La NarraVita

Aurelio Carella, la speranza tra digitale e "fai da te"

La storia di un giovane ingegnere che crede nel futuro

Ho deciso di raccontare la storia di Aurelio Carella, perché un amico mi aveva parlato a grandi linee i progetti che stava portando avanti a Bari. L'ho contattato per chiedergli se avesse voglia di rispondere alle mie domande e mi ha detto: «Non ho fatto nulla di speciale. Per noi ingegneri è davvero normale fare tutto questo». Mi ha colpito la sua modestia e ho dovuto insistere perché rispondesse alle mie domande.

Chi è Aurelio Carella e come nasce la passione per l'ingegneria in senso stretto?

«Sono uno studente di ingegneria elettronica al Politecnico di Bari. Dopo aver conseguito la laurea triennale ho lavorato per una startup di Bari che si occupa di 'healthcare devices', diventando progettista elettronico. Dopo due anni circa di lavoro ho deciso di terminare gli studi iscrivendomi alla magistrale. Non so quando sia nata la mia passione per l'ingegneria, so solo che mi è sempre piaciuto smontare tutto per capire come funzionasse. La domanda che mi pongo sempre è come funziona qualcosa e perché funziona in tale maniera, cosa ha pensato chi ha progettato tale oggetto\processo\qualsiasi cosa».

Ci racconta il progetto suo e dei suoi colleghi?

«Quando mi sono iscritto al corso di laurea magistrale ho conosciuto l'associazione #barimakers (barimakers.frequenzalibera.it) a cui subito mi sono unito e di cui ora faccio parte, il cui scopo è divulgare la cultura digitale e diy (acronimo di "do it yourself", l'equivalente di "fai da te" in italiano). Con Barimakers abbiamo tra l'altro partecipato ai Dialokids al Castello di Trani, durante i quali abbiamo introdotto i più piccoli alla stampa 3D. Dopo poco tempo abbiamo incontrato FF3300, uno studio di design di Bari e con loro abbiamo collaborato al Festival dell'Innovazione dove abbiamo 'hackerato' un risciò, dotandolo di un pannello solare e di un sistema Gps che permette la riproduzione automatica di audioguide in base alla posizione del veicolo. Nel frattempo ragionavamo su come cambiare la città, cosa servisse per migliorarla. La risposta comune è stata: educazione e istruzione. Così, insieme a XYlab, 3dNest, socialK e altri singoli, abbiamo deciso di fondare la scuola open source (www.lascuolaopensource.xyz), un centro di ricerca e didattica indipendente che riformuli i paradigmi dell'educazione in funzione delle nuove tecnologie e mezzi di comunicazione».

Quale obiettivo ha e avete?

«Abbiamo partecipato al bando nazionale "CheFare", arrivando all'ultima fase. Vincere ci permetterebbe di avere i soldi per avviare i primi laboratori e corsi della scuola. L'obiettivo "finale" è quello di creare un polo tecnologico e di ricerca che sia punto di riferimento nel Mediterraneo. Partire da una scuola per connettere tutte le realtà che di una scuola possono beneficiare: ragazzi, hacker, maker, curiosi, aziende, ricercatori, pirati. Opensource perché crediamo che dalla diffusione dalla conoscenza tutti possano trarre benefici: la conoscenza alimenta sostenibilmente l'ecosistema in cui si trova».

Che progetti ha per il futuro?

«Altri progetti per il futuro non ne ho o, meglio, non posso averne, perché la giornata è di 24 ore e lo studio occupa la maggior parte del tempo. Ho deciso di investire nella mia formazione, perché sono convinto che sia l'unica strada da seguire se si vuole migliorare se stessi e quindi tutta la comunità. Sos è un progetto aperto che voglio portare avanti insieme agli altri a prescindere dagli studi e dal lavoro. È un impegno personale che vorrei si trasformasse in collettivo. Puntare sulla formazione è l'unico metodo che può risollevare a lungo termine il Mezzogiorno. Non possiamo immaginare un futuro migliore se prima non educhiamo le generazioni di oggi e l'uso delle nuove tecnologie apre scenari di prosperità sostenibile a cui non siamo abituati a pensare, ma a cui dobbiamo necessariamente puntare».
Aurelio Carella al DialoKidsAurelio Carella alla Gdg DevFest di Roma
  • ingegnere
  • Politecnico di Bari
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