela, cavolo,- non quelli che ci amministrano!), sbuffi vari davanti ai pc, indignazione generalizzata verso una lentezza, un'incapacità di gestire le informazioni per il pubblico che, come detto in apertura, ci riportano agli anni ‘50, prima del boom economico, quando la gente, affamata di lavoro, cercava affannosamente informazioni, si recava presso gli uffici della nomenclatura per avere lumi, si perdeva alla fine nei meandri del sentito dire, di corridoi con uffici dalle porte chiuse, tra scartoffie polverose, mosche e scenari da "Castello" kafkiano. Portava oggetti al banco dei pegni.

La lettrice che mi contatta al telefono per avere lumi, mi chiede se esista un modulo specifico da sfruttare per la domanda, o se si debba inviare una semplice email, o se ci sia un ufficio in grado di dare informazioni. Di fronte al deserto mentale e burocratico che mi si spalanca davanti, non avendo risposte da dare, io, semplice commentatore risvegliato di soprassalto in un ventoso pomeriggio d'autunno, comincio a riascoltare nella mente, mentre la lettrice continua a parlarmi al telefono, come in una riproposizione di un purgatorio o inferno dantesco, le centinaia di lamentele raccolte in questi mesi in relazione ad una macchina amministrativa che non funziona nei rapporti col pubblico, che non esiste nel servizio di relazioni tra amministratori stessi, enti esterni ed utenza (mi torna in mente pure l'espressione "utilizzatori finali", preso dalla ridda di penose notizie a sfondo sessual – boccaccesco- bocchiniano -nel senso del rappresentante partenopeo di FLI-, che interessano il nostro perduto premier).

Ecco, qui a Trani quelli che dovrebbero essere gli utilizzatori finali della cosiddetta "Casa di vetro", della delicata macchina amministrativa, non utilizzano, a differenza del Berlusca, un bel niente. Anzi, non solo non utilizzano, ma si vedono precluse o zavorrate quelle poche opportunità di sviluppo, di carriera o almeno di raccolta di briciole di brioche, negate al popolaccio, costretto nell'ignoranza (nel senso etimologico di non sapere … in tempo, in questo caso) e nella regressione soft favorita da governi imballati ed incapaci nell'informazione utile, burocratica. Alla fine della telefonata con l'amica, desolato a mia volta per l'impotenza informativa, torno con un sorriso amaro nella stanza da letto con in mente una frase del poeta Saba che , parafrasato per l'occasione, si potrebbe ripescare per Trani, in un triste parallelismo con il governo berlusconiano, fermo da mesi e incapace di produrre atti: "Dell'immobilismo, anch'io son parte"" E pure la provincia Bat non scherza, anzi. Avanti così. Adagio e non allegro.
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