Silvio Berlusconi
Silvio Berlusconi

«Berlusconiani: egoisti, falsi moralisti, incoerenti»

Intervento di Rino Negrogno

Questa mattina sono uscito per fare la spesa. Non ci crederete, non ci credevo nemmeno io. In un supermercato, ho sentito dire: «Erano rom i bambini bruciati, bruciassero tutti i rom». Poco dopo, più o meno gli stressi gentil signori commossi dicevano: «Povere gemelline, forse il padre le ha uccise». Mi son chiesto il perché di questa differente commozione. Forse perché le gemelline son bionde e carine mentre i bambini rom sporchi e puzzolenti e un pò bruciacchiati?

Penso che il berlusconiano tipico sia facilmente riconoscibile. Io ne conosco qualcuno e sono tutti uguali fra loro. È egoista. Da qui la loro stima, invidia ed approvazione nei confronti di Berlusconi per il fatto che, probabilmente, costui vada con delle minorenni. Il loro accusare, chi non condivide, di falso moralismo. Salvo poi restare basiti se qualcuno fa notare loro, ai padri, che tra le minorenni potrebbero starci le loro figliuole. È l'incoerenza, l'egoismo tipico dei questi bei personaggi che pensano sempre che possa accadere agli altri, alle figlie degli altri. Ai bambini degli altri, quindi, non avere vestiti, non poter mangiare, non poter bere, non poter andare a scuola, morire bruciati da un fuoco anche lui ormai di parte.

Sono persone che la domenica vanno in chiesa e se la platea lo richiede si comunicano, son ben vestiti e lasciano qualche centesimo alla zingara sulle scale della chiesa sempre se la platea lo richiede. Hanno molti amici utili ai loro scopi, sono laureati anche se ignoranti geneticamente, elargiscono sorrisi in piazza mentre guardano come son vestiti quelli che alle loro concessioni si abbeverano. Orami anch'io son d'accordo con loro su una cosa: «Non è Berlusconi il problema».

In piazza c'era uno striscione: «Quelli della Giovane Italia ricordano i martiri delle Foibe». Poveri morti. Gli uomini son tutti uguali, non esistono razze né colori, religioni, scelte sessuali, sesso. I morti sono ancor più uguali. Forse ci guardano sereni, sorridenti, forse con sufficienza. Come son d'accordo anche con quelli della Giovine Italia. Quando ero bambino, un giorno mio padre mi regalò un criceto. Ne parlai ad un mio compagno di scuola elementare che invidioso di questo mio nuovo amico escslamò: «Io ce l'ho da così tanto tempo che è già morto». Restai senza parole. Non usiamo i morti. Non ricordiamoci di loro per poter dire che sono meglio di altri morti. Sono morti. Son tornato a casa e qualcuno dirà: «Menomale, non uscirci più!».

Rino Negrogno

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